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LETTERATURA: In Italia si legge poco, troppo poco

23 Agosto 2008

di Francesco Improta

Recenti statistiche hanno evidenziato che il 38% degli Italiani legge solo un libro l’anno e si limita a sfogliare soltanto un quotidiano, per lo più sportivo.  Non è un caso che al Nord come al Sud le librerie continuino a chiudere i battenti e che il Ministro dei Beni Culturali abbia promosso, nel passato, per favorire la lettura, incontri fra cittadini e scrittori in alcune biblioteche statali. Quest’iniziativa, circoscritta nello spazio e nel tempo (sono state coinvolte soltanto 17 città per un periodo decisamente breve, dal 5 Ottobre al 21 Dicembre 1999), pur incontrando il plauso di molti operatori culturali e la disponibilità di 217 tra poeti e narratori, non ha avuto esiti molto positivi. Non è con queste iniziative mondane che si risolve il problema dell’anoressia culturale, ma riqualificando la scuola e restituendole la sua funzione educatrice. E’ nella scuola, infatti, che bisogna avvicinare i giovani alla lettura, fornendo loro gli strumenti critici indispensabili, promovendo – per dirla con Barthes – il piacere della lettura ed aiutandoli ad orientarsi con maggiore disinvoltura nel mercato librario. Diventa, infatti, sempre più difficile muoversi tra le numerosissime proposte delle case editrici e si finisce con l’affidarsi al “passaparola” o col subire passivamente le indicazioni che provengono da accattivanti spot pubblicitari o dalle classifiche dei vari giornali come se il successo di pubblico e quindi la collocazione in graduatoria fosse sinonimo di garanzia e di qualità. Imperversano, infatti, libri di evasione, sfornati a getto con ­tinuo e contrabbandati come capolavori al riparo di un genere sempre più inflazionato e meno godibile, il “Giallo”. Ed in quest’assurda, ingiu ­stificata confusione finiscono col passare sotto silenzio alcune opere prime a dir poco interessanti. Mi riferisco in particolare a “I guardiani delle nuvole” di Angelo Cannavacciuolo, pubblicato nel 1999 da Baldini & Castoldi ( £ 26000). L’autore, originario di Acerra nell’entroterra napoletano, poco più che quarantenne, non è sconosciuto al grosso pubblico avendo alle spalle una carriera d’attore con alterne fortune. Dopo aver lavorato come pro ­tagonista in “Le occasioni di Rosa” e in “Blues metropolitano” di Sal ­vatore Piscicelli, si è lasciato sedurre dal facile successo dei film com ­merciali dei fratelli Vanzina e ha preso parte a “Sapore di mare 1 e 2″. In crisi d’identità e desideroso di un rinnovamento radicale, dopo aver battuto anche la strada della regia cinematografica e televisiva, si è dedicato alla narrativa, rievocando la storia della sua città natia in un periodo di grandi trasformazioni sociali, economiche e culturali, subito dopo la seconda guerra mondiale. Batino, il protagonista, rude e sensibile al contempo, esercita un mestiere umile ma dignitoso, destinato ad essere spazzato via dallo sviluppo tecnologico: conduce le capre al pascolo e ne vende il latte porta a porta. “All’alba di una fredda giornata d’inverno…” (è questo l’incipit del romanzo) Batino sale sulla corriera che dovrebbe portarlo a Napoli. Scuro in volto e aggredito da un’improvvisa ed immedicabile sofferenza si lascia sopraffare dai ricordi e, in un lun ­ghissimo flash-back, rivede la storia sua e quella della sua famiglia; rias ­sapora gioie e dolori, rivive emozioni nascoste e consuetudini consacrate.
Un libro epico ed intimista al tempo stesso che alterna, in maniera assai suggestiva, scene corali “en plein air” e sofferti ripiegamenti interiori: l’o ­dore penetrante della terra bagnata si mescola al dolore straziante per la morte del padre, il rumore degli zoccoli alla musica malinconica del tango che gli avi, al ritorno dall’Argentina, si sono portati dentro, chiusa nel cuore gelosamente. Libro, insomma, che ha l’afflato della saga familiare e lo slancio dei sogni più arditi. Un romanzo fuori degli stereotipi e dagli schemi vigenti, rispettoso della tradizione e della sua sacralità che ha, forse, un unico difetto: un eccesso di pulizia e di ricercatezza nello stile, che talvolta ne frena l’empito. Difetto facilmente comprensibile in chi per la prima volta, e non senza pudore, si cimenta con la scrittura e comunque ampiamente riscattato da una musica struggente che attraversa il libro e ne increspa le pagine.

