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LETTERATURA: Le lettere di Susette a Hölderlin (2)

31 Maggio 2010

di Nino Campagna

[Nino Campagna, presidente dell’Acit di Pescia (Associazione Culturale Italo-Tedesca) (acitpescia@alice.it), che conosco da vari anni, è un infaticabile messaggero della cultura, in particolare di quella tedesca, di cui si può dire sappia tutto. Affascinato da quella letteratura va in giro a parlarne davanti a studenti e professori, incantando tutti con il suo eloquio da oratore tanto preparato quanto appassionato. Non si finirebbe mai di ascoltarlo. Della cultura tedesca conosce non solo la letteratura, ma la musica e in modo tutto speciale – al contrario di quanto accade in Italia – la fiaba, che nella Germania gode di grande considerazione, quasi a livello di vero e proprio culto. Per la sua attività ultra quarantennale è stato insignito della croce al merito culturale concessagli dal Presidente della Repubblica Federale di Germania Horst Köhler. Essendo la sua opera protesa alla diffusione della cultura tedesca, la rivista è lieta della sua collaborazione, che ci farà conoscere molti aspetti interessanti di quella Nazione, e per questo lo ringrazia.]

 (Francoforte, 3 luglio 1799)

Ti voglio dedicare un paio di minuti solitari… voglia solo il cielo cheessi non mi (alcuni ospiti ndt) siano di ostacolo per giovedì mattina. Questo pensiero di non poter venire da Te mi martella spesso la testa. Io mi affido al nostro genio dell’amore, infatti non tutto a partire dalla nostra separazione è andato come sperato…

Giovedì mattina

Quanto volentieri mi intratterrei con Te ancora un poco in modo tranquillo… Cerca di essere calmo, carissimo cuore, e abbi un po’ più di fiducia negli uomini, qualche volta sono migliori di quanto noi pensiamo… Fai che dentro di Te alberghi compassione e mai odio o ripulsa. Perdonami se tocco ancora questa corda, per me era sempre come se me lo fossi dimenticato e te lo avrei dovuto dire…”
“Quanto mi è difficile rompere il silenzio! – E tuttavia per me è sempre come se potessi con il solo scrivere trovare pace e appagamento, quanto mi è penoso quando per interi giorni mi rigiro senza trovare tempo tranquillo per questo, se dovessi augurarmi dal cielo un solo desiderio per la mia attuale condizione, sarebbe di sicuro quello di concedermi ogni giorno una sola ora tutta per me, che io poi vorrei consacrare a Te mio caro. Tu non credi quanto mi opprima rimanere chiusa con tutto il peso delle sensazioni e non poterle affidare neppure alla penna…

10 agosto

Adesso Ti devo confessare che il futuro mi fa paura. Non trovo via d’uscita e senza di Te   non posso fare nulla. Possiamo in futuro, quando sarò di nuovo in città vivere senza avere notizie l’uno dell’altra? – … Io mi perdo nei miei pensieri, per questo dimmi cosa pensi e non far sostenere solo a me il pesante fardello della decisione, ciò che Tu consideri un bene è anche la mia volontà, e se Tu dovessi anche credere che sia un bene veramente fare un taglio netto tra noi due, non Ti contraddirò, le relazioni invisibili continuano a durare e la vita è breve. Sento freddo! Perderla   perché è breve? – Oh dimmi! Dove ci ritroveremo? – Cara! Amata! Anima – Dove trovo pace?…- Che arte difficile è l’amore! Chi può capirlo? E chi deve non seguirlo? – Cerca di fare ricorso a tutta la tua razionalità e parlami in modo convincente, infatti lo trovo necessario e a chi altri posso io chiedere se non a Te, mio unico amico. –

15 agosto:

“Sono sola! – Adesso vorrei raccontare volentieri qualcosa del viaggio, ma quello che mi sembra più necessario mi continua ad incalzare, vorrei procurare aria al mio cuore oppresso, nel bel silenzio della sera. – Quanta malinconia ho addosso! Vorrei piangere sempre, bramo risposte della Tua anima apparentata! Tutto così caro! così armonioso e tuttavia per me così   spento dove manca il segno della tua presenza, la certezza che adesso il Tuo cuore parla col mio. Oh! Amore una volta provato, felice, amato, celestiale! Quale vuoto lascia nel cuore la divisione, che non può essere colmata da nulla, e rende tutto solo più palpabile. Ti deve solo confessare che io non ce la faccio proprio di non sapere questo inverno nulla di Te, quindi mi è venuto in mente se Tu sei in zona, potresti venire ogni due mesi il fissato giovedì alla sera alle 9 sotto la mia finestra con tutta la cautela del caso, io allora vedrò che Tu sei ancora qui e stai bene. Quanto significa già questo per il mio cuore! Ed io potrei gettarTi giù un bigliettino, devo per adesso rinunziare alle Tue lettere, perché non credo sia al momento opportuno che Tu venga a casa, allora cercherò di capire dai Tuoi scritti come stai in spirito e di sicuro riconoscere, dimmi a quale indirizzo posso richiedere la Tua rivista, appena sarà uscita. La prossima primavera ci ritroverà qui ed il primo canto della nuova allodola sarà il segnale della nostra ravvicinata unione. Scrivo al buio, il sole e i suoi raggi sono tramontati. Così è adesso un po’ buio fino a quando il nostro sole riapparirà, egli ritorna, ritorna   di sicuro? Oh! Natura benevola! Insegnami a fidarmi e calma questo cuore!
…
giovedì 5 settembre

