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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Il Gatto e la Micina

7 Aprile 2009

di Mauro Cristofani
(La sua galleria di quadri qui)

(Personaggi: Madame, un bonzo, Monsieur, Lisette, il gatto Napoléon)

 
Prete buddista: molto ossequiato da Madame, parla parla senza mai fermarsi incoraggiato dai gesti d’assenso di lei ascoltatrice adorante e senza condizioni.

¬† ¬† ¬† Monsieur: siede sulla sua poltrona, aria fra distratto e irritato a seconda dei vari atteggiamenti di lei e della piega che prendono i discorsi. Monsieur non √® geloso di Madame, lo infastidiscono le sue esaltazioni per un’idea improvvisa un nuovo progetto una persona appena conosciuta e il bisogno urgente di farne partecipe qualcuno (preferenza a persona paziente capace d’ascoltarla). Poich√© Madame ha un altissimo concetto di se stessa le c√†pita d’avere l’irritante sensazione d’essere incompresa, ma quando nuovo ¬†entusiasmo la travolge un interlocutore disponibile occorre ¬†al pi√Ļ presto e costui non pu√≤ essere Monsieur, interessato soltanto alle corse dei cavalli (quell’ essere trattata dal consorte con troppa sufficienza √® sempre stato un pungolo ficcato nel suo cuore che ora per√≤ le fa assai meno male, ¬† rapita com’√® dalle affascinanti filosofie orientali con vite infinite in varie forme in varie dimensioni teorie consolatorie di cui vuole saper tutto, vorace ed insaziabile).
¬† ¬† ¬† Madame e il bonzo s’erano incontrati in una rustica brasserie molto alla moda e parlati con chiss√† quale pretesto, scattata all’istante sotterranea intesa un feeling derivato da misteriose affinit√† elettive sulla cui esistenza da l√¨ furono entrambi pronti a giurare o spergiurare.

Senza ascoltatori né seguaci
senza mai saper che fare
disperso lui
nell’anonimato cittadino
lei sempre in cammino
per sedurre
o farsi conquistare…

¬† ¬† ¬† Segu√¨ta a quell’incontro amabile conversazione tavolino di bistrot valzer musette in sordina liquorino molti sorrisi moine e sguardi accattivanti, a vicenda adulandosi. Quindi telefonate (interminabili se chiamava lei) incontri per accidente apparente (architettar con cura…), infine invito a un t√® da Madame (bonzo esultante!).
¬† ¬† ¬† “Giungerete a un castelletto con l’ insegna di drago” aveva detto lei con malcelato orgoglio di casta, sguardo lontano dito della mano ad aggiustare il doppio mento.
¬† ¬† ¬† Orbene eccoli ora qui, salotto profumato ricco di cuscini di seta vasi d’ortensie cinerine deliziosi mobili art nouveau luce soffice ombreggiature prudenti d’abat-jour, due conversatori compresi in una discussione appassionata ma anche un po’ sfibrante.
      Nella sua poltrona Monsieur posa da ascoltatore ma oculatamente nel tempo ha sviluppato un metodo per sonnecchiare a occhi leggermente socchiusi (Madame lo sa  e se ne guarda bene dal chiamarlo in causa). Anche quel pomeriggio sarebbe passato senza fare danni ma era per lui una pena vederla sì accaldata alle prese con quel tale che pontificava senza posa con gesti plateali ed improbabili su teorie spiritualistiche e presunte e amene verità.

Col trucco delle grandi occasioni
desiderabile Madame che fu
fresco coiffeur unghia laccate rosse
repertorio di smorfie naso in s√Ļ
e fastidioso e patetico
qualche colpo di tosse…

