Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I MAESTRI: Che cosa può dare un romanzo? (Parte prima)

27 Febbraio 2009

Interviste a cura di Giuliano Zincone
[dal “Corriere della Sera”, gioved√¨ 13 febbraio 1969] ¬†

Per il Romanzo √® gi√† pronto un ¬† ¬† funerale con i morta ¬≠retti, allegro di pettegolezzi e di care memorie. Ma l’Ita ¬≠lia ¬† ¬† letteraria, ¬†al capezzale del grande ammalato, segue la crisi con finta apprensio ¬≠ne. Editori, critici, scrittori, affilano il senno di poi, spiano le reazioni del vicino. E in ¬≠fine ciascuno torna alla privata angoscia, a scegliere, a valutare, a limare: mentre si prepara a seguire il feretro, ogni addetto ai lavori ha in serbo un nuovo prodotto.
Forse il Romanzo morr√† davvero, ma dalle risate, come Margutte. Per ora si sa che sta male, ma le dia ¬≠gnosi sono troppe, per capi ¬≠re davvero di che soffra. C’√® chi (come Zolla e Revel) par ¬≠la di una crisi globale della cultura d’Occidente; altri giu ¬≠stificano le fughe denuncian ¬≠do l’angustia dei generi lette ¬≠rari; c’√® perfino chi si prepa ¬≠ra a ballare sulla tomba, fe ¬≠lice di seppellire il trastullo di una societ√† oziosa e de ¬≠cadente.
Una delle diagnosi pi√Ļ so ¬≠lide √® che il Romanzo sia mi ¬≠nacciato d’asfissia; che il suo spazio vitale sia eroso a po ¬≠co a poco dalle comunica ¬≠zioni di massa e dalla nuo ¬≠va mitologia dell’informazio ¬≠ne (la casa editrice Ferro si prepara a lanciare una col ¬≠lana, la ¬ę libro rivista – informatissima ¬Ľ, in seguito a una ricerca di mercato secondo la quale il lettore spera di otte ¬≠nere dal libro ¬ę sicurezza, guadagno e prestigio ¬Ľ).

Ma il romanzo non √®, oggi, uno strumento di cono ¬≠scenza? E’ in grado di com ¬≠petere, su questo piano, con i suoi concorrenti pi√Ļ ag ¬≠guerriti? Oppure la lettera ¬≠tura, ¬ę itinerario nel meravi ¬≠glioso ¬Ľ, √® una riserva d√¨ cac ¬≠cia aperta solo ai raffinati?
Su questi temi ho interro ­gato un gruppo di scrittori, tutti interessati, per varie cause, ai rapporti fra lette ­ratura e informazione.  

Il giudizio di Alberto Mo ¬≠ravia apre il dibattito: ¬ęUna volta il romanzo era una spe ¬≠cie di summa; ¬† si pensava (con Balzac) che rispecchias ¬≠se la societ√†. Questo fino a quando la conoscenza era af ¬≠fidata, almeno in parte, alla intuizione. Oggi le scienze so ¬≠no in grado di informarci pi√Ļ esattamente del romanzo. Ma questo non significa che possano sostituirlo: le infor ¬≠mazioni che contano, quelle che vengono dall’esperienza esistenziale, e non da una somma astratta di dati, con ¬≠tinua a darcele l’arte. Il ro ¬≠manzo √® in grado di spie ¬≠garci la realt√†, la scienza pu√≤ soltanto descriverla: un libro di storia ci dice quello che √® accaduto in guerra, ma quello che vi si prova pu√≤ comunicarlo ¬† solo ¬† ¬† l’artista ¬Ľ.

Arrigo Benedetti √® d’accordo: ¬ę Oggi i romanzieri e i poeti sanno di incidere sem ¬≠pre meno sulla realt√† sociale del proprio paese. La loro ef ¬≠ficacia impallidisce, parago ¬≠nata a quella di mezzi pi√Ļ violenti e immediati, come la radio, la televisione, il cine ¬≠ma e il giornalismo. Ma √® anche vero che scrittori e poeti, ¬† ¬† talvolta, ¬† ¬† colgono la realt√† meglio di una ricerca scientifica; senza di loro il passato ci risulterebbe incom ¬≠prensibile ¬Ľ. ¬†

¬ę Il romanziere – aggiunge Vasco Pratolini – non √® pi√Ļ un fulminatore di suggestio ¬≠ni. Probabilmente la massa dei lettori sceglie la saggi ¬≠stica perch√© a un dato ‘in ¬≠ventato’ preferisce le idee ‘provate’; ma la letteratura non √® alternativa alla cono ¬≠scenza scientifica: le due for ¬≠me ¬† ¬† anzi, sono in osmosi ¬Ľ.

C’√® il rischio – precisa ¬†Carlo Emilio Gaddache la cultura di massa resti affidata ai mezzi di comunica ¬≠zione di massa, che sono ra ¬≠pidi, ma diseducativi, perch√© impongono un surm√©nage che impedisce di operare delle scelte coscienti. Il romanzo pu√≤ ancora essere uno stru ¬≠mento d’informazione, specie se il romanziere arricchisce la sua materia con la cono ¬≠scenza delle scienze umane (biologia, psicoanalisi, gene ¬≠tica, antropologia); ma que ¬≠sto risultato non dipende af ¬≠fatto dalle spinte ideologiche che l’autore intende im ¬≠porre ¬Ľ.