 “Questi fogli li troverai un po’ troppo inquietanti, mio caro, per questo Ti devo ancora dire che adesso sono di nuovo molto più tranquilla, e quando Ti vedo come cambia tutto il mio essere! Oh! Conservami sempre cara! E dovesse rimanere il nostro amore per sempre inappagato, tuttavia esso rimane per se stesso, dentro di noi assolutamente silenzioso così bello, che debba rimanere   per sempre il nostro più amato, unico, non è vero mio bene! Così è anche per Te e le nostre anime si incontreranno sempre e per l’eternità!”

(Francoforte, inizio ottobre 1799)”.

“Per me è una prova del Tuo amore che Tu nonostante tutto viene, mio amato, per prendere alcune parole da me, ma quanto mi fa male adesso saperTi così vicino e dover rinunciare a ricevere qualcosa dalle Tue mani…Sono perfettamente in salute e mi rallegro al pensiero del quieto inverno, trascorrerò allora   le mie serate solitarie a rileggere i tuoi amati scritti, le poesie, le lettere, esse mi procureranno molte lacrime cariche d’amore, ricostituenti, che provenendo dal tesoro   dell’amore fedele, nobile, sono le sole che portano ristoro e benedizione sulla secca quotidianità della vita. Così voglio continuare il mio percorso silenzioso e diventare sempre migliore. ComportaTi anche Tu per Te stesso e non consentire che la giornaliera preoccupazione per la futura esistenza paralizzi e soffochi le Tue forse migliori prima del tempo, io Ti approvo di sicuro. – Tutto resta eternamente come prima…”

(Francoforte, 31.10.1799)

“…. Adesso sto di nuovo bene, ma sono stata malata, mio caro, proprio il giorno in cui Tu sei venuto l’ultima volta ho avuto una specie di febbre da raffreddamento e fortissimi mal di testa da dovermene stare per alcuni giorni in quiete assoluta… Non posso dire quanto abbia  pensato a Te e mi sono sentita a Te vicino. Quando di sera tutto era quiete e solitudine (infatti non potevo sopportare nessuno attorno a me),   la mia viva fantasia dipingeva il nostro passato in maniera così bella, ed in particolare le ore beate del nostro primo amore così nuovo, quando Tu una volta hai detto: Oh! Se la felicità potesse soltanto durare per mezzo anno! Quando mi viene davanti tanto sentimento dolce, celestiale, mi coglie una nostalgia così piena da pensare   che se Tu fossi qui io guarirei immediatamente. Mi martellavo il cervello al pensiero se non   sia possibile nel mondo reale incontrarmi con Te in una maniera buona e naturale, quando poi mi addormentavo sognavo di trovarmi in una qualche compagnia, su una passeggiata, Ti vedevo salire disinvolto come sempre le nostre scale e io Ti aprivo la porta, stavamo assieme, senza alcun timore a cuor leggero, e i miei occhi si rallegravano di poter riposare nei Tuoi; quando poi mi risvegliavo, il mio cuore era così dolcemente commosso ed io per alcune ore mi sentivo così rafforzata. Dopo tuttavia non sapevo più come stavo. Sentivo in modo vivo che senza di Te la mia vita sfiorisce e muore lentamente, e allo stesso tempo so di sicuro che proprio ogni passo che io possa fare per vederTi di nascosto e con timore, con tutte le conseguenze che ciò potrebbe avere, corrode così tanto la mia salute e la mia tranquillità. Devo quasi credere ai miracoli, dato che non riesco a vedere come dobbiamo tornare assieme, e questo è il mio più intimo desiderio di ogni giorno, ma assieme senza paura, preoccupazioni come nei primi tempi del nostro amore…
Quanto desidererei! essere solo una volta di nuovo accanto a Te! mio caro, amato cuore giovanile! – perdonami caro che io lo ripeti, solo quando Ti sento e ho visto la Tua immagine, colgo tutto l’affetto del mio cuore. Spesso mi stupisco di me stessa di quanto sia avanzata negli anni della ragionevolezza, e tuttavia mi appaio così giovane, allora penso anche che è preferibile diventare una vittima dell’amore! anziché vivere senza. Chissà quello che potrà avvenire, le vie del destino sono oscure – Solo fai che noi non si sbagli mai contro l’amore e che siamo sempre veri l’uno con l’altra! Parole vuote! dato che se fossimo diversi non ameremmo più. Fiducia nell’amore che la benevola natura   ci ha posto nel cuore per poi farlo maturare per il suo fine più alto, per noi esseri miopi –   ecco un altro enigma! –   ma idealizzato in qualcosa di grande che noi sentiamo e aneliamo, incapaci di dare nutrimento a qualsiasi sentimento indegno! E fermi in questa convinzione immuni a qualsiasi contagio del mondo cattivo.