¬† ¬† ¬† Solidale del tutto con Monsieur il gatto Napol√©on sbadiglia s’annoia illanguidisce, niente cacciar farfalle ma far solo l’animale domestico che √® genio amabile protettore della casa di cui √® padrone, e l’elegante prigioniero. Lampi insoddisfatti saettano nel suo sguardo obliquo si vede che s’annoia si sente da certi suoi miagolii intrisi di malinconia, acciambellato su se stesso chiude fra le piume morbide il suo spleen. Impagabile saggio sa che il modo migliore per vincere la noia √® ronfare e non dormire cercando vortici di felicit√† inarrivabile o fingere di contemplare il volo d’una mosca un ramo mosso dal vento un gesto banale ed improvviso purch√® il tempo possa scorrere, stanco e inutile. Si lascia vivere cos√¨ nel mondo chiuso scelto come dimora, sovrano scontroso ¬† ed intoccabile.
¬† ¬† ¬† Le sei annuncia la pendola ed ecco che il gatto spunta dietro la poltrona di Monsieur, gli si struscia ai calzoni e mosso da irrefrenabile gattesco egocentrismo esce allo scoperto con un “miaooo” formidabile felpando mollemente sul tappeto e mostrando la propria magnificenza di gattone argentato, superbamente annunciandosi. ¬†
¬† ¬† ¬† Occhiatina distratta di Madame e bonzo con la bocca semiaperta, Madame √® irritata dall’intruso ma il bonzo s’alza in piedi di scatto indicando il felino come fosse l’apparizione d’un fantasma evocato ed esclama:
¬† ¬† ¬† -Guardatelo, eccolo nell’ultima dimensione sua prima di rinascere come uomo!
      Effetto giusto prodotto dalla sortita su Madame che fissa il gatto come se lo vedesse per la prima volta, annichilita ed estasiata.
¬† ¬† ¬† Napol√©on che gradisce solo ammirazione e non quell’esagitata attenzione su di s√© inalbera la coda per protesta gira le zampe e va all’uscita, per oggi addio cerimonietta del t√® con pasticcini addio deliziosi momenti in cui s’odon soltanto tintinn√¨i argentini di cucchiai e tocchi musicali sulle porcellane insieme a poche sillabe innocue pronunciate qua e l√† con noncuranza, dissolte rapidamente nella sera. Si volta un’ultima volta prima di varcar la soglia ¬† guarda le sagome nella penombra con un soffocato “miao” di profondissimo disgusto commiserazione per Madame disprezzo per il bonzo e poi cenno di saluto rispettoso al pacifico e distante Monsieur, da filosofo a filosofo.
¬† ¬† ¬† Prima di varcare la soglia dell’uscita non pu√≤ evitar d’udire “I gatti vivono fra noi e attentamente imparano ad assomigliarci”, allora si volta a guardare l’ometto calvo con la bocca che sbrodola schiuma bianca il corpo uno sfasciume rivestito di scuro da cui due braccia esagitate cercano di svincolarsi segnando nell’aria confusi logaritmi, e pensa “Che imbecille!” Lui gatto mirabile quasi grandioso avrebbe dunque dovuto somigliare a un individuo di tal fatta?, ohib√≤. Spoetizzato da tanta volgarit√†, Napol√©on decisamente si defila zampetta fuori alla porta d’ingresso e…

… acciambellato sui gradini
di porfido rosato
il gatto in amore
vuol restare vigile
proteso ad ogni ombra
a ogni vago rumore…

