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LETTERATURA: Intervista a Valerio Evangelisti

23 Ottobre 2008

di Massimo Maugeri  

Non è facile scrivere best seller che diventano long seller. Valerio Evangelisti, padre letterario dell’inquisitore spagnolo Nicolas Eymerich, è uno di quelli che ci riesce.
Eymerich è realmente esistito (nato nel 1320, in Catalogna, e morto nel 1339). Evangelisti lo riprende e lo rimodella in un personaggio duro, spietato, tormentato. Un uomo che agisce al servizio della Chiesa operando nel contesto difficile del Medioevo. Un personaggio vivo, che esce dalla storia e si presenta al lettore con tutto il carico fascinoso della sua paradossale attualità. È possibile incontrare Eymerich nelle pagine de “La luce di Orione” (Mondadori, pagg. 334, euro 15,50), il più recente romanzo della serie.

“Valerio Evangelisti, parliamo di Eymerich. Come è nato?”  

Eymerich nacque con la prima versione del romanzo che si sarebbe più tardi intitolato “Cherudek”, scritta senza intento di pubblicazione, per divertimento mio e di pochi amici. Però in quel momento non aveva una personalità precisa, era poco più di un fantasma.
Le sua caratteristiche psicologiche vennero più tardi, nei primi anni ‘90, quando aiutai uno psicoterapeuta a scrivere un manuale e mi imbattei in un capitolo intitolato “La sub-personalità schizoide”. Eymerich è l’esemplificazione di quel tipo di personalità. Quando vinsi il premio Urania pensai che il mio personaggio potesse piacere ai lettori; quello che non immaginavo era che trovasse un suo pubblico anche al di fuori della ristretta cerchia della fantascienza.

“Un successo inatteso, dunque…”  

“Successo”, sì… ma il termine va precisato. E’ molto raro che i miei romanzi finiscano nelle classifiche dei libri più venduti. Piuttosto si vendono nel tempo e vengono continuamente ristampati. D’altra parte, il solo “successo” che mi interessi è quello delle cose durature.

“Che rapporto hai con la “vita pubblica”?”  

Circa la mia “vita pubblica” di scrittore, penso di essere personalmente pochissimo interessante, e che la parte migliore di me stia in ciò che scrivo, piaccia o meno.   Faccio un numero limitato di presentazioni, a ogni nuova uscita, perché lo devo al mio editore, e ovviamente rispondo alle interviste, come cortesia comanda. Per il resto, il mio ideale supremo è starmene per mio conto, il più possibile tranquillo.  

“Il tuo ideale supremo è startene per tuo conto, dici… ma è una questione di carattere o di scelta?”  

È soprattutto una questione di carattere. E non perché io sia un tipo poco affabile o uno snob: tutt’altro, direi. Ma c’è un altro fattore, a parte l’indole. Scrivo molto (poco al giorno, però tutti i giorni). Non potrei farlo se fossi continuamente in giro. Faccio a volte lunghi viaggi, però sono un “viaggiatore sedentario”: vado in un posto magari lontanissimo e lì mi sistemo e organizzo la mia vita. Su un piano più generale, non credo che uno scrittore debba atteggiarsi a “vedette” e alimentare, o lasciare alimentare, il culto della propria personalità. Uno scrittore, incluso un semplice artigiano come me, dovrebbe, a mio avviso, essere partecipe dell’esistenza della gente comune, per poterla poi descrivere con cognizione di causa.

“Sei il fondatore del bellissimo web-magazine “Carmilla On Line” (www.carmillaonline.com). Come nasce?”

“Carmilla” nasce come rivista cartacea. Ne escono quattro numeri in forma di fanzine, altri cinque con editore regolare (ogni volta, ahimé, diverso). Il problema è stato la distribuzione. Vendevamo quasi tutte le copie distribuite, ma queste erano pochissime! Carmilla cartacea è morta, però resta Carmilla On Line, che in effetti ha tantissimi lettori. Vive per miracolo: i redattori (io, Giuseppe Genna, Girolamo De Michele, Wu Ming 1, ecc.) ci sentiamo molto di rado. Io sono l’ultimo ad andare a dormire, e se non vedo articoli già pubblicati, ne posto uno tra i tanti pervenuti.


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1 commento

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 23 Ottobre 2008 @ 20:24

    Il tema drammatico e terribile dell’Inquisizione ci riporta ad un periodo nero della Chiesa. Certamente la Chiesa ha avuto, purtroppo, momenti nei quali il Vangelo e l’insegnamento di Cristo erano divenuti carta straccia. Va considerato che la Chiesa stessa, come istituzione umana, non poteva essere (e non lo può tuttora), scevra di errori e deviazioni, dovute appunto dall’ambizione, dalla voglia di potere, dalla presunzione e dalla prepotenza di uomini, che operavano (e talvolta operano ancora), usando in modo distorto e volutamente artefatto i principi ed i valori cristiani e servendosi degli stessi per i loro poco limpidi scopi. Tuttavia rimane sempre nitida ed inossidabile, meravigliosa ed insostituibile la figura del Cristo, con il Suo grande insegnamento d’amore. Per questo, nonostante gli uomini, la Chiesa non è morta, né mai morirà.
    Nella incalzante intervista a Valerio Evangelisti, mi hanno colpito non poco l’umiltà e l’onestà intellettuale di questo scrittore, che si è definito “semplice artigiano” e che si è detto “partecipe della gente comune”. Forse anche e soprattutto per questo si è meritato il grande, duraturo successo.
    Infine mi sono sentito umilmente vicino ad Evangelisti, quando ha evidenziato che, per motivi di carattere, amava stare per conto suo, pur non essendo “tipo poco affidabile e snob” e pur sentendosi vicino all’esistenza di ogni giorno. Apprezzo moltissimo questa sua discrezione, sinonimo di un animo nobile, che lo fa ancora più grande
    Gian Gabriele Benedetti

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