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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: La visione

16 Novembre 2007

racconto di Giovanni Agnoloni

[Tra le sue opere: “Letteratura del fantastico – I giardini di Lorien”, lungo saggio sull’opera di Tolkien, ed. Spazio Tre, 2004; sempre su Tolkien: “La fantasia tolkieniana e i paesaggi d’Irlanda”, in “Minas Tirith” n ° 14, 2005]

Un cane passeggiava quieto in mezzo alla polvere della strada. Casablanca riluceva di polveri sottili smaltate di profumi speziati. La donna si era avvicinata a un negozio di oggetti in paglia, e Aziz continuava a interrogarsi sulla sua figura enigmatica.

Era bianchissima di carnagione, e proprio per questo spiccava, nel brunito mare umano che fermentava tutt’intorno. Eppure indossava abiti tradizionali marocchini, e più in generale aveva l’aria di chi non è nuovo del posto: una sorta di confidenza nata dalla consuetudine, una pratica di vita che solo gli anni conferiscono. C’era pace, nell’aria. Come una pausa cosmica nell’eterno divenire cicalante delle viuzze della kashba. Aziz beveva un tè amaro, e intanto continuava a fissare quella donna, sicuro di non esser visto. Secondo lui racchiudeva un mistero, che richiedeva di essere scoperto. Passarono cinque minuti buoni, prima che si decidesse ad avvicinarla. Era molto bella, e Aziz temeva che se ne andasse. Ma lei sembrava non avere alcuna fretta. Esaminava gli oggetti esposti con cura per il dettaglio, non mostrando neanche un accenno della tipica fretta degli europei. Mentre percorreva i pochi metri della strada da attraversare, Aziz sentì come una musica lontana, un arcano richiamo, di cui l’aria circostante pareva essere impregnata. Eppure nessuno stava suonando, lì vicino. “Sarà una sirena del deserto,” pensò. “Le sirene arrivano sempre con la musica.” La bianca pelle di lei emanava candore e magia, e quando le disse “Posso disturbarla, signora?”, e lei si voltò, vide che aveva gli occhi di un colore trasparente come l’acqua di sorgente, e insieme profondo come un lago nascosto tra le più alte vette. La solennità del suo sguardo, però, non toglieva umanità al suo sorriso. Per nulla infastidita, la donna sembrava anzi aspettare l’arrivo di Aziz: “Mi dica, signore,” gli rispose.

Fu sorpreso di sentirla rispondere in arabo. Anche lui le si era rivolto nella sua lingua natia, quasi che desse per scontato che la conoscesse. Eppure quei suoni aspirati avevano un che di strano, in una bocca abituata a modulare armonie inglesi o, chissà, francesi.
“Le volevo rivolgere una domanda, se mi permette,” Aziz si scusò.
“Certo, nessun disturbo.” Lo sguardo le brillava tranquillo, come se fosse consapevole della prossimità di un evento atteso a lungo. La vetrina sporca della bottega riusciva ancora a riverberare la luce del caldo sole di giugno, mentre Aziz si preparava a formulare la domanda:
“Da dove viene, e perché mi appare così stranamente familiare?”
La donna sospirò, e sembrava che la risposta che doveva dare contenesse un mondo intero, un’intera vita. “Questa è una domanda complessa, Aziz,” disse. Lui non si stupì molto del fatto che sapesse come si chiamava. Era evidente come non fosse venuta lì per caso, poiché in tutto e per tutto pareva volerlo accontentare, fin quasi a servirlo. Se si fosse trattato di una situazione normale, Aziz avrebbe pensato di essersi perdutamente innamorato. Ma quella non era una situazione normale. E allora bisognava scoprirne il perché. Se quella donna svolgeva un ruolo nel suo destino, era il momento di capirlo.
“Vengo da un bosco del Nord Europa, ma ora il deserto è la mia casa,” lei spiegò.
“Perché?” replicò Aziz, sottilmente preoccupato.
“Perché anche i luoghi aridi hanno bisogno di una sorgente.”
“E tu sei la mia sorgente? Sei forse una sirena del deserto?” Gli era venuto spontaneo usare un tono amichevole, dopo le parole che lei aveva dette.
“Ti aspettavo, Aziz.”
“Dove vuoi portarmi?” chiese lui.
“Alla mia oasi.”

E iniziò ad allontanarsi. Aziz la seguì. Si inoltrarono per le strade della kashba, incuneandosi tra gli odori solidi delle botteghe e le fragranze appiccicose dei ristoranti berberi. Ad Aziz sembrava di entrare in un sogno fatto di sabbia e frammenti di minerali. La sua coscienza stava svanendo nelle linee della schiena di lei, che lo precedeva senza mai voltarsi. Ad un tratto temette di averla perduta, ma di fronte a sé continuava a vedere il segno di un richiamo inconfondibile. Sospinto da tale forza, abbandonò il centro e si diresse fino al deserto. Quindi vi si inoltrò, senza mai sentire né fame né sete, per un tempo che gli parve infinito. L’oasi era lì, di fronte a lui, e man mano che vi si avvicinava la vedeva più grande e più nitida. Il clima cambiò, e cominciò a sentire i propri abiti inadeguati. Alla fine giunse al margine di quella che era una vera foresta, e lei riapparve, da dietro un albero che Aziz non aveva mai visto.
“Seguimi,” disse.
Lui non rispose, ma le ubbidì soltanto. Suoni ovattati di muschi in movimento, frammisti al canto di animali invisibili, penetrarono nella sua anima da lontano e, via via che la vegetazione si faceva più fitta, Aziz percepiva la fragranza del verde crescere intorno a lui. Finché non giunsero inuna radura. Aveva una forma circolare, ed era coperta da un soffice manto erboso. Lei lo precedette, sedendosi nel centro esatto. Lui le andò dietro come un bambino.
“Sdraiati,” gli disse. E così lui fece.
“Che vuoi da me?” Aziz le domandò, dopo un breve silenzio.
“Portarti al cuore delle cose,” rispose la sirena.
“E dov’è?” replicò Aziz.
“Proprio qui.”
A quel punto Aziz si ridestò. Erano le quattro mento venti, e nell’aria fritta del centro di Casablanca una turista norvegese stava comprando un cestino di vimini.


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3 Comments

  1. Commento by marino — 16 Novembre 2007 @ 13:54

    bravo Giovanni, bel testo.

  2. Commento by Giovanni Agnoloni — 16 Novembre 2007 @ 14:09

    Grazie mille, Marino, sono felice che ti sia piaciuto!

    Un caro saluto,
    Giovanni

  3. Commento by Agnieszka — 16 Novembre 2007 @ 20:28

    Caro Giovanni,
    mi é piaciuto tanto!Per un istante mi sono lasciata trasportare dai pensieri. Mi sono trasferita con la mente a Casablanca.
    un abbraccio
    Agnieszka

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