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L’Europa si allontana

6 Settembre 2011

Anche se ci è costato molto, il nostro ingresso nella moneta unica mi ha trovato sempre favorevole. Nelle discussioni l’ho sempre difeso.

Ero convinto che la moneta unica aprisse la strada a quell’Europa unita sognata dai padri fondatori. Una sola volontà, una sola direzione per tutti gli Stati membri.

Non potevano derivare che vantaggi da una Europa politicamente unita, e soprattutto per l’Italia che da sempre, a causa della sua storia di staterelli, non ha ancora imparato ad essere una Nazione.

Lo si vede in questi giorni, in cui ci sarebbe bisogno di dismettere le armi della contesa fratricida per salvare il Paese, e invece si affilano ancor di più le armi, nella speranza addirittura che il Paese crolli per sostituire l’attuale governo con un altro, che non potrebbe che essere peggiore per mancanza all’interno della sua eventuale maggioranza di programmi uniformi.

La nostra classe politica si sta dimostrando ogni giorno di più inadeguata, e soprattutto impreparata e istupidita. L’odio ha preso il posto di ogni altro sentimento patriottico. Si fa vista di accondiscendere ad un rapporto meno conflittuale, ed invece si resta di fatto ostinati sulle proprie posizioni. Quello che ne esce sono soltanto briciole che a nulla servono per difendere il nostro Paese.

So che c’è chi vede con favore l’uscita dall’euro del nostro Paese. Non sono tra questi. In primo luogo per un’idea di Europa che mi sono fatta sin dalla gioventù, e alla quale ancora non sono disposto a rinunciare; in secondo luogo perché, salvo rare eccezioni, non italiani non siamo mai stati in grado di far emergere politici seri e capaci. Solo profittatori e lestofanti.

L’Italia abbandonata a se stessa sarebbe destinata ad africanizzarsi, e forse anche peggio, a diventare la bolla di un niente, un’isola negletta e dimenticata.

Berlusconi, per non aver saputo imporsi su alcune riforme strutturali dello Stato, che pure aveva promesse andando al governo, sta rischiando di essere l’ultimo presidente del Consiglio di un’Italia europea.

L’uomo che ci avrebbe dovuto trasportare verso una modernizzazione dello Stato, rischia che la Storia gli imputi (ingiustamente, ma la Storia la scrivono i vincitori) tutte le colpe per un tale esito nefasto.

Non so se Berlusconi, nel momento in cui ha rinunciato a farsi valere e rispettare, accontentandosi di raccogliere solo le briciole di un compromesso inutile, si renda conto del pericolo che sta correndo, anche personalmente. Del tracollo dell’Italia, egli sarebbe ricordato come il maggior responsabile, con ciò facendo finalmente felici le opposizioni, che raccoglierebbero un risultato insperato. Giacché indubbiamente l’uscita dall’euro dell’Italia sarebbe un accadimento di portata storica.

Stamani leggendo l’articolo di Nicola Porro, “Lunedì nero per le borse. Ormai si scommette sulla fine dell’Europa”, senza dubbio un giornalista che sa ben argomentare i propri convincimenti, ho perduto un po’ di speranza sulla possibilità di salvezza dell’Europa.

Sono convinto che lo sventato disegno che si prefigge di distruggerla andrebbe avanti anche se l’Italia riuscisse ad azzerare (cosa impossibile) il colossale debito pubblico di 1.900 miliardi di euro.
Esso andrebbe a colpire un altro paese che si mostrasse in quel momento l’anello debole.

Solo con la sconfitta del debito pubblico, o quantomeno il suo consistente ridimensionamento presso i singoli Stati, l’Europa può sopravvivere e sperare di nuovo nell’unità politica sognata dai fondatori, tra cui, non dobbiamo mai dimenticarlo, l’Italia.

Sono anch’io convinto, come altri, che oggi potrebbe essere l’occasione buona per chiamare a raccolta tutti gli italiani ed invitarli ad un sacrifico che dovrebbe risparmiare solo le classi più deboli.

Ho letto che una tassa patrimoniale sui beni immobili e mobili oltre un certo ragguardevole limite, potrebbe far introitare immediatamente una cifra di circa 200 miliardi.

A mio avviso, non dovremmo però accontentarci di questo risultato, giacché portare il nostro debito pubblico da1.900 a1.700 miliardi, o anche, addirittura a 1.500, non significherebbe molto.
Il suo ammontare costituirebbe sempre una palla al piede che ostacola lo sviluppo del Paese.

Dunque, un debito pubblico di quella portata è il nostro nemico numero uno. È quello il vero nemico da combattere. Voglio sperare che il dibattito in parlamento, che inizia oggi, individui in modo bipartisan altre fonti significative di entrata, alle quali, sono sicuro, gli italiani darebbero il loro appoggio.

Inoltre la vendita degli immobili sia dello Stato che degli Enti locali dovrebbe essere assunta come un obbligo immediato da perseguire in tempi tali da evitare che l’operazione si trasformi in una svendita.

Ridotto a più miti consigli il debito pubblico, a un Italia rinnovata nel suo amor patrio e in una più matura classe dirigente, potrebbero dischiudersi orizzonti un po’ più sereni ed incoraggianti. Soprattutto se riuscissimo anche a mettere mano a quelle riforme strutturali da tutti ritenute improcrastinabili e che paradossalmente non trovano un minimo comun denominatore per andare avanti.

Altri articoli
Sabina Began e Italo Bocchino. Qui.

“L’Ape Regina e gli sms del Bocchino innamorato E Italo querela la Began” di Francesco Cramer. Qui.


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