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LETTERATURA: Il senatore

24 Luglio 2013

di Felice Muolo
Anteprima di un romanzo di prossima pubblicazione.

Le mani mi sudavano. Guardavo il portone e non mi decidevo a suonare. Ripugnante che fosse, era una lezione d’umiltà. Prima o poi mi doveva toccare. Respingerla significava continuare a sprecare gli anni. Suonai e mi venne aperto.
Il giovane comparso m’invitò a seguirlo in casa. Senza chiedermi chi fossi e cosa cercassi.
Attraversato l’ingresso, ci fermammo nel salotto. Un gruppetto di uomini vi esaminava delle carte su un tavolo, alla luce di una finestra. Alto e calvo, il senatore sovrastava. Avvertito delle mia presenza dal giovane, non mi cercò.
Rimasto in disparte, ascoltai parlare l’uomo più anziano del gruppo. Era basso e aveva i capelli bianchi. Con mani callose ed esile voce, illustrava il contenuto delle carte. Concluse con entusiasmo.
“Non è un’idea rivoluzionaria, signor senatore? Non potrebbe essere sfruttata industrialmente?”
L’interpellato non smosse un tendine della sua faccia.
Quadri, tanti, che coprivano le pareti della stanza, attirarono la mia attenzione. Erano per lo più immagini sacre. Alcune portavano la firma del senatore.
“So che scolpisci,” mi distolse la sua voce stridula, rivolta al vecchio.
Gli altri uomini presenti, scattarono in coro: “Si, senatore. E’ bravo. Ne sa fare di belle cose.”
Con un gesto solenne della mano, il senatore li zittì.
“Non credere ai miraggi, all’illusione della ricchezza. Non sottrarre il tuo tempo prezioso all’arte. La sola che rinfranchi lo spirito,” continuò.
Il vecchio non ebbe il tempo di replicare. Il senatore lo congedò assieme al coro.
Poi girò gli occhi su di me.
“Buon giorno,” dissi, non sapendo cosa dire.
“Come ti chiami?”
“Angelo.”
“Vieni al dunque,” sollecitò.
Dissi che avevo conseguito da quattro anni il diploma della scuola media superiore.
“Quanto credi che valga?”
Poco o niente, pensavo.
“Niente,” precisò il senatore. “Un diplomato non è asino né cavallo.”
“Sarà mulo,” dissi.
“Poco spirito. Perché non frequenti l’Università?”
“I miei non possono mantenermi.”
“Hai sostenuto qualche concorso bandito dalla pubblica amministrazione?”
“Si.”
“Risultato?”
Era evidente e non risposi.
“Perché non sei venuto a trovarmi prima di sostenere gli esami?”
Di nuovo non fiatai.
“Hai inoltrato domande di lavoro a industrie del nord?”
“Tante.”
“Risultato?”
“Nessuna risposta.”
“Di cosa vorresti occuparti?”
“Non lo so.”
“Vuoi prendermi tutto il giorno?”
“Un posto alla biblioteca del nostro paese mi andrebbe bene,” improvvisai.
“Ti piace leggere?”
“Si.”
“Cosa leggi?”
“Romanzi di Sartre, Camus, Joyce, Faulkner, Hemingway.”
“Porcherie. Manzoni, Pirandello, De Sanctis, Croce, D’Annuzio, sono la nostra cultura. Scrivi?”
“No,”
“Hai un diario?”
“No.”
“Comincia a tenerlo. Non avere fretta di lavorare. Nessuna carne resta sul fuoco.”


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1 commento

  1. Commento by Felice Muolo — 24 Luglio 2013 @ 07:30

    Grazie, Bart.

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart