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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: La posta al cignale

19 Febbraio 2010

 di Roberto Capperucci

[La rivista dà il benvenuto al nuovo collaboratore]

“ Speravo proprio stanotte di passalla a letto perché per tre nottate non ho potuto dormì “ mi disse Maso, un mezzadro di una fattoria del pisano, “ a lei sor dottore, gliela voglio proprio raccontà, dunque la mi stia a sentì:

Giorni orsono, mentre stavo a levà l’erbaccia nell’orto, passò di li il sottofattore e mi disse : o Maso, la al poggio al fio, ho visto le pedate d’un cignale che parevano quelle della maiala che s’ha ‘n fattoria; è senz’altro un mastio e peserà più d’un quintale.

Ora, finché trova qualcosa da mangià, va bene, poi però verrà in giù, verso casa tua e se t’entra in codest’orto stai pur certo che la mattina lo troverai cortrato, peggio che ci fosse passato un trattore..

Bisognerebbe che tu gli facessi la posta, se riesci a beccallo e tu lo vendessi al Marcacci il macellaio, perché lui lavora quell’animali, ci piglieresti più d’un vitello; mentre il vitello è metà tuo e metà del padrone, quello sarebbe tutto tuo “

“ E come farei a beccallo ? Gli risposi “

“ Semplice, ti c’apposti la sera verso le dieci e naturalmente devi aspettà che rientri; o lo becchi quando va a mangià o quando si ripone pé andà a dormì ; c’è un capanno che orell’anno il farmacista fece per tirà alle tortole, se tu lo rassetti un po’ e sopra ci metti un ombrello verde

pé riparatti dalla guazza della notte, è fatta. “

“ Io sor dottore, ho fatto come m’ha detto lui, mi c’appostai alle dieci e naturalmente buttando giù qualche gotto da una bottiglia che m’ero portato, ho vegliato tutta la notte, ovvero, quasi tutta la notte, perché mi so’ addormentato e mi so svegliato verso le tre.

Ad esse sinceri, potrei anche un avello visto ‘l cignale, ma credo proprio che un sia passato.

Alle cinque viensi via e quando arrivai sull’aia vidi il sottofattore che usciva di casa mia e quando mi vide mi venne incontro e mi disse: o Maso la tu’ moglie m’ha mandato a chiama’ perché sentiva muglia’ nella stalla ; sono venuto subito ed infatti la vacca manritta pareva proprio che avesse una colica.

Ho detto alla Caterina che facesse un paiolo di camomillora ed infatti dopo un’oretta s’è calmata ,

ora sta bene, anzi ha già cominciato a digrumà; ora voglio andà un po’ a letto perché un paio d’ore le voglio dormì.“ Anch’io sor dottore me ne andai a letto e quando entrai in camera la mi moglie che s’era svegliata mi disse : “ allora Maso l’hai ammazzato ‘l cignale ?”

“ Mi toccò anco a lei dille di no; mi spogliai e quando entrai nel letto sentii che era bello caldo, poera donna avea riscaldato la mì parte.

Per altre dù sere feci la posta ma un vidi nulla, poi stamani il sottofattore m’ha detto che nella riserva del conte avevano ammazzato un cignalone di centoventi chili e quindi era inutile perde altre   nottate.

Meno male che la mì Caterina m’ha scaldato sempre ‘l letto; la mì moglie l’è davvero una brava donna, mi manda pulito, mi fa sempre da mangiare, rassetta bene la casa, certo un me ne posso davvero lamentà, l’unica cosa è che pe fa all’amore un’è tanto pe’ la quale, quando c’ha le su cose, quand’è stanca perché ha lavorato troppo nel campo…insomma, lei la mi capisce…in ogni modo anco il pensiero   d’avemmi scaldato’l letto dalla mì parte un’è cosa da poo.

Insomma sor dottore.un si po’, come dice il proverbio, avé la botte piena e la moglie briaa, bisogna sapessi contentà.”

Fortunatamente la vacca per la quale ero stato chiamato partorì alla svelta, così dopo tre notti passate ad aspettare il cinghiale poteva andarsene a dormire, scommetto però che questa volta la moglie non pensò a scaldargli il letto dalla sua parte.

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1 commento

  1. Commento by Alamanno Capecchi — 14 Aprile 2010 @ 21:56

    Piacevole e scorrevole racconto in lingua pisaliana.
    Alamanno.

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