 


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5 Comments

  1. Pingback by LETTERATURA: In Italia si legge poco, troppo poco : blogs edvdbox — 23 Agosto 2008 @ 06:22

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  2. Pingback by LETTERATURA: In Italia si legge poco, troppo poco | autocarsinsurance — 23 Agosto 2008 @ 06:39

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  3. Pingback by Fontan Blog » LETTERATURA: In Italia si legge poco, troppo poco - Il blog degli studenti. — 23 Agosto 2008 @ 07:20

    […] sconosciuto: […]

  4. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 23 Agosto 2008 @ 16:17

    Concordo pienamente con quanto scritto da Francesco Improta. La scuola è una delle principali cause negative, per cui la gente non legge libri. La nostra scuola rare volte è capace di offrire agli allievi il vero gusto per la lettura. Ricordo, una volta, un ragazzo che, al termine degli studi, buttava via i libri, sparpagliandoli qua e là e gridando festante: “Il tormento è finito!”. Una scuola di tal genere non potrà mai favorire buoni e numerosi lettori.
    Una certa colpa va attribuita alla politica, poco capace di dare alla cultura quella spinta positiva che meriterebbe, perché un popolo che non legge non avrà progresso positivo e sarà preda, nell’ignoranza, di un potere non conosciuto fino in fondo, potere che il popolo stesso non potrà guidare o, all’occorrenza, contrastare adeguatamente. Diceva Descartes: “La lettura di tutti i buoni libri è una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati”. Ed io aggiungerei: anche con gli uomini migliori del nostro tempo.
    Appunto: buone letture. Non è facile distinguerle se non si ha un fondo solido di cultura. Ed allora ecco che si fa prevalere, nell’editoria, la logica di mercato, secondo la quale “va avanti” chi si pensa possa “far cassa”, magari con grandi stupidaggini e con meschinità, mentre spesso non vengono giustamente considerati e tanto meno reclamizzati autori di valore. Mi piace ricordare ciò che è avvenuto ad un giovane che si cimentava entusiasticamente nella scrittura. Costui inviò un suo manoscritto ad una nota casa editrice, dopo aver incollato numerosissime pagine centrali, ossia il cuore stesso del manoscritto. Poco tempo dopo gli arrivò la risposta, che suonava press’a poco così: “Abbiamo letto attentamente il suo lavoro e lo riteniamo apprezzabile, ma, al momento, non siamo interessati alla pubblicazione”. Che serietà! Che coscienza! Che professionalità! O, meglio, che disonestà!
    È, vero, per concludere, vedendo quanto ci propina la grande editoria dei nostri tempi, quanto sosteneva Bacone: “Alcuni libri vanno assaggiati, altri inghiottiti, pochi masticati e digeriti”.
    Ma dobbiamo tutti darci una mossa, per non degenerare nell’ombra densa, statica e pericolosa dell’ignoranza
    Gian Gabriele Benedetti

  5. Commento by stefania nardini — 25 Agosto 2008 @ 22:42

    Francesco vorrei contattarla. Se attraverso Marino o Bart puo’ recupeare la mia mail ?! Grazie e a presto
    stefania

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart