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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Introduzione a “Immaginare è la nostra libertà”

12 Ottobre 2010

di Fabio Strafforello

Conosco da molti anni Marino Magliani e sovente, abitando io ed anche lui nei pressi di Dolcedo, ci incontravamo nelle pubbliche piazze o nei locali bar. Poi, per un numero imprecisato di anni, non ci siamo più visti con continuità, ma solo occasionalmente e frettolosamente, conservo comunque sempre un ricordo positivo di quei momenti. Nell’aprile del 2009, intenzionato come ero a pubblicare il mio primo testo, colgo al volo l’opportunità di poter chiedere ad un amico e anche ad uno scrittore affermato, di indirizzarmi al meglio, onde poter raggiungere il mio obiettivo. Tramite un conoscente a noi comune, riesco a contattarlo e ad avere un incontro con lui, gli mostro il mio progetto e nella sua grande disponibilità e conoscenza del settore, mi fa avere il recapito telefonico di Emilia Ferrari, la direttrice del Centro Editoriale Imperiese con la quale mi metto subito in contatto. La Signora Emilia, lavoratrice instancabile e innamorata del suo lavoro, dopo aver letto accuratamente il mio testo ne dà l’approvazione alla pubblicazione, e in conseguenza di ciò, prendiamo fra di noi relativi accordi sul lavoro da eseguire. Il passaggio successivo alla pubblicazione era la presentazione della mia fatica letteraria, che dovevo affrontare nel modo migliore, dando informazione relativa all’evento, il luogo della presentazione e individuazione di chi fosse disposto o chi avrebbe potuto prestare la propria immagine per questo evento, ed ora che stringevo fra le mie mani il libro mi rendevo conto che gli impegni non erano finiti. Ed ecco allora, per l’ennesima volta riaffacciarsi Marino… come sarebbe stato possibile non usufruire di una opportunità così ghiotta, egli, alla mia proposta accettò di buon cuore e con grande disponibilità… mi battezzò così al mondo degli scrittori o comunque dei novizi del settore. Per quanto riguarda l’informazione mi affidai al Secolo XIX, nella persona di Arnaldi Milena, la quale fece del testo una recensione toccante e di grande visibilità.   Il 26 giugno del 2009, dopo aver contattato, tramite il mio amico Trincheri Natale, la Libreria Ragazzi in Oneglia, ci apprestammo alla presentazione del testo, alla quale presenziarono circa trenta persone, fra amici e parenti ed anche una rappresentanza della Riviera Trasporti, nella persona del Dott. Amabile quale direttore dell’azienda stessa, dove svolgo la mia attività lavorativa e per il Comune di Imperia il Dott. Broccoletti, quale rappresentante   dell’Assessorato alla Cultura. Trincheri si prestò al mio fianco anche in occasione di altre presentazioni avvenute in seguito. Colgo l’occasione per ringraziare anche Trincheri Luigino, per il suo interessamento al nuovo percorso interiore che nel 2008 avevo intrapreso. La presentazione del 26 giugno andò bene e successivamente, per una maggiore visibilità attraverso i mezzi di comunicazione, Marino mi diede l’indirizzo Internet di uno scrittore e anche editore toscano, titolare di una bella rivista da lui curata nei minimi particolari e che mantiene con un impegno costante e lodevole, il Sig. Bartolomeo Di Monaco. Inviai il libro a Bartolomeo e dopo circa venti giorni mi scrisse che sarei entrato in rete tramite la sua rivista, a partire dal 26 luglio 2009, la cosa mi riempì di gioia, ma anche di consapevolezza per aver iniziato un percorso ad ostacoli, nel quale mostri veramente quello che sai dire e se c’è qualcosa da dire veramente. Collaborano alla rivista esimi commentatori, fra cui il titolare stesso del sito, e poi il Dott. Gian Gabriele Benedetti, il Dott. Carlo Capone ed altri, di cui ho conosciuto solo sulla rete i contenuti culturali e umani, ma di cui mi sono subito reso conto che, sia chi scrive e sia chi interpreta dalle letture tali argomentazioni, non può fare a meno della loro presenza nel proprio percorso di affinamento culturale. In particolare il Dott. Benedetti, in questi mesi mi ha concesso molto del suo tempo, orientandosi attraverso i suoi commenti, all’analisi approfondita dei miei testi, questo è stato per me molto importante e gratificante. In occasione della presentazione a Dolcedo, il 22 novembre 2009, fu la Dott.ssa Rambaldi Franca a richiamare l’attenzione, tramite una approfondita e dettagliata analisi del libro, del pubblico intervenuto all’evento, di cui pubblico relativo commento. Sulla rivista stessa, in corrispondenza dei lavori che ho eseguito, si potranno trovare anche commenti lasciati da altre persone, in alcuni casi conosciuti, amici o parenti, e in altri casi sconosciuti. Oltre ai contenuti parziali dei libri, ho anche messo in rete alcune delle frasi prelevate dal primo testo e spiegate poi nei loro concetti, rese così maggiormente comprensibili a chi voglia accedervi, e visibili poi ogni 4 del mese sul sito. C’è un’intenzione che nasce dal poter afferrare i nostri sentimenti, ho voluto così riportare su cartaceo tutto quel lavoro che fino ad allora apparteneva solo alla via informatica, con i relativi commenti. Credo che ci possiamo riconoscere emotivamente di più una scrittura che transita fra le nostre mani, attraverso l’afferrare di un libro, ancor più che nell’inafferrabile contenuto di uno schermo illuminato da una presenza artificiale, nella sensazione di una maggiore e migliore traducibilità dei sentimenti espressi, ed è quello che ora ho cercato di porre alla vostra attenzione. In questi mesi di pubblicazioni, ho seguito costantemente l’approccio numerico dei visitatori alla rivista, ed ho notato che i miei scritti sono discretamente sondati dai lettori stessi, nonostante che gli aforismi richiedano un impegno maggiore alla comprensione del concetto espresso, rispetto ad altri testi, tuttavia mi sono anche accorto che due articoli in particolare, sono meno visitati rispetto al contesto generale del mio lavoro. I due articoli in questione trattano due argomenti specifici, il primo parla della conoscenza di se stessi, il secondo inserisce il concetto di Dio come Genesi, nel contesto dei parametri assoluti e relativi del tempo. Entrambi i testi sono i meno letti dai fruitori del sito, per quanto riguarda i miei lavori, ma non perché gli articoli non siano belli, i lettori vi accedono con più cautela, forse per non scoprire l’immagine speculativa della propria realtà interiore o per non rischiare di doversi mettere in discussione, o ancora più, per non dover interiorizzare un mondo circostante che si figuravano in un modo molto diverso. Far ricadere su Dio le nostre disgrazie, le nostre paure e i nostri desideri non realizzati, mi fa pensare non poco, perché credo che bestemmiare a chi non crediamo, sia l’espressione di una debolezza e di una incertezza di fondo, alla quale però ci si sottomette nei momenti estremi delle nostre difficoltà, quando si perdono le speranze che avevamo riposto nelle concezioni prettamente terrene. Non credere in Dio e poi all’occorrenza sacrificarne i contenuti, significa mostrare il bisogno che abbiamo della sua presenza, ma sempre pronti a voltargli le spalle quando ci conviene…

Ora lascio a voi ascoltare quell’impressione, crescere dal vostro animo, come una voce ad indicarvi la sua strada.

 


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart