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LETTERATURA: Il Volto Santo e la forza di una tradizione

30 Gennaio 2022

(Estratto dal mio racconto “L’amicizia di Attilio”, del 1993)

In quel mese di settembre, le proteste in città si fecero ancora più vivaci. Alcune aziende di media proporzione avevano annunciato licenziamenti, e nella maggioranza dei casi, ad ogni licenziamento corrispondeva una famiglia di quattro o cinque persone che veniva messa alla fame. Perciò la tensione saliva. Non c’era piazza di Lucca dove non si accendessero aspre discussioni. Si voleva compiere qualche gesto eclatante. D’altra parte, nessuno, al di là di una solidarietà di facciata, s’interessava di ciò che stava accadendo agli operai, e la classe borghese intuiva che in qualche modo da quegli avvenimenti ne sarebbe uscita più forte di prima, e l’operaio avrebbe di nuovo chinato la testa.
L’operaio era consapevole di questa attesa minacciosa dei padroni, e che occorreva forzare i tempi prima che essi si convincessero della sua estrema debolezza. Sarebbe stato difficile, infatti, mantenersi uniti nel momento in cui fossero arrivate davvero la fame e la disperazione.
Così, in tutta fretta, fu organizzata una manifestazione di protesta che si sarebbe dovuta tenere in occasione della millenaria processione di Santa Croce, che sfila ogni anno per le vie della città la sera del 13 settembre.
«Per Santa Croce! Per Santa Croce! » si udiva incitare nelle piazze.
Corrado era stato tra quelli che dissentivano. Non era d’accordo di interrompere la sfilata della processione. Vedeva già la polizia gettarsi sui manifestanti, arrestarli, malmenarli. E se poi ci fosse scappato il morto? Che tutto ciò potesse accadere nel corso della festa più importante della città lo terrorizzava. Avvertiva cattivi presagi e che non ne poteva venire nulla di buono. Nei giorni immediatamente precedenti il 13 non fece che parlarne con Irene.
«Dalla ragione si può passare al torto. E come reagiranno i lucchesi? »
Irene lo rimproverava, invece di consolarlo.
Molti dei compagni esultavano.
«Resterà memorabile nella storia della città. »
La mattina del 13 settembre per le strade già si notava un movimento insolito. Nelle sedi dei manifestanti fervevano i preparativi; i più non avevano dubbi che dal successo della protesta sarebbero derivate conseguenze di enorme importanza. Si disegnavano striscioni con infuocati slogans. Verso mezzogiorno numerose delegazioni di manifestanti giunsero anche dalla periferia e da tutta la provincia. Il Prefetto e la Questura sapevano.
Alle otto di sera la processione partì dall’antica Basilica di San Frediano. Suonarono le campane quando il vecchio stendardo con su dipinta l’immagine del Volto Santo uscì dalla chiesa. Piano piano, dietro ad esso si snodò la processione. Riaffiorarono le sue meraviglie e le interiori suggestioni. I numerosi “candeli” tenuti per mano da ogni incappucciato, guizzavano nel buio le rosse fiammelle sotto gli occhi incantati della folla, che straripava nelle strade, stava appiccicata ai muri. Imponenti, sfilarono i “castelli fioriti”, e poi le antiche confraternite, ciascuna vestita coi propri colori; sfilarono quelle di Pelleria, della Misericordia, di San Frediano, e passò infine l’Arcivescovo che benediceva la folla. Quindi, disseminate qua e là nel corteo, le bande musicali e, al termine, le delegazioni delle altre città, ognuna seguita da un piccolo gruppo di figuranti.
Nascosti tra la folla stavano pronti i rivoltosi; aspettavano il segnale. In piazza San Michele si erano divisi in sette o otto gruppi. Avrebbero interrotto la processione e letto dei volantini. Alcuni erano incaricati di ostacolare la polizia se fosse intervenuta.
Ma il segnale non venne mai. Corrado si trovava proprio sotto il loggiato di palazzo Pretorio e li vide bene in faccia i capi che stavano in silenzio a guardare la processione. Era convenuto che sparassero un botto con la pistola, ma nemmeno fu caricata l’arma. Al passaggio di quel solenne corteo che portava indosso la suggestione e la sacralità dei secoli passati, il rispetto e la devozione vinsero sulla furia.
I compagni compresero, e immediatamente nei vari punti comandati si sciolsero le tensioni; si chiese un miracolo al “Re dei lucchesi” e tutti i pensieri, anche quelli della folla ignara, in quel momento si somigliarono, e ognuno chiedeva che ritornasse il lavoro di un tempo.

Il libro, qui.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart