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LETTERATURA: “Il male veniva dal mare” di Giuseppe Conte – Longanesi

14 Settembre 2013

di Francesco Improta

Giuseppe Conte, poeta, saggista e narratore, in Il male veniva dal mare, suo decimo romanzo, ha riversato tutti i temi, i miti e le os ¬≠sessioni della sua lunga e prolifica attivit√† letteraria, tanto che non si √® molto lontani dal vero nel considerare questa sua ultima fatica la summa di tutta la sua produzione. Innanzitutto va sottolineato che, per le molteplici implicazioni etiche, sociali e metafisiche, non √® facile catalogare questo romanzo – sempre che un’ope ¬≠razione del genere, poi, sia veramente necessaria e opportuna √Ę‚ā¨‚Äú esso, infatti, oscilla tra il fantasy e il thriller ma √® anche pro ¬≠fondamente radicato nella realt√† sociale, politica ed economica del nostro tempo, nonostante si svolga nel terzo decennio del XXI secolo e ci√≤ con buona pace di coloro che considerano reale solo ci√≤ che cade sotto la percezione dei nostri sensi, quasi che i nostri sogni, le visioni e le utopie fossero irreali. Ne consegue che pu√≤ e deve essere considerato scrittore realistico non solo chi descrive banalmente la realt√† ma anche e soprattutto chi descrive come reali le immagini della propria fantasia. Senza contare, inoltre, che l’arte √® sempre attuale; non ha bisogno, n√© pu√≤ restare impigliata nelle pastoie del reale perch√© essa va al di l√† del contingente e coglie sempre l’essenza delle cose.

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Sulla battigia della spiaggia antistante Nizza viene ritrovato il cadavere di una giovane e bella donna africana con il volto orribilmente deturpato. Autori del macabro rinvenimento sono Marlon, un vecchio filosofo che da anni ha scelto la vita del ¬≠l’homeless, e Nyam√©, un giovane cronista mezzo italiano e mezzo ashanti che lavora per un giornale online Terramare. Le indagini del caso vengono affidate al commissario Cavallero che segue subito la pista del delitto a sfondo sessuale, ma quando, dopo l’arrivo in porto della meganave Sirena dell’armatore Arcano, compaiono misteriose entit√† luminescenti che si spostano a velocit√† inimmaginabile e che si rivelano meduse, appartenenti a una specie sconosciuta e particolarmente aggressiva, si comincia a diffondere una nuova ipotesi che viene in parte confermata dal ritrovamento di un altro cadavere di donna con tracce di veleno di medusa nell’organismo. Il caso, allora, viene considerato chiuso. Nyam√©, per√≤, non √® convinto e in compagnia di Asal, figlia di un ricco gallerista di Montecarlo ma transfuga dalla sua classe sociale, studentessa universitaria di biologia marina, continua a indagare per conto suo e√Ę‚ā¨¬¶ non mancheranno le sorprese, spesso addirittura sconvolgenti.