Da una parte, dunque, i mass-media, con l’invadenza del loro linguaggio perento ¬≠rio; dall’altra la saggistica, con la lusinga della sua con ¬≠cretezza. Il romanzo, nella morsa, si difende, come dice Pratolini, ¬ę dando in filigra ¬≠na il piacere della scoper ¬≠ta ¬Ľ. E su questo giudizio concordano, sostanzialmente Gadda, Benedetti e Moravia. L’accordo sulla qualit√† ¬ę su ¬≠periore ¬Ľ delle informazioni che si ricevono dal roman ¬≠zo restituisce all’opera crea ¬≠tiva la sua qualit√† di pro ¬≠dotto privilegiato, fatto per tutti, ma goduto solo da una √©lite (i romanzi di consumo, naturalmente, non sono in causa).

Paolo Volponi va fino in fondo: ¬ę Il romanzo serve al ¬≠la critica, al dibattito dell’in ¬≠formazione: tende alla co ¬≠struzione del giudizio attra ¬≠verso un rapporto con il let ¬≠tore, chiamato a partecipare. L’informazione ‘ pura ‘, inve ¬≠ce, lascia inerte chi la rice ¬≠ve, anche perch√© parla il suo stesso linguaggio. E il pub ¬≠blico, che teme l’angoscia del ¬≠la scoperta, che ama ricono ¬≠scersi in quello che legge, √® portato a preferirla. Chi cer ¬≠ca i ‘ dati ‘, del resto, non pu√≤ scegliere che l’indagine scientifica (sociologica, stori ¬≠ca, economica) ¬Ľ. ¬†

¬ę Anche il cinema – dice Moravia – √® un concorrente terribile: batte il romanzo per efficacia descrittiva, per immediatezza e ubiquit√†. Di fronte al cinema (che non pu√≤ restituire un esatto do ¬≠saggio di pensiero e vita) possono sopravvivere solo il romanzo-saggio, il romanzo-poesia. Sul piano dell’infor ¬≠mazione, poi, il pubblico non √® pi√Ļ disposto a riconoscere autorit√† al romanziere: la scienza gode di un prestigio troppo maggiore. Ma i ro ¬≠manzi si continueranno a scrivere: la societ√† senza ar ¬≠te muore, come l’uomo quan ¬≠do non sogna ¬Ľ. ¬†

Se Moravia insiste su un concetto aristocratico della cultura (¬ęle informazioni ap ¬≠prese dai mass-media equi ¬≠valgono all’analfabetismo di una volta ¬Ľ), Vasco Pratolini, riconoscendo questo limite, ne denuncia le cause socio ¬≠logiche: ¬ęLa cultura italia ¬≠na – dice – risente della de ¬≠cadenza della borghesia che la esprime, non fa nulla per avvicinare le masse. Il ro ¬≠manzo, che dovrebbe essere stimolante, sobillatore, agisce all’interno di una societ√† che, ormai, non ci riserva sor ¬≠prese. E le masse, distratte dalle forme pi√Ļ immediate di informazione, finiscono per abbandonare una lettura che non pu√≤ dare risposte a chi non la interroghi con parteci ¬≠pazione ¬Ľ. ¬†

¬ę Nel romanzo – sottolinea Gadda – il lettore deve poter riconoscere una realt√† che esiste e che lo riguarda. Cer ¬≠to il pubblic√≤ deve essere dotato di buona vista, e non cedere alla tentazione di abbandonarsi al linguaggio esaurito, agnostico, delle co ¬≠municazioni di massa. Se que ¬≠sto linguaggio esiste, del re ¬≠sto, la colpa √® proprio degli scrittori italiani, che mai (a partire da Dante Alighieri) si sono dedicati alla ricerca di un linguaggio veramente universale ¬Ľ.

Volponi: ¬ę La lingua di un romanzo pu√≤ anche essere difficile: pu√≤ essere il contra ¬≠rio della lingua dell’informa ¬≠zione. Dove questa contribui ¬≠sce a dare notizie controlla ¬≠bili e rassicuranti sulla con ¬≠dizione nella quale agisce il lettore, la lingua del roman ¬≠zo toglie e brucia il materia ¬≠le delle vecchie costruzioni, mette il lettore a nudo di fronte all’impegno della no ¬≠vit√† e della ricerca ¬Ľ.

Dì fronte alle lusinghe ibride del mercato e dei mass-media gli scrittori rivendica ­no il dominio su una citta ­della dove il romanzo non te ­ma infiltrazioni e possa man ­tenersi povero ma casto. Di questa strategia (difensiva) daremo altri particolari in un prossimo articolo, nel qua ­le scenderà in campo, accanto a Gadda, Moravia, Benedetti, Pratolini e Volponi, un altro gruppo di consulenti.

Anticipiamo, intanto, la misurata opinione di Benedetti: ¬ę Oggi il pubblico sa come deve essere letto un poeta e in che modo, invece, un sociologo o uno storico. L’importante, quindi, √® ave ¬≠re pazienza. Non proporsi di incidere sulla realt√†: l’artista non pu√≤ farlo con uno sfor ¬≠zo della volont√†, ma con in ¬≠tuizioni di cui sar√† capace quanto pi√Ļ si occuper√† con discrezione del suo lavoro, attendendo ai suoi racconti, alle sue poesie, come un arti ¬≠giano. Magari credendo, a torto o a ragione, di non saper fare altro ¬Ľ.


Letto 4355 volte.
ÔĽŅ

1 commento

  1. Trackback by Bartolomeodimonaco — 8 Gennaio 2011 @ 08:08

    Bartolomeodimonaco…

    […] something about bartolomeodimonaco[…]…

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart