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LETTERATURA: Kafka #4/5

30 Ottobre 2011

di Nino Campagna

[Nino Campagna, presidente dell’Acit di Pescia (Associazione Culturale Italo-Tedesca) (acitpescia@alice.it), che conosco da vari anni, è un infaticabile messaggero della cultura, in particolare di quella tedesca, di cui si può dire sappia tutto. Affascinato da quella letteratura va in giro a parlarne davanti a studenti e professori, incantando tutti con il suo eloquio da oratore tanto preparato quanto appassionato. Non si finirebbe mai di ascoltarlo. Della cultura tedesca conosce non solo la letteratura, ma la musica e in modo tutto speciale – al contrario di quanto accade in Italia – la fiaba, che nella Germania gode di grande considerazione, quasi a livello di vero e proprio culto. Per la sua attività ultra quarantennale è stato insignito della croce al merito culturale concessagli dal Presidente della Repubblica Federale di Germania Horst Köhler. Essendo la sua opera protesa alla diffusione della cultura tedesca, la rivista è lieta della sua collaborazione, che ci farà conoscere molti aspetti interessanti di quella Nazione, e per questo lo ringrazia.]

Ovviamente dopo una mattinata così impegnativa e convulsa è più che comprensibile che Gregor sia fisicamente stremato e cada in un sonno pesante, da cui si sarebbe svegliato solo in tarda serata. A fatica riuscirà a trascinarsi verso la porta e, muovendosi, non può fare a meno di constatare di aver subito in mattinata tutta una serie di ferite – al fianco e alle zampette – che si ripercuotevano dolorosamente su tutto il suo essere. Arrivato alla porta scopre il vero motivo di quella sua attrazione: era l’odore del latte che l’amata sorella, ricordandosi delle sue abitudini alimentari, gli aveva versato in   una scodella   dove galleggiavano anche alcune fette di pane bianco. Ma quella colazione che la sorella gli aveva approntato con tanto affetto, non solo non l’attirava più, ma gli risultava addirittura disgustosa… Ritornando verso il centro della sua stanza dovette constatare che le abitudini pomeridiane della famiglia di cui spesso gli parlava la sorella, con il padre intento a leggere a voce alta il giornale alle sue donne, era forse con gli anni caduta in disuso. L’assoluto silenzio in cui era piombato l’appartamento gli forniva tuttavia l’occasione per riflettere con compiacimento su quel concreto benessere, che –   grazie al suo lavoro – aveva potuto assicurare alla   famiglia. Adesso, per non cadere vittima di “cattivi” pensieri derivanti da un futuro di sicuro diverso e tremendamente precario, comincia a deambulare per la sua stanza… Quella stanza, che abitava ormai da cinque anni, era destinata a   diventare la sua “prigione”. In quei tristi momenti a prevalere   era la sua fondamentale bontà d’animo, e,   anche se non era ancora spenta la recondita speranza di vedere qualcuno, decide di evitare a possibili visitatori la sua vista, che di certo immaginava non gradevole. Così per eccesso di delicatezza andò ad infilarsi – con molta fatica –   sotto il divano e da lì aspettava l’evolversi degli eventi. La prima a sottoporsi a quella prova “impegnativa” doveva essere la sorella che, aperta delicatamente la sporta, aveva cercato con circospezione di individuare dove si trovasse il fratello. Dopo un’attenta ispezione   il suo sguardo si era soffermato sotto il divano, scoprendo proprio lì quell’immonda bestiaccia. La sorella non   riesce a controllarsi e scappa via sbattendo la porta; poi, quasi pentita della sua istintiva reazione, rientra nella camera e, notando che la scodella col latte era ancora piena, la porta via, prendendola con uno straccio, gesto significativo sul sentimento di repulsione che nonostante tutto provava… Convinta che la colazione da lei affettuosamente preparata non avesse incontrato il gusto del fratello,   la sostituisce con una ampia scelta di cibi vari, per lo più avanzi delle cene precedenti,   sparsi su un foglio di giornale. Sorprende come il fratello che di norma aveva un’avversione per il formaggio ne succhiasse adesso avidamente le bucce…, la “Verwandlung” si era estesa anche alle sue abitudini alimentari… Cominciava tuttavia anche a farsi strada una certa intesa e la sorella d’ora in avanti prima di entrare avrebbe   provocato dei piccoli rumori con la chiave nella toppa in modo da avvertire il fratello della sua venuta e   consentirgli così di riparare sotto il divano… Il rapporto con la diciassettenne Grete, da lui definita come “la mia migliore amica di Praga”, anche se ridotto alla fornitura di cibo, sarebbe rimasto l’unico aggancio con la famiglia, da cui presto sarebbe andata via anche la domestica, dopo aver implorato la mamma in ginocchio di licenziarla… Al povero Gregor, che a suo tempo si era riproposto di premiare l’affetto della sorella, fermamente deciso ad aiutarla a realizzare i suoi sogni assumendosi i costi dei suoi studi di violino al conservatorio, adesso non restava altro che appoggiarsi eretto contro la porta e origliare. Il benessere della famiglia era stato da sempre al centro dei suoi pensieri e adesso e così avrebbe appreso che la particolare parsimonia a cui la famiglia aveva improntato la sua vita avrebbe consentito alla stessa di contare sui risparmi raggranellati e guardare con una certa serenità all’incombente futuro. Un’altra attività “inventata” da Gregor per trascorre quelle interminabili ore di segregazione era quella di trascinarsi verso la finestra e da essa guardare fuori, per sentirsi in qualche modo ancora partecipe della vita degli altri, oppure andava a distendersi sul divano, riprendendo un’abitudine spesso ricordata nel suo “Diario”: “… dalla stanchezza non sono riuscito   a scrivere nulla e mi sono disteso sul divano alternativamente ora nella stanza calda ora in quella fredda, con le gambe che mi facevano male e sogni schifosi…” (13 dicembre 1911). Sulla funzione per certi versi ristoratrice del divano avrà modo di soffermarsi spesso e il 17 marzo 1912 annota: “Ho trascorso l’intero pomeriggio sul divano con una stanchezza dolorosa…”. Con la sorella, a cui purtroppo non poteva esprimere la sua incondizionata gratitudine, cercava di essere sempre pieno di attenzione. Per evitarle   la vista di certo non piacevole del suo corpo faticosamente sistemato sotto il divano, aveva cercato di poggiarvi sopra un lenzuolo che poi, una volta rintanatosi, faceva cadere per coprirsi completamente. Con i genitori però il rapporto rimaneva difficile; questi avevano tacitamente approvato l’abnegazione con cui la figlia si era assunto quell’oneroso compito di accudire il fratello e ogni volta che la stessa usciva da quella stanza dopo aver fatto le pulizie erano letteralmente assetati di apprendere come andassero le cose e la tempestavano di domande… La madre tuttavia non si era rassegnata a non vedere quel figlio “disgraziato” ed esprimeva di continuo quel desiderio represso. Gregor da parte sua impegnato a rendere sempre meno noioso quel suo vagare nella stanza aveva escogitato un modo per strisciare sulle pareti e sul soffitto. Era un’alternativa di cui intimamente si compiaceva anche perché la sorella accortasi di questa sua predilezione gliela aveva per cerri versi facilitata liberando la stanza dai mobili. Un’incombenza   questa che purtroppo non poteva portare a termine da sola e così un giorno, approfittando della momentanea assenza del padre, ha cercato di coinvolgere l’anziana madre per spostare il pesante cassettone. Gregor come al solito si era rintanato sotto il divano facendo attenzione che il lenzuolo lo coprisse completamente. L’impresa ideata da Grete e soprattutto lo spostamento di quel pesante cassettone doveva tuttavia dimostrarsi proibitivo per la mamma, che inutilmente avrebbe ideato di dissuadere la figlia.

L’idea di rimuovere tutti i mobili tra l’altro non era stata accettata neppure da Gregor, che dal suo rifugio aveva attentamente seguito tutta la discussione e non   poteva assolutamente approvare che venisse portata via anche la sua “amata” scrivania… Turbato da quelle prospettive e stanco per essere stato costretto a rimanere schiacciato per ore sotto il divano,   decide alla fine di uscire approfittando della temporanea assenza delle due donne. Dispiaciuto per essere stato privato del cassettone, dove tra l’altro erano riposti i suoi attrezzi per i lavori di traforo, e atterrito dall’idea di essere privato anche della scrivania su cui aveva per anni studiato, esce dal suo nascondiglio fermamente deciso a “salvare” qualcosa   della sua vita pregressa. La sua attenzione fu immediatamente attirata dal quadro delle signora   con la pelliccia che adesso spiccava sulla parete vuota e   senza pensarci due volte si arrampicò, rimanendovi appiccicato sopra; quel quadro, almeno quello non glielo avrebbero portato via… Proprio in quell’attimo sarebbero rientrate le due donne, dopo una pausa abbastanza lunga per riprendersi dalla fatica dello spostamento dei mobili, e lo sguardo di Grete cadde su Gregor…; questa nel tentativo di risparmiare alla madre quella vista, le propone di tornare nell’altra stanza… Ma la madre, già insospettita dalla reazione controllata ma visibilmente allarmata di Grete, riesce a sbirciare dentro la stanza e la vista di quell’immondo, gigantesco insetto le sarà fatale; la donna sviene,   cadendo pesantemente sul divano. La sorella reagisce in modo deciso a quella inaspettata scena e con pugno minaccioso   e sguardo penetrante si rivolge al fratello con un semplice ma minaccioso – Tu, Gregor! – . Erano le prime parole direttamente rivolte verso di lui dopo l’avvenuta “Verwandlung” ; subito dopo si precipita nella stanza accanto alla ricerca di essenze utili a far riprendere la madre. Gregor, cosciente del guaio involontariamente provocato vorrebbe in qualche modo essere utile e   la segue complicando così la già critica situazione. Grete, voltatasi, e vistosi accanto il fratello reagisce in modo istintivo e, atterrita, lascia cadere   tutte le bottigliette che aveva in mano e che vanno regolarmente in frantumi. Di corsa poi si precipita dalla madre dopo aver chiuso con un calcio la porta della stanza di Gregor, che vi rimane dentro ferito – una delle schegge di vetro gli era caduta addosso – allibito e mortificato… Nel frattempo suonano alla porta; la ragazza di servizio, atterrita, si era rinchiusa nella sua stanza; ad andare ad aprire è costretta Grete che si trova davanti il padre; questi allarmato chiede cosa fosse successo. Grete, appoggiando il viso sul petto del padre, mormora in modo concitato che la madre era svenuta e si stava riprendendo; a causare il tutto Gregor, che inaspettatamente era   uscito dalla stanza… La reazione del padre, che per certi versi aveva in qualche modo presagito quel precipitare degli eventi,   sarà minacciosa e violenta. Gregor da parte sua   si   dirige verso la sua stanza   fermandosi sulla porta, avrebbe così voluto dimostrare al padre di avere   tutte le buone intenzione di “sparire”. Ad ergersi davanti a lui la figura possente del genitore, letteralmente trasformato e completamente diverso da quella   creatura malaticcia e debole stesa di norma   in vestaglia su una sdraio con cui ormai da tempo si era abituato a convivere.. Con   