(… )

Adesso addio, mio unico cuore, Tu di certo tornerai tra otto gioni, ma non con il cattivo tempo. Addio, dormi bene mio carissimo.–

(Francoforte, tra il 2 e il 7.11. 1799)

Sabato

Solo alcune parole si possono fare, mio caro,   su Una cosa, che da quando ho visto la Tua cara immagine, in me, sveglia e in sogno, risuona una leggera cara melodia. – Quella sera, quando le mie parole d’amore si sono riversate nella Tua anima ed io mi sono potuto fissare nella mente in modo così vivo il fuoco incantevole, che hanno acceso nei Tuoi occhi d’angelo, come sono stata bene e quanto leggero era il mio cuore. Le mie labbra così lungamente chiuse al canto hanno involontariamente sussurrato le loro vecchie amate canzoni ed è durato tanto pria che ne prendessi coscienza. – O voi felici, felici uccelli, pensai allora! – Ed io mi sentivo così bene, da avvertire dentro di me la voce della natura, e la ringraziai con cuore commosso.—–

Lunedì

Ieri sera apprendo da S. la notizia altamente inattesa che Z. di Berna (quello che cinque anni fa ha copiato per me   il frammento di Iperione) è stata da lei…Egli non è stato per me niente di più che un fratello e amico, e non può diventare per me mai qualcosa di più. Ma Tu mi conosci e hai mille prove come il mio cuore sia rivolto solo a Te e sai pure che se si sbaglia contro l’amore si ferisce soprattutto se stessi… Se non Ti disturba, mi è in un certo senso caro avere attorno una persona   con cui posso parlare senza remore e con fiducia. Come volentieri gli palerò di Te e quanto ciò alleggerirà il mio cuore…”

Mercoledì

Il cielo è oggi così chiaro, domani Tu di sicuro vieni, se potessi avere Tue notizie, e di quelle buone! Quanto mi è oscuro il futuro, ma succeda quello che sia non Ti lascerò mai, e Tu mi troverai sempre!â—

Giovedì – ore 11

Oh! mio cuore! come Ti ringrazio! Tu sei qui! – già avevo paura che Tu potessi essere ammalato ma sapevo bene che il tempo cattivissimo non Ti avrebbe impedito oggi, di procurarmi la gioia di sentire qualcosa di Te! Come prego il cielo   per un minuto favorevole, ciò che ascolterò sarà buono. Il Tuo aspetto era sereno, hai potuto accorgerTi   della mia commozione e sentirla dal mio cuore palpitante, quanto mi rallegra questo pensiero… Pensa di sicuro che il nostro amatissimo amore sarà sempre noto solo a noi, e rimarrà un sacro segreto… Io non riesco più a scrivere perché i miei occhi sono troppo sensibili alla commozione. Forse un paio di parole ancora oggi pomeriggio.   –
Oh! non è stata di certo l’ultima volta che io Ti ho visto! No! Non posso e non voglio crederlo! Oh! lasciami sperare – fa che io bandisca questo pensiero… Quello che noi siamo costretti a soffrire è indescrivibile, ma è altrettanto indescrivibile perché soffriamo. ..”

(Francoforte, inizio gennaio 1800)