¬† ¬† ¬† Saluto del ragazzo Francois che passa in bicicletta brus√¨o di voci laggi√Ļ nel boulevard suono del portalettere alla maison vicina gridolini di scolari in libera uscita che s’accalcano nella brasserie strid√¨o di freni sul selciato canto d’uccello nascosto fra i rami di camelia passi deliziosi di fanciulla canterellare… Lisette!
¬† ¬† ¬† Lisette Lisette e il gatto torna a vivere Lisette visione che s’avvicina immagine di sogno armonia di movenze sublimi incedere di tenera colomba Lisette alito che rigenera gli √® accanto lo accarezza lieve insinuante e tenera, ed egli √® rapito dall’estasi gattesca umanamente inarrivabile.
¬† ¬† ¬† Ora segue la sc√¨a odorosa d’aromi celestiali ed √® un tacito accordo un richiamo, una cerimonia segreta.
      Passa davanti al salotto intravede stessa scena dei due conversatori affannati e Monsier sopraffatto dal sonno, ma adesso è proteso a ben altro.
      Ecco Lisette ha salito le scale la immagina nella sua cameretta sdraiata sul suo letto sognante di fanciullina e  sosta un istante, indeciso. Azzarda un gradino poi un altro poi un altro va su entra attraverso la porta dischiusa lei sta piangendo, bella e infelice, stringe le cocche del suo cuscino preferito con esse si copre il viso a proteggersi da un nemico ignoto, eppur temibile. La gonna scomposta sulle gambe nude è mossa lievemente dai singhiozzi i tre bottoni dello chemisier slacciati i lunghi capelli sparsi Lisette è lì, bella e invitante.
¬† ¬† ¬† -Miao…
    Un richiamo, un sospiro.
¬† ¬† ¬† -Miao…
    Un lamento, quasi una supplica.
¬† ¬† ¬†Lisette lo vede il pianto si dissolve un sorriso le stira le guance una luce sottile sfiora i suoi occhi d’umida opalina. S’allunga sul pavimento lo afferra lo stringe fra le braccia e sul cuore tutto intorno a lei si rischiara, svanisce la malinconia.
¬† ¬† ¬† Ora l’abbraccio s’√® sciolto ed ella giace sul letto supina, le mani aperte e abbandonate ¬† gli occhi che guardano gli ultimi bagliori filtrati dalle trine.
¬† ¬† ¬† Il gatto avanza vittorioso sulle dune lievissime del corpo di Lisette sosta nelle sue tenere valli felpeggia fremente gustando il sottile sapore dell’attesa.
¬† ¬† ¬† All’orlo setoso della gonna si ferma, per un brevissimo istante esitando, gli sguardi s’incontrano e quello di Lisette √® liquido ma volitivo… Nella penombra risuona un gemito, √® la resa agognata.
      Allora il gatto si china affonda il capo nello spiraglio aperto della gonna, proteso alla conquista degli agognati profumi in cui si stordirà, felicemente insaziabile ed ingordo.
¬† ¬† ¬† … Mentre sente, appena percettibile e lontano, mormorare in un soffio:
¬† ¬† ¬† ¬† -Napol√©on, oh oui!…


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3 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 7 Aprile 2009 @ 15:25

    Definirei questa prosa "pittura parlante". Pare, infatti, di essere di fronte ad un quadro. Un quadro vivo che esterna i suoi "movimenti", i suoi "respiri", i suoi "pensieri", le sue "parole". Un quadro di sensazioni e gesti, di emozioni e "concetti".
    L’acuta osservazione illumina e propone. Fluiscono simboli in una scrittura che non concede niente al banale ed al superfluo
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Commento by Caterina Monnosi Giannoni — 10 Aprile 2009 @ 14:59

    I racconti che Mauro propone sono sempre un crescendo di considerazioni ed emozioni; questo in particolare è ricco di dettagliate sfumature quasi da sembrare la rappresentazione scenica di una commedia o di un film di originale sapore orientale in cui ben si articola una corposa simbologia.

  3. Commento by claudio grosset — 10 Aprile 2009 @ 15:05

    Cristofani, come il regista di un cortometraggio, riprende un scorcio di vita annoiata in un contesto borghese con atteggiamenti, ambizioni√Ę‚ā¨¬¶ intellettuali.
    In un intervallo di poche ore d’un pomeriggio qualunque, si susseguono inquadrature precise – quasi una sequenza di quadri√Ę‚ā¨¬¶ di impressionisti Fiamminghi! – sui vari personaggi nel loro raffinato contesto (casa stile Liberty d’oltralpe√Ę‚ā¨¬¶ chiss√† sar√† forse Parigi, quartiere Montmartre? Si ha tutta la libert√† di fantasticare!)
    Si avanza, finalmente, il vero protagonista, ‚ÄúNapol√®on‚ÄĚ, signore e padrone vero di questi ambienti soffusi noiosi malinconici, forse√Ę‚ā¨¬¶ un Cristofani reincarnato in Felino o esso stesso ‚Äú√Ę‚ā¨¬¶prima di rinascer come uomo‚ÄĚ.
    Gatto, infine, che ‚Äúrinasce‚ÄĚ e conclude (questo sketch!) in veste di musa consolatrice d’una fanciulla √Ę‚ā¨‚Äú co-protagonista – in crisi adolescenziale, con finale eroico-erotico, che dal nostro autore ci si poteva anche attendere.

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