addosso l’uniforme prescrittagli dall’istituto bancario dove lavorava e enormemente compiaciuto per quella divisa che gli conferiva un aspetto autorevole, era   ridiventato il “gigante”, quel gigante su cui   quel figlio mingherlino e complessato si sarebbe soffermato nella “famosa” lettera al padre, scritta nel 1919 e mai spedita… Adesso, messo concitatamente al corrente da Grete su quanto era successo, il genitore da sempre maldisposto nei confronti di quel figlio, così “diverso” da lui e per di più “vegetariano”, getta il cappello sul divano e gli si avvicina minaccioso. Questi, pienamente cosciente di quell’impari confronto, cerca   di schivarlo e striscia timidamente verso la porta. Da qui sollevando lentamente la testa rimane ulteriormente “stupito dalla grandezza gigantesca delle suole delle sue scarpe… ”.. Come non pensare a questo punto alla già citata lettera al padre del 1919, in cui il figlio, mingherlino e malaticcio rievoca gli attimi di tremenda paura di cui era vittima al solo pensiero di doversi confrontare con quel “gigante”, che prima di sposarsi e diventare titolare di un negozio di alimentari a Praga aveva fatto il “fuochista” nelle ferrovie boeme, impegnato ad alimentare senza sosta con palate di carbone quei treni sbuffanti le cui caldaie ne divoravano a tonnellate…  – “Ancora a distanza di anni ho continuato a soffrire immaginandomi che quell’uomo gigantesco, mio padre, l’ultima istanza, potesse arrivare quasi senza motivo e, tirandomi giù dal letto, portarmi di notte sul balcone e lì lasciarmi, tanto per lui non ero altro che una nullità… Ricordo per esempio quando ci spogliavamo nella stessa cabina. Io magro, debole, sottile, tu   forte, alto, imponente. Anche dentro la cabina mi facevo pena, non solo davanti a te, ma davanti al mondo intero, perché tu eri per me la misura di tutte le cose. Quando poi uscivamo tra la gente e tu mi tenevi per mano, ero uno scheletrino…”.

Ha così inizio un innaturale inseguimento col padre che sembrava provare un piacere beffardo a terrorizzare il figlio in una sfida impari, dato che il povero Gregor, costretto a strisciare, non poteva lontanamente neppure immaginare di tener testa ad uno che poteva correre… Anche questa scena avrebbe trovato un riscontro preciso nella già citata lettera – “….terribile era anche quando tu gridando mi ricorrevi intorno al tavolo minacciando di acchiapparmi da un momento all’altro, ma in realtà non volevi prendere nessuno…”.     A interrompere quell’ impietoso inseguimento il rumore indistinto di un oggetto   che lo avrebbe colpito di striscio per poi rotolare distintamente via;   era una mela con cui il padre, che se n’era fatta una vera scorta attingendo da un vassoio posto sulla credenza, avrebbe dato inizio ad un vero e proprio bombardamento, senza dare tuttavia l’impressione di mirare con precisione sul bersaglio… Alla   prima mela andata a vuoto ne sarebbe seguita una seconda che, dopo aver centrato la schiena di Gregor, gli si conficca dentro. Nonostante la ferita egli cerca di trovare una via di salvezza, ma   subito dopo, schiantato dal dolore, sviene. Prima di perdere completamente i sensi intravede la madre, che, appena ripresasi dallo svenimento e ancora mezzo svestita, si stava precipitando verso il marito. Una volta raggiuntolo lo abbraccia e lo implora di risparmiare la vita a quel figlio già così duramente colpito…Con   questa scena di toccante intensità di chiude il secondo capitolo.