Al di l√† del plot narrativo, che contempla fughe, inseguimenti, vio ¬≠lenze di varia natura e un amore, tenero e struggente, quello di Nyam√© per Asal, che pur essendo ribelle e combattiva, agli occhi di Nyam√© appare dolce come il nome che porta, che nella lingua farsi vuol dire miele, dicevamo, al di l√† del plot narrativo il libro di Conte √® una grande riflessione sul mare che rimane, a ben guardare, una costante tematica della sua produzione. Marino Magliani, scrittore e amico comune, ha parlato a tal proposito di una trilogia collegando il libro in questione a Il terzo ufficiale e La casa delle onde io credo, per√≤, che il mare sia presente con un ruolo pi√Ļ o meno significativo in tutte le opere, sia in versi che in prosa (ma vale ancora una distinzione del genere?), di G. Conte, penso a L’Oceano e il ragazzo e soprattutto a L’adultera, dove il mare, abitato nell’immaginario collettivo da mostri e da demoni, esercita un forte richiamo sulla protagonista, che a dispetto dei divieti della madre vi s’immerge scoprendovi la sua prepotente sensualit√†. In L’adultera il mare non ha un potere lustrale o catartico ma simboleggia la tentazione, il peccato come nel grande Melville che √® tra gli autori preferiti da Conte, insieme a Ste ¬≠venson e Conrad. Il mare, quindi, che in Il Terzo ufficiale era soprattutto una scuola di libert√† e di democrazia e in La casa delle onde uno spazio di bellezza e di utopia diventa in Il male veniva dal mare teatro di morte e di distruzione. Un mare ferito, agonizzante, avvelenato dallo sversamento in esso di rifiuti tossici e da montagne di plastica che hanno formato vere e proprie isole inabitabili e mortifere come la Great Pacific Garbage Patch che √® due volte pi√Ļ grande del Texas. Quello di Conte √® un grido di allarme perch√© la salute del mare condiziona la salute del pianeta e dal momento che la vita umana si crede abbia origine dal mare, la morte del mare potrebbe significare la nostra fine. Altri motivi, tutti drammaticamente attuali, concorrono alla creazione di questo romanzo: la globalizzazione dell’economia, la rapinosa influenza delle banche, la corruzione della vita politica, lo sfascio e il de ¬≠grado delle istituzioni, la crisi della famiglia, il servilismo stri ¬≠sciante dei ‚Äúgiullari di corte‚ÄĚ e dei giornalisti di regime, la vio ¬≠lenza esercitata nei confronti dei pi√Ļ deboli e soprattutto delle donne, il cosiddetto femminicidio, la piaga pi√Ļ scottante del nostro tempo o come ha detto Conte in un’intervista ‚Äúil male assoluto‚ÄĚ.

Che il libro di Conte, fondatore tra l’altro nella met√† degli anni novanta insieme a Stefano Zecchi del mitomodernismo, abbia un forte valore simbolico lo dimostra il fatto che la meganave Sirena simboleggia non solo la torre di Babele per un’umanit√† che ha perduto i suoi punti di riferimento, le sue coordinate, il suo e ¬≠quilibrio etico e culturale, ma anche la Balena bianca, Moby Dick, ossia il Male con la lettera maiuscola, a testimonianza ancora una volta del debito di Giuseppe nei confronti di Melville, solo che nel suo libro manca una figura eroica, epica come Achab e dobbiamo accontentarci di un senza tetto, Marlon, disilluso ma incline al combattimento, e due giovani idealisti Asal e Nyam√©, ingenui forse ma non rassegnati n√© tantomeno disposti ad arrendersi. Accanto agli scrittori gi√† citati di cui Conte, per sua stessa ammissione, √® debitore dobbiamo segnalare anche Borges e so ¬≠prattutto P. Ovidio Nasone e Walt Whitman, non a caso Marlon, il senza tetto, porta nel suo zaino due soli libri che costituiscono la sua biblioteca irrinunciabile: Le Metamorfosi, silloge monumen ¬≠tale di miti antichi ed eterni e Foglie d’erba, celebrazione della Natura e dello spirito democratico e umanitario del Nuovo Mondo.

Non ritengo, per√≤, necessario soffermarsi troppo sui modelli, le fonti o i maestri di Conte, perch√© tutto √® gi√† perfettamente as ¬≠sor ¬≠bito e sciolto nell’architettura del romanzo e nella linfa del suo linguaggio: un linguaggio chiaro, fluido, incisivo, spesso elegante sempre pienamente risolto, anche quando ricorre a espressioni la ¬≠tine, penso in particolare al celebre verso dell’Heautontimoru ¬≠menos di Terenzio Homo sum et nihil humani a me alienum puto abilmente parafrasato in Nihil marini a me alienum puto. Qualche riserva, invece, sui brani in corsivo a cui Conte affida precisazioni e commenti che, a mio avviso, risultano superflui e alquanto dida ¬≠scalici.

Doverosa un’ultima considerazione riguardante il bellissimo ed evocativo titolo del libro che conferma quanto la poesia, quella au ¬≠tentica, faccia parte della natura di Conte e non riesca a rimanere in silenzio. Il male veniva dal mare √® un novenario perfetto con al centro un verbo di movimento che, essendo al tempo imperfetto, comunica un’azione continuata e iterativa e alle estremit√† del verso due parole bisillabiche e assonanzate che racchiudono anche per la presenza di consonanti liquide (l e r) il significato del libro non solo a livello semantico ma anche a livello timbrico.

 


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Bart