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LETTERATURA: La prima notte, di Raul Montanari

9 Luglio 2008

di Paolo Cacciolati
[Paolo Cacciolati, nato il quattro dicembre di una quarantina d’anni fa, ha vinto vari concorsi di narrativa e ha pubblicato racconti su riviste letterarie e sul sito Nazione Indiana. Nel 2006 ha pubblicato con Fandango un racconto per la raccolta “Una palla di racconto”. Collabora con il sito Vibrissebollettino, pubblicando recensioni in Bottega di Lettura ed è redattore del sito Lapoesiaelospirito.
E’ in uscita il suo primo romanzo, Mirco Michichi, generatore di entusiasmo, per le Edizioni TEA, collana Neon!]

Le uscite del nostro orticello letterario quest’anno sembrano essere dominate da due soli protagonisti: new epic o donne.
Da questa dicotomia avanza poco, così non mi stupisco se anche un autore come Raul Montanari si sia allineato, scegliendo per il suo nuovo romanzo il topos “donna”, centrando il libro su una figura femminile, Irene, che domina tutta la vicenda ed è la principale voce narrante.
Irene è il perno intorno a cui girano le vicende di due uomini, Remo e Gavril, vincolati tra loro da un segreto che affonda nel passato, legandoli indissolubilmente. All’età di quindici anni furono coinvolti in fatto di sangue: Gavril, dopo esser stato aggredito dal padre di Remo, lo uccise incidentalmente, sotto gli occhi dell’amico che aveva cercati di difenderlo contro l’aggressione del padre. E’ un episodio che trasformerà il loro rapporto in qualcosa di gemellare, legandoli con una sorta di patto di reciproca assistenza.
Da qui in poi entra in gioco Irene, che narra le sue esperienze giovanili, finchè conosce Remo alla sua festa di laurea, se ne innamora e lo sposa. Tutto bene? Manco per idea, presto sorgono i primi problemi e poi ricompare anche Gavril.
Ancora una pagina irrisolta del passato spinge un terzo uomo a interessarsi morbosamente a Irene, entrando in conflitto con i primi due. Naturalmente tra i tre contendenti vince (in apparenza) il quarto, ovvero l’interlocutore di Irene, che si presta ad ascoltarla nella loro prima notte insieme.
Raul Montanari con questo romanzo pare essersi sottoposto a una duplice sfida. Da un lato costruire l’intera narrazione in forma di semplice dialogo fra Irene e l’uomo che trascore con lei la notte. Dall’altro lato calarsi nei panni di un personaggio femminile, entrare nella psiche di una donna con le sue molteplici? infinite? sfaccettature.
Se nella prima operazione vince facilmente la sua battaglia, utilizzando in modo magistrale l’alternanza di toni e omettendo perfino le virgolette delle battute, il secondo bersaglio appare di più arduo raggiungimento.
Una cara amica tempo fa mi disse: a volte vorrei scrivere come un uomo. Non ricordo cosa le risposi, ma penso che non ci sia un modo di scrivere maschile o femminile, conta semmai la capacità di tradurre la propria esperienza in un linguaggio credibile e condivisibile sia dall’emisfero maschile che dall’altra metà del cielo.
A volte, l’obiettivo che uno scrittore si pone con un libro tende a travalicare la voce del(la) protagonista. Spesso, nella volontà di far girar tutto e tutti in direzione dell’assunto che si vuol dimostrare, si corre il rischio di far perdere spontaneità ai propri personaggi.
Non so se questo accada ne La prima notte, però, a mio parere, il personaggio di Irene parla con un timbro più incline al mostrare, al far vedere, che all’autoanalisi e alla resezione di ogni millimetro delle proprie emozioni, tipico di molte voci narranti al femminile. Questo non significa negare che ci siano donne che ragionano secondo schemi un tempo attribuiti ai maschietti, ma è un dato di fatto che, almeno nella nostra narrativa, tenda ancora a prevalere questa impostazione.
Prendiamo ad esempio un paio di recenti uscite, di due scrittrici di casa nostra. Chiara Gamberale nel suo romanzo La zona cieca (Bompiani) così descrive la crisi d’identità della sua protagonista.”Gli uomini. Ne individuavo uno il più difficile da conquistare, lo avvicinavo, entravo nella sua vita, ne condizionavo almeno un paio di abitudini per accertarmi di essere passata di là e poi scomparivo. Quelli che incontravo in qualche modo avrebbero potuto capire che l’intimità e la completa accondiscendenza che gli riservavo non aveva niente di personale nei loro confronti. E’ che non sapevo vivere, e speravo di riuscirci rispondendo ai desideri di chi sapeva farlo, di chi amava leggere o ascoltare il jazz o andare in barca a vela, di chi preferiva qualcosa a qualcos’altro…”
Caterina Bonvicini, con il suo libro L’equilibrio degli squali (Garzanti), così fa descrivere dalla sua protagonista un rapporto ormai incrinato:”Nel frattempo era tornato Arturo. Incrinatura dopo incrinatura non sapevamo più cosa dirci. Eravamo lì, nell’ingresso, uno di fronte all’altro, a toccarci la faccia. C’erano dei rancori e ci scappava qualche morso. C’erano cose non dette o dette troppo, e ci infilavamo la lingua in gola. C’erano cose senza nome, mai capite e mai definite, e le schiacciavamo in mezzo a noi con la pancia. Dopo per un po’ riuscivamo perfino a sentirci sereni.”
L’approccio di Raul Montanari a questa materia mi pare più misurato, evitando di esporre direttamente quello che si agita nell’animo della sua protagonista. Preferisce farlo comprendere al lettore con i dialoghi tra lei e il suo nuovo amante, e indirettamente tramite l’esposizione delle sue vicissitudini, anche allo scopo di lasciare quel margine di non detto ma sospettato che agevola, tra l’altro, lo scivolamento verso la sorpresa finale.
L’autore, considerato uno dei maestri del noi italiano, non rinuncia neppure qui alla suspence, ma è come se la traslasse sul fondo dell’anima della sua protagonista, è come se invitasse il lettore a scoprire chi sia veramente questa donna, che appare sì leggera e sorridente nel raccontare le sue vicende, anche le più drammatiche, ma sembra pure sfidare il suo interlocutore, e noi con lui, a capire se veramente sia stato sollevato l’ultimo velo sulla verità.
A volte, poi, riserva magistrali pennellate agli elementi di contorno alla storia, come nella raffigurazione degli studi televisivi dove si sono conosciuti Irene e il suo amante. E rappresenta in modo sapido il campionario di presenzianti a certi salotti catodici.
Ecco, ad esempio, come descrive lo scrittore tipo, comparsante in tivù:
“Hai presente come fanno i bruchi, no? Sono brutti, anzi orridi, mollicci e ripugnanti; però poi si trasformano in magiche creature alate. Agli scrittori succede spesso un fenomeno curioso. I loro libri sono belli, talvolta bellissimi, pieni di spirito, di conoscenza della vita, di arte. Loro invece, a conoscerli, sono repellenti, gonfi di supponenza quanto i bruchi sono gonfi di quel liquame che se li spiaccichi sotto il piede schizza tutto fuori lasciandone solo la pelle. Per questo li chiamo Bruchi Permanenti: sono bruchi che rimangono bruchi, non si trasformano mai, benché da loro si stacchino le farfalle meravigliose che sono i loro libri. E’ rarissimo che uno scrittore sia, di persona, all’altezza delle sue pagine.”
In sostanza, mi pare che si confermino qui le capacità dell’autore nel creare una corrente di tensione sotterranea, alzando progressivamente la posta in gioco, giocando solo sul racconto della protagonista, miscelando i momenti di tensione con quelli di distensione. Così l’azione, pur rimanendo fisicamente ancorata alla camera dei due amanti, si dilata in una serie di storie choccanti che si sovrappongono, fino a confluire in un finale ad alta tensione. E meno male che Raul Montanari non è stato troppo di parola nel promettere il superamento del genere giallo.


Letto 1945 volte.


1 commento

  1. Pingback by Fontan Blog » LETTERATURA: La prima notte, di Raul Montanari - Il blog degli studenti. — 10 Luglio 2008 @ 00:56

    […] Nicola Dal Falco: […]

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart