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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: INTERVISTA A FABIANA PARENTI, autrice de “Il mondo attraverso i miei occhi”, Zona Editore

6 Settembre 2011

a cura di Lorenzo Spurio

LS: Qual è stata la genesi del romanzo? Da quale idea è partito tutto?

FP: Non è stata una vera e propria idea, è stato un processo di nemesi nei riguardi della vita in generale e delle sofferenze che comporta. L’aver incontrato questa amica che non vedevo da tempo probabilmente è stata solo una scusa per fare un bel minestrone di tutti i problemi della vita, suoi come di tutti, per tentare di portarli alla luce e dargli la meritata pace.

 

LS: Nella prefazione chiarisci che la storia che racconti non è biografica ma che ricalca quella di una tua amica. Come mai hai deciso di raccontare una “storia degli altri”?   E’ stato difficile il processo di scrittura?

FP: La verità è che solo di fondo racconto la storia di questa mia amica, in realtà racconto la storia della maggior parte delle adolescenti di oggi,   a cui il mondo non da tanti motivi di rivalsa.

 

LS: Pur trattandosi di una “storia degli altri” quanto di autobiografico c’è in questo romanzo?

FP: Tanto o poco, solo chi mi conosce veramente può saperlo.

 

LS: La protagonista si caratterizza per avere una personalità fortemente scissa, quasi come se sommasse in se stessa due personalità diverse. Questo fatto è evidente quando dici: «A volte vorrei morire per non dover pensare al domani. Altre volte vorrei poter vivere di più » (21). Da una parte è presente un sentimento negativo, vittimistico, cupo che considera il suicidio come possibilità di fuga dai mali dall’altra invece c’è come una celebrazione della vita. Si tratta di due atteggiamenti completamente opposti. In che maniera la protagonista riesce a condividerli entrambi sulla propria pelle?

FP: Credo fortemente che questo divario di personalità, estremamente altalenante ed altrettanto distruttivo, sia stato causato dalla depressione, che un giorno fa sentire le persone al 1000% e il giorno seguente come stracci.

 

LS: C’è una frase che mi ha colpito molto nella quale dici: «Le persone ci accompagnano per un pezzo, ma alla fine siamo soli ». Si tratta di una   visione abbastanza cupa ma che, in fondo, non è molto distante da ciò che nella realtà accade. Condividi tu personalmente questo pensiero?

FP: Condivido pienamente! Pensandoci bene nel corso di una vita intera non si contano le persone a cui ci avviciniamo, che conosciamo, a cui ci leghiamo e di cui poi perdiamo le tracce.

 

LS: Inizialmente la protagonista del romanzo, sola e indifesa, e attanagliata dal suo male invisibile, la solitudine, considera l’ipotesi del suicidio. Verso la fine dell’opera, riscoperto il valore della vita, rigetta il suicidio e quasi si vergogna di averlo pensato in passato. Quali pensano siano stati in breve i motivi principali di questo cambio di prospettiva?

FP: Credo che l’amore abbia il potere di cambiare qualsiasi pensiero e prospettiva. Saper amare è infatti il più grande dono che l’essere umano si porta dentro.

 

LS: Ad un certo punto inserisci un breve riferimento a Briony Tallis, protagonista principale del romanzo Espiazione di Ian McEwan. A mio modo di vedere Ian McEwan è uno degli scrittori più grandi al mondo. Perché hai utilizzato questo riferimento? Per parlare di colpa, condanna, espiazione?

FP: La piccola Tallis è il classico esempio di chi vede solo ciò che decide di vedere, di chi non sa distinguere pienamente la realtà dalla fantasia, facendosi portatrice del grande senso di colpa universale che questo atteggiamento comporta.

 

LS: Nelle ultime righe del romanzo celebri la figura della madre, non in maniera “aulica” ma mettendo in luce il fatto che è possibile scontrarsi con la propria madre (le discussioni madre-figlia oltre che per motivi strettamente generazionali sono sempre molto diffusi) ma che alla fine rappresenta il nostro legame, il nostro affetto più grande perché è lei la nostra dispensatrice di vita. Perché concludi il romanzo con questa considerazione?

FP: Una madre è per tutti esempio e devastazione, poiché può essere allo stesso tempo istruttiva o distruttiva. Nessun uomo è perfetto ed allo stesso modo anche nessuna donna. Quindi, perché non perdonare chi involontariamente ci ha fatto del male, al fine di rinstaurare un rapporto, trascorsa l’adolescenza, che sia quasi alla pari, dove ognuno sospinge l’altro con eguale forza e condizione? Senza una madre, d’altronde, non può esistere nessun uomo.

 

LS: Hai altri progetti in cantiere? Ti stai occupando di un nuovo romanzo? Se sì, puoi anticiparci qualcosa?

FP: Ci sono così tante cose in cantiere, ma nulla di completamente ultimato: una saga fantasy, un giallo ed un’infinità di racconti… In questo caso l’importante è non avere fretta e non smettere mai di scrivere. L’occasione di pubblicare nuovamente arriverà!

Ringrazio Fabiana Parenti per avermi concesso questa intervista.


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