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LETTERATURA: I MAESTRI: Voltaire, oggi

8 Ottobre 2012

di Carlo Bo
[da: ‚ÄúLa religione di Serra‚ÄĚ, Vallecchi, 1967]

Ho passato gli ultimi anni di guerra in un paesetto del ¬≠l’alta Brianza e quando andavo a Messa, la domenica, mi toccava sentire nella predica, un elenco villoniano delle glo ¬≠rie umane destinate a tramontare per sempre, un puntuale accenno a Voltaire. Quel parroco di montagna chiudeva con questa domanda: Dove l’√® Voltaire? Inutile aggiun ¬≠gere che tale preoccupazione in quel tempo mi sembrava quasi divertente, c’erano ben altre gatte da pelare e Vol ¬≠taire non era certo una lettura che potesse accendere l’atten ¬≠zione o la curiosit√† di nessuno, neppure di chi come me era fatto in gran parte di libri. Le parole del parroco si riface ¬≠vano a un’antichissima tradizione della oratoria sacra per cui Voltaire restava il nemico da combattere ma come sarei stato sorpreso di sapere che proprio nello stesso dicembre del ’44 un grande spirito, un maestro della nostra giovent√Ļ, si poneva la stessa domanda in un’aula della Sorbona. Val√©ry infatti arrivato alla fine della commemorazione di Vol ¬≠taire per il 250 ¬į anniversario della nascita, si chiedeva: Che cosa potrebbe fare oggi Voltaire se fosse vivo? Quale Voltaire ci vorrebbe per un tempo di distruzione, per una lunga stagione apocalittica come la nostra?

Val√©ry che pure aveva derivato tanti punti da Voltaire, era costretto a dare alla sua risposta un senso negativo; in parole povere era obbligato a decretare l’impossibilit√† di fare concordare le proteste, il riso e lo spirito di Voltaire con un mondo profondamente mutato, quasi sconvolto rispetto al piccolo disordine degli anni in cui Voltaire si bat ¬≠teva per la libert√†, contro il conformismo e la menzogna. Era un bel modo di rendere omaggio a uno spirito che nello stesso tempo appariva insufficiente, irrimediabilmente staccato dalle nuove esigenze e dal nuovo senso del mondo. Val√©ry nella Parigi appena liberata e in un mondo che combatteva l’ultima grossa battaglia contro la prepotenza nazista andava ancora pi√Ļ in l√†, si serviva di una santa pa ¬≠rola per condannare l’abuso, la esaltazione del male e se pure dimenticava la prima parte d’invocazione, di perdono concludeva per√≤ l’esame della situazione con ¬ę Non sanno quello che fanno ¬Ľ.

Il discorso del poeta pu√≤ essere riletto ancor oggi con qualche frutto, soprattutto non lo si dimentichi, dopo avere esaminato il numero di febbraio della ¬ę Table ronde ¬Ľ de ¬≠dicato a fissare l’immagine di ¬ęVoltaire au pr√©sent ¬Ľ. Del numero della rivista c’√® ben poco da dire forse √® meglio co ¬≠minciare a notare che se si ha bisogno di una prova della scarsa attualit√† di Voltaire √® proprio la ¬ę Table ronde ¬Ľ a fornircela. Il fascicolo si apre con un discorso generico del Maurois per tentare di illuminare le ragioni della presenza di Voltaire fra di noi: le cose non migliorano con Emmanuel Beri, il quale cerca per una strada inversa, la prova dei contrari, di dimostrare la nostra tesi. Ma si sa che quando si operano simili salvataggi la causa √®, per buona parte, perduta. Gli unici contributi utili sono quelli degli specialisti, di Ren√© Pomeau a cui si deve il grande libro sulla religione di Voltaire e di Th√©odore Besterman, di cui abbiamo gi√† lodato l’opera benemerita come editore della corrispondenza. Infine Henri Guillemin d√† ancora una volta spettacolo della sua abilit√† nel mettere a fuoco l’immagine non conformista dei grandi. Voltaire in fondo gli offriva mille pretesti per procedere a una bella esecu ¬≠zione ma neppure il lavoro del giustiziere ci appare utile: che Voltaire fosse il contrario di quello che intendeva apparire e generalmente si crede, che fosse eccessivamente prudente con i potenti, attaccato in modo incredibile al denaro fino a fare della speculazione e delle pensioni il suo primo pensiero, e infine facilmente accusabile di con ¬≠traddizioni pu√≤ essere divertente ma, tutto sommato, √® materia morta, tutt’al pi√Ļ suscita la curiosit√† epidermica di chi ha il gusto della storia minore. Insomma Voltaire √® lontano. Risultato inutile tale modo di recupero, √® forse meglio riproporci la domanda di Val√©ry che, d’altronde, tolto l’ac ¬≠cento drammatico, tolta la coincidenza tragica del 1944, era gi√† stata suggerita dagli spiriti pi√Ļ criticamente vivi del nostro tempo, Gide in testa. Quello che ci sembra pi√Ļ opportuno stabilire √® il grado di vitalit√† delle suggestioni volterriane, vedere se i suoi consigli sono rimasti attivi o se invece la sua √® stata un’opera strettamente legata al tempo. A sentire Val√©ry ben poco della parte dei suggeri ¬≠menti sarebbe valida ancor oggi, il mondo ha assunto altre proporzioni, il disordine della vita stessa, la spaventosa rot ¬≠tura d’equilibrio fra lo spirito e la massa impedirebbero qualsiasi sfruttamento delle raccomandazioni volterriane. Qualunque interpretazione si voglia dare della famosa battuta di chiusura di Candide non si pu√≤ fare a meno di osser ¬≠vare che il lavoro del particolare, il contributo del singolo all’evoluzione dello spirito umano appare insufficiente, inadeguato. Lo strattagemma per contemperare le esigenze della speranza e quelle dell’illusione, secondo i versi del Po√®me sur le D√©sastre de Lisbonne

Un jour tout sera bien, voilà notre espérance.
Tout est bien aujourd’hui voil√† l’illusion

non ha servito fino in fondo l’uomo o almeno lo ha aiutato fino a un certo punto. Se di Voltaire si pu√≤ dire tutto il bene che si deve per l’opera coraggiosa di difesa dell’uomo, si √® per√≤ costretti a notare che una difesa basata esclusiva ¬≠mente sulle risorse dell’uomo non basta. Che cosa direbbe Voltaire, oggi, di fronte allo spettacolo offerto dal nostro mondo?

Si √® battuto per la libert√† ma la nostra libert√† √® ben di ¬≠versa da quella misura di indipendenza assoluta e spregiu ¬≠dicata che egli sognava ed √® costantemente minacciata in un modo per lui a dirittura inimmaginabile. Voltaire ha lottato contro la tortura e la schiavit√Ļ, ma di fronte ai casi particolari del suo tempo noi possiamo allineare infiniti casi generali. Val√©ry aveva fatto questa stessa osservazione ma eravamo nel ’44, oggi la guerra √® finita, c’√® un’apparenza d’ordine ma la tortura resta un fatto di grande attualit√†. Voltaire si √® battuto contro fenomeni di stupido fanati ¬≠smo, di cieca e vergognosa superstizione e noi a distanza di tanti anni combattiamo con ben altri fantasmi di universale fanatismo, registriamo nelle nostre cronache episodi di set ¬≠tarismo scandaloso e, quello che √® pi√Ļ grave, abbiamo una concezione estremamente ridotta, limitata e condizionata della nostra umanit√†. La sua speranza (√® vero che, in se ¬≠guito, alla fine del primo verso aveva aggiunto un bel punto interrogativo) ha assunto con gli anni, col volgere delle stagioni dell’uomo delle proporzioni sempre pi√Ļ ridotte, avvilite. Che colori avrebbe potuto prendere nei campi di concentramento, a Hiroshima, a Budapest? Le sue parole e i suoi sentimenti erano scatenati dal terremoto di Li ¬≠sbona, cio√® da un fatto naturale, ma di fronte a fenomeni puramente umani, a situazioni create e volute dall’uomo, forse la sua domanda di speranza si sarebbe taciuta.

Quale era la morale della raccomandazione chiusa in Candide? Secondo Besterman, Voltaire avrebbe ¬ęcoltivato il suo giardino ¬Ľ predicando la comprensione, la tolleranza e la pace. Che cosa resta oggi in noi di questi tre motivi? Siamo diventati troppo scaltri o siamo cos√¨ mitridatizzati alle illusioni per non fare le dovute riserve per non sapere che accento spento sia meglio dare a termini cos√¨ generici, cos√¨ vaghi.

La lezione di Voltaire coraggiosa e preziosa per tanti anni, utile ai fini della realt√† del suo tempo, ha perso per noi ogni possibilit√† d’aggancio, √® una lezione senza voce, di puro valore storico. Voltaire aveva suggerito un mezzo, una condotta di vita ma non ci ha mai detto per che cosa si batteva, su che cosa si fondava la sua verit√†. Aveva ra ¬≠gione Gide, oggi non riusciamo pi√Ļ a capire che cosa volesse dimostrare o provare. Diceva benissimo Gide:

Se ritornasse fra di noi oggi, come resterebbe indispettito di avere così poco trionfato di tante cose che attaccava male e di aver fatto il giuoco di tanti sciocchi. Goethe, se risuscitasse oggi, avrebbe ben altre soddisfazioni e così Montaigne.

Sante parole, Montaigne e Goethe avevano puntato sul ¬≠l’essenza dell’uomo, avevano creduto nell’uomo. Ma Vol ¬≠taire? Per Voltaire gli uomini erano come i sorci sulla nave, degli animali, senza scampo e quindi ogni idea, ogni speranza di salvezza era inutile. Tutto stava nel rendere meno doloroso, meno avvilente, il tempo della traversata.

13 febbraio 1958.


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Bart