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D’Avanzo e il caso Fini

12 Ottobre 2010

Ieri la Repubblica ci propinava l’ennesimo delirio del suo giornalista più testardo, Giuseppe D’Avanzo che già il cognome basta e avanza. D’Avanzo de che? direbbe Roberto D’Agostino, l’uomo di Dagospia.

D’Avanzo deve aver fatto la scuola di giornalismo alle Frattocchie e poi è stato spedito  direttamente a Mosca, dove inviano   i migliori a specializzarsi.

Dopo aver parlato della macchina del fango guidata ovviamente dal Cavaliere, scrive: “Qui non importa capire se queste mosse sono configurabili come reato. È necessario comprenderne il movimento, isolare i protagonisti, afferrare i modi e l’azione di un potere micidiale – politico, economico, mediatico – capace di stritolare chiunque.”

Mi domando con che faccia tosta scriva queste cose quando si è dimenticato di applicarle al caso Fini. Dove, fra l’altro, in sovrappiù c’è perfino il fumus del reato.

Ma davvero sono i giornali di centrodestra a creare fango? Ne dubito. Sull’ultimo caso della Marcegaglia si è visto che il fango caso mai erano stati i giornali di centrosinistra a gettarlo, quando la presidente degli industriali si compiaceva della attività del governo Berlusconi . Poi quando ha fatto la virata a pro della opposizione ecco che è diventata subito santa. Guai a toccarla.

La stessa cosa che era accaduta per Fini. Una strategia ormai nota e un po’ invecchiata. Dovrebbero escogitarne un’altra. Questa è troppo prevedibile.

Vi ricordate le e-mail inviate dalla Farnesina esibite da Santoro ad Annozero, per le quali ho già scritto qui? L’insinuazione era chiara. Di mezzo c’era il Cavaliere. Era lui che aveva tramato contro Fini.
Se non che tutto si liquefaceva non appena si mettevano in funzione le meningi.

Appariva chiaro che la proposta di nominare Francesco Corallo a console onorario non poteva essere che il compenso (pattuito?) per l’operazione Montecarlo. Corallo conosce Walfenzao e gli ha commissionato le scatole cinesi per la vendita della casa di Montecarlo. Qualcuno, evidentemente, deve aver chiesto questo favore a Francesco Corallo. Chi? Visto chi ne ha tratto profitto, non può escludersi che Fini non ne sia stato a conoscenza sin dal principio. E se ne è stato a conoscenza sin dal principio, è chiaro che l’operazione è stata da lui avallata e consegnata a Francesco Pontone per l’esecuzione.

Farei osservare a D’Avanzo che ce n’è già abbastanza per scriverci un articolo e chiedere le dimissioni di Fini.
Se ancora non bastasse, ecco spuntare all’orizzonte le e-mail esibite da Santoro. Come era facilmente prevedibile, Frattini non c’entra un bel nulla. Non è materia sua, ma dei suoi funzionari. Egli nemmeno firma le lettere di questo tipo. Il Giornale (una delle macchine di fango secondo D’Avanzo) fa un altro bel colpo giornalistico e ci dà notizia (qui) che le e-mail sono partite dall’ufficio del “potente segretario generale del ministero, Giampiero Massolo, che nel 2004 fu capo di gabinetto agli Esteri proprio con l’attuale presidente della Camera.”

Il Giornale ci offre anche il godereccio contenuto di queste e-mail. Sta di fatto che il console Rocca, nel ricevere la prima e-mail, balza dalla sedia e risponde che non è possibile nominare console onorario Francesco Corallo, soprattutto per i precedenti del padre Gaetano, perseguito e condannato dalla giustizia italiana.

Poco dopo al console Rocca capita questo incidente (raccontato anche da Santoro): “Dopo il primo diniego di Rocca, infatti, la jeep del console avrebbe preso misteriosamente fuoco mentre la guidava la moglie, scampata per miracolo al rogo.”

Quando lo ha raccontato Santoro, il sorriso gattesco lasciava insinuare che le tresche del governo Berlusconi arrivano anche a questo: a commettere attentati, a dare avvisi mafiosi.

Senonché oggi questa faccenduola delle e-mail della Farnesina e dell’attentato al console Rocca, che si è rovesciata e sta dando allo scandalo Montecarlo contorni ancora più inquietanti, dovrebbe essere presa in carico da Giuseppe D’Avanzo.

Mi piacerebbe sentire da lui se considera queste notizie schizzi di fango, dato che indirettamente o direttamente coinvolgono la figura del suo protetto Gianfranco Fini, o fanno parte di un’inchiesta che di giorno in giorno si dimostra sempre più seria e importante. A quando leggeremo che D’Avanzo chiede le dimissioni di Fini, coerente con quanto ha scritto e ho riportato all’inizio? Nel caso del console Rocca chi ha cercato di stritolarlo?

Sarebbe opportuno che D’Avanzo la smettesse di insultare e si mettesse a fare un po’ più seriamente il suo mestiere.

Ovviamente Fini, forte di appoggi come questi, continua a stare al suo posto e Napolitano a non sentire, a non vedere e a non parlare.

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Rassegna stampa del 13 ottobre 2010. Qui.


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