La grave ferita di Gregor che lo fece soffrire per oltre un mese – la mela rimase conficcata nella carne, quale visibile ricordo, perché nessuno se la sentiva di estrarla – rammentò persino al padre che Gregor era pur sempre un membro della famiglia, e, nonostante il suo attuale aspetto squallido e disgustoso, non era giusto trattarlo come un nemico;   il dovere familiare imponeva di soffocare la ripugnanza e sopportare, null’altro che sopportare… Quella creatura tuttavia aveva ancora una volta pagato il tributo più amaro; la sua mobilità si era alquanto ridotta, di arrampicarsi sulle parete non ci pensava neppure, ormai non poteva fare altro che girare per la stanza come un vecchio “invalido”. In compenso avrebbe ricevuto un “privilegio” da lui ritenuto abbondantemente   compensativo…Di sera gli veniva spalancata la porta della stanza e lui, rimanendo al buio poteva adesso vedere la famiglia riunita ed ascoltare i loro discorsi, senza essere costretto ad origliare… Nonostante tutto quell’ambiente familiare non si distingueva per vivacità; il padre, visibilmente stanco, finiva con l’assopirsi, la madre era impegnata in lavori di ricamo eseguito per conto di una casa di moda, mentre la sorella che nel frattempo aveva trovato un impiego da commessa   tentava di perfezionare le sue conoscenze di stenografia e di francese nella speranza di trovare un’occupazione più redditizia… Il padre addirittura evitava di togliersi l’uniforme, che col tempo aveva perso la lucentezza dei primi giorni, quasi per dimostrare la sua disponibilità a considerarsi sempre “in servizio”. Alle 10 in punto poi diventava veramente impegnativo sia per la madre che per la sorella convincerlo ad andare al letto, visto che tra l’altro la sveglia per lui sarebbe suonata   molto presto dato che iniziava il suo turno lavorativo già alle sei del mattino. Chi aveva tempo in quella famiglia logorata e stanca di occuparsi di Gregor più di quanto fosse necessario? Le spese per l’andamento della casa venivano ridotte sempre di più; pure la servetta venne licenziata; al suo posto fu assunto a ore, per i lavori più pesanti, un donnone ossuto con le candide chiome scarmigliate… Nel frattempo sia la madre che la sorella si erano disfatte – vendendoli – di quei pochi gioielli posseduti e che tanta gioia avevano a suo tempo loro   procurato. Nessuno tuttavia prendeva in considerazione di cambiare quell’abitazione troppo grande per una più piccola e conseguentemente più economica. Il fardello di quel fratello colpito da una disgrazia unica e per di più inimmaginabile impediva ogni considerazione in proposito. Le serate finivano immancabilmente col concludersi con l’invito della madre a Grete di chiudere la porta di Gregor , per aver tempo e modo di scambiarsi – guancia a guancia – le loro lacrime o restare ancora un po’ con gli occhi ancora umidi a rimirare mute il tavolo… Quella ormai era la triste, ripetitiva sorte che giornalmente toccava a Gregor e alle persone care che gli stavano attorno, Grete, impegnata in negozio continuava a   portare a termine due volte al giorno – di mattina e a mezzogiorno – quelle incombenze che ormai sentiva le appartenessero; senza curarsi eccessivamente della scelta delle pietanze, le spingeva con la punta del piede nella stanza del fratello; di sera poi recuperava con la scopa gli avanzi, senza preoccuparsi   se le pietanze fossero state consumate, … Da queste piccole ma significative operazioni si poteva concludere che quella innaturale convivenza stava per incidere profondamente sul comportamento di Grete, che trovava sempre meno tempo da dedicare all’igiene di quella camera, portata a termine con sempre più vistosa malavoglia…. La madre che in silenzio aveva notato quella preoccupante svolta nel comportamento di Grete aveva da parte sua tentato di sostituirsi alla figlia in quell’ingrato compito, col risultato di provocare una sua reazione disperata, quando Grete, tornata a casa dal lavoro e notata quella pulizia “generale”, non ha potuto fare a meno che erompere in un pianto dirotto, che ha finito inevitabilmente col contagiare tutti… Da allora in poi ad occuparsi di Gregor era stata incaricata la nuova domestica, un donnone rotto ad ogni esperienza, per nulla impressionata   dalla vista di Gregor. Anzi tra i due doveva nascere   uno strano rapporto di confronto e sfida; la donna che non mancava mai di lasciare momentaneamente aperta quella porta per avere così modo di gettare uno sguardo su quell’immondo ospite, era solita interloquire con lui utilizzando espressioni che doveva ritenere “gentili” come “vieni un po’ qua, vecchio scarafaggio di merda”.


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Bart