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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Il bandito Mazzoni

19 Novembre 2007

racconto di Matteo Ongari

Ardito Mazzoni era un bifolco. La miseria cingeva la sua famiglia.
Maria Aldrovandi era la figlia di un possidente campagnolo. L’unica figlia femmina.
Tra di loro scoppiò una passione degna di un famosissimo dramma Sheakespiriano, Romeo e Giulietta.

Con le brume invernali, con le nebbioline umide della primavera, con l’afa tentacolare dell’estate Ardito si consumava le scarpe, recandosi a mungere nella stalla degli Aldrovandi. Immancabilmente ogni santo giorno del calendario; mattina e sera, senza mai far difetto.
Nei filos lo ricordavano così: infaticabile lavoratore, buono per qualsiasi mansione pratica, spigliato, ben piazzato e di bell’aspetto.
Ma, e ci fu un ma, annegò dentro gli occhi profondamente verdi di Maria, la figlia del suo padrone. Decisamente al di sopra delle sue possibilità.
Appena possibile, Ardito usciva dalla stalla, anche solo per prender acqua alla pompa oppure a caricarsi di fieno e paglia per il bestiame: fissava immoto la facciata della grande casa padronale, a pochi passi da lui, per scorgere l’esile figura di Maria; magari soltanto per sentire la sua tenera voce giungere sotto forma di bisbiglio.
Sperava di essere ricambiato. Ed era così, davvero. Maria avrebbe dovuto sposarsi con qualche compagno di scuola; un cittadino di discreta famiglia e di reddito proficuo, in pratica un pari rango.
Uno dei tanti ragazzi che frequentava in cittĂ  sarebbe stato ben accetto, al di fuori della cerchia dei miserevoli paesani, considerati dai suoi genitori rozzi e inadatti al blasone Aldrovandiano.
Ma l’amore non si poteva fermare. Gli occhi non potevano essere chiusi, il cervello non poteva smettere di pensare, il cuore cessare di battere all’impazzata. Alla fine, dopo tante celie e scaramucce sempre piĂą audaci, i due s’incontrarono segretamente e si amarono. Follemente, animalescamente, con tutta l’eccitazione che i divieti riescono a provocare nell’inconscio della gioventĂą.
Il destino, però, ci mise lo zampino, giocando pur’esso a favore della ricca casata.
L’inopinato attentato di Sarajevo significò per Ardito la chiamata alle armi: la grande guerra l’attendeva, con buona pace del suo padrone.
Maria chiusa in casa non riuscì nemmeno a salutarlo; si crogiolò fino ad appassire, come fiore reciso e gettato sulla concimaia, nella sua fredda ed enorme stanza. Privata com’era della volontĂ  di lottare, spento sul nascere il suo istinto primordiale verso quel ragazzo, lottò con la propria mente per uscirne viva.
“Lontan dagli occhi, lontan dal cuore” valse qualcosa, per lei.

Per Ardito, invece, diventò una semplice ossessione. In fin dei conti, in una trincea sul Piave a sparare e fuggire e scavare e lottare, cos’altro può rincuorare se non l’immagine della propria amata, della sposa inarrivabile? Così passava le sere, cupe e tenebrose, spezzate solamente da infrequenti frastuoni, scoppi, sirene d’allarme, rimirando una stropicciata fotografia. Maria immortalata sull’aia, con un vestito candido di cotone, alcune trine ricamate sul petto e sulla gonna ampia. Il viso incorniciato dal sole e riparato da un leggero cappello di paglia, sembrava brillare di luce propria: emanata dal sorriso e da quei due smeraldi; oceani spalancati sul mondo in cui era impossibile non affogare.
Il tempo e la lontananza   aumentarono in lui ciò che nell’altra diminuiva, come due lenti opposte di un perfetto cannocchiale. Mentre Ardito Mazzoni accresceva la volontĂ  di combattere, oltre che per l’Italia, per Maria; in lui la figura amata assumeva caratteri d’icona cristiana. Agli antipodi lei perdeva qualsivoglia immagine e qualsiasi speranza di congiungersi col proprio amante. Si convinse, o si fece convincere, che la cosa migliore era abbandonare la folle idea e ricominciare a guardarsi attorno. Decine di giovani virgulti, nonostante il conflitto in corso, dotati di buone referenze e ottime qualitĂ  avrebbero sedato ogni dolore, consolato volentieri ogni sua lacrima malinconica.
Sposandola, naturalmente.
Finì anche la guerra. Ci fu immensa gioia per il ritorno dei reduci.
Ardito Mazzoni sfilò tra la gente del paese, festante e ubriaca, con un tarlo nel cervello.
Era tornato da vincitore e come tale si sentiva in diritto di esigere la cosa piĂą preziosa che gli fosse mai capitata: Maria.
Con nelle orecchie ancora il rimbombo dei moschetti, delle cannonate e dei mortai, si diresse alla tenuta delle Due Palme, proprietĂ  privata della famiglia Aldrovandi.
Già sul sentiero Maria gli fu incontro: seguirono poi, a distanza, tutti gli altri familiari. Venne respinto ogni suo tentativo di mediazione, ogni discorso troncato sul nascere. Lei aveva una strana luce negli occhi: non brillavano come Ardito aveva sempre sognato; bensì trionfava in essi una stopposa oscurità, una depressa comprensione per quelle assurde regole non scritte. Maria tratteneva grosse lacrime, facendole scendere come groppi in gola, mentre lo liquidava, algida, col conforto del muto parentado alle spalle.
Pochi minuti bastarono a stroncare la già guasta mente del soldato; laddove non poterono quattro anni sul fronte della Grande guerra, riuscì la sorda ottusità di quelle persone.
Ardito s’infuriò, accecato dall’odio. “Se non posso averla io, allora non può essere di nessun altro” continuava a ripetersi, mormorando, sulla via del ritorno.
Preparò minuziosamente una imboscata in pieno stile militare.
Essendo sprovvisto di armi, consegnate al comando di zona alla firma dell’armistizio, Ardito si ricordò di Enrico. Andavano sempre a caccia assieme, prima della sua partenza. Di sicuro il mugnaio gli avrebbe prestato la propria doppietta.
E così avvenne. Fu un gioco da ragazzi: si presentò a casa dell’amico, sapendo benissimo che l’avrebbe trovato al mulino galleggiante, e si beffò della giovane figlia Barbara con una scusa plausibile, facendosi consegnare lo schioppo.

Quel che successe poi alle due Palme viene ricordato tutt’ora come uno dei piĂą efferati e violenti episodi mai tramandati nel circondario della bassa.
Ardito si coricò rasente al fossato irriguo; di fronte aveva la visuale del bel palazzone. Le finestre, tutte aperte, parevano sorridere al vespro soleggiante.
Quando Maria apparve sulla soglia, partì uno sparo. Centrata in pieno, uccisa all’istante. Ardito agì come se fosse ancora tra le linee nemiche: i suoi pensieri correvano a mille all’ora. S’alzò dal suo rintano e galoppò, disperato, fin sull’uscio di casa: vide all’interno il fratello di Maria, spaventato dalla fucilata, spaesato dalla detonazione: chiedeva spiegazioni verso l’esterno.
Ardito puntò di nuovo il fucile, fece fuoco: lo ferì solamente. Ora scaricava i pallettoni e tentava di ricaricare, forse con l’intenzione di sterminare ogni Aldrovandi gli fosse capitato a bersaglio.
Dovette desistere e ripiegare dall’accorrere dei vicini urlanti, compresi i lavoranti giornalieri.
Schiacciato in una fuga disperata, si ritrovò alle costole anche le Guardie Reali.
Con una velocità degna di una gazzella e una scaltrezza volpina riuscì, svicolando da un gruppo di case, a sfuggire alla vista delle Guardie. Si finse taglialegna.
Tranquillo e cambiato d’abito, vide sfilare i Gendarmi mantenendo una calma olimpica; non fu riconosciuto. Spaccava ceppi di legna secca con aria indifferente.
Si dovette, comunque, nascondere nei pioppeti del Po: da qui in poi le strade dei “contafole”, i professionisti dei filos e del pettegolezzo spicciolo, si dividono.
Alcuni sostengono che si presentò, spontaneamente, in caserma dopo una settimana di macchia; non ricevette alcun aiuto, nemmeno dai suoi cari.
Altri invece raccontano della sua latitanza, restando imboscato: fu sfamato da un vecchio amico, che mandava il figlio ogni giorno in un punto diverso dell’immensa golena per i rifornimenti. In ogni caso l’assurda fine di quell’amore contrastato finì per scuotere ed intorbidare le miti e tranquille coscienze Torricellesi.
La prima cosa ritrovata fu il fucile: il proprietario e la figlia vennero arrestati. Ci volle tempo e grandi spiegazioni per poterli rivedere in paese, scagionati a pieno titolo.
Ardito Mazzoni, il bandito Mazzoni, come oramai era definito dai suoi concittadini, si fece arrestare dopo lunghe tribolazioni.
Ridotto una larva umana, col cervello fuso e distrutto dall’ignobile gesto, morì rinchiuso in manicomio, divorato dal rimorso.


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Bart