“Quanto mi abbiano rallegrato le tue ultime lettere, mio amato, non posso dirlo abbastanza, esse mi hanno abbondantemente ripagato la paura che ho avuto per averle, infatti non posso descrivere quale timore mi abbia colto quando non Ti ho visto da nessuna parte sotto la finestra, ho pensato che la chiara luminosità della luna Ti avesse tradito, e quando correndo da una finestra per sbirciare e Tu non ti facevi vedere le ginocchia hanno cominciato a tremare così fortemente da potermi appena reggere in piedi, è stato per me terribile rimanere nell’incertezza, e allora pensai che qualcuno mi avrebbe seguito nella stanza ed io mi sarei anche tradita, quando per fortuna sei arrivato. Mi sono allora affrettata col mio tesoro nella mia silenziosa stanzetta, qui non ho potuto per i battiti del cuore e la tempesta dei sentimenti leggera una parola, rileggevo le Tue lettere dall’inizio alla fine, ma quella sera non ho potuto cogliere il vero significato, fino a quando alcuni giorni dopo tutto divenne più tranquillo, allora esse   hanno rallegrato e rafforzato il mio core e un muto ringraziamento ha benedetto Te ed è volato in Tua direzione… Sento sempre di più di non potermi adattare alle condizioni     umane e faccio meglio a vivere sola con la mia anima muta… Adesso Ti devo ancora dire da che cosa deriva la mia avversione contro il Tuo soggiorno a Jena… Tutto deriva dal fatto che Weimar   dista solo mezz’ora di viaggio da Jena…ed io ho saputo che di certo che Schiller questo inverno vi si trasferirà…

(Francoforte, venerdì 30 gennaio 1800)

Devo adesso pensare ad approntare una letterina per Te, dato che forse Tu vieni il prossimo giovedì e allora il tempo potrebbe essere troppo breve e concitato, se solo potessi sapere se sei stato nella Tua città natale o lo sei ancora?…La dolce melanconica tristezza nel mio animo, che non si lascerà mai cancellare e non deve, mi rende sensibile ad ogni piccola gioia, l’avverto con gratitudine! Il mio cuore non diventerà mai spavaldo e sono sempre in agguato le lacrime della compassione e della benevolenza, così voglio rimanere! Così sei anche Tu…

Giovedì

Sei veramente venuto! – Non lo speravo, non sei andato via per nulla? Non Ti sei privato di una gioia a causa mia? – Buona, anima eccellente! Potessi avere ancora gioia e fossi io a potertela dare!   – Non so ho sempre paura, penso che noi   vorremo   essere   traditi e gli ostacoli che già adesso non sono superabili diventeranno ancora di più.. Non avevi un aspetto pallido? Non sarai stato malato? Tu Ti mantieni in forma lo so per me… Se Tu vieni domani posso essere tranquilla! Lo sarò di sicuro e avrò sufficienti motivi per rallegrarmi. Addio! Addio lontano o vicino ma sempre con me. E sei con me così intrecciato che nulla mi può separare da Te, saremo assieme dovunque siamo e presto spero di rivederTi… Ho letto tutte   le Tue care poesie con indicibile gioia! Mi sono rilegate tutte le Tue lettere come un libro e se dovessi   restare a lungo senza avere Tue notizie voglio leggerle e pensare tutto è ancora così! Fa lo stesso e credi che nella vita più intima rimane fino a quando viviamo ciò che ci lega, da parte mia non posso     rinunciare a credere che noi ci ritroviamo ancora nel mondo e avremo ancora gioia…

(Francoforte, 5.3.1800)

(…)

Come sono contenta pensando a domani! Sentirò ancora qualcosa di Te, qualunque cosa sia va bene lo stesso, Tu di sicuro ti comporti come è meglio per me, ed io ho fiducia nel destino, credo che Ti debba andare bene… Un po’ di tempo fa mi è venuto in mente che noi potremmo in futuro in caso di emergenza avere notizie attraverso il signor Landauer egli è amico Tuo ed anche ultimamente è stato nei miei confronti gentile e cortese…

(Francoforte, 7 e 8 maggio 2000)

“Verrai domani? Mio caro! Io ci credo e tuttavia non voglio contarci, la mia brama potrebbe in quel caso rimanere troppo violenta, se io non dovessi vederTi più. La decisione di vivere in maniera utile nel cerchio della Tua famiglia è come se provenisse dalla mia anima… Tu puoi, come farebbe bene al Tuo cuore, avere di nuovo un essere che ama intensamente attorno a Te, a cui puoi confidarTi, e quanto mi farebbe lieta! –   Io avrò sempre tue notizie, Ti rivedrò, non appena Ti sarà possibile, così spesso come finora non avremmo potute averle, di certo non tutti i mesi, e già in mente di dirTi che noi ogni sei mesi tramite il postino vogliamo scambiarci le nostre carte, ma reciprocamente ogni qualvolta abbiamo un minuto di   sentita felicità vogliamo comunicarcelo e raccontarci quello che ci è capitato, parlarci col cuore in mano e procuraci aria   quando il petto è troppo pieno e oppresso. Così vogliamo fare. Vieni quando puoi, io Ti aspetterò senza timore. Una volta verrai di certo. Ti rivedrò! questa certezza non me la deve togliere nessuno. Voglio saldamente tenere testa al Tuo sguardo e alla Tua stretta di mano, in modo che io non mi indebolisca troppo dopo una così lunga separazione… Se Tu in futuro pensi a me     allora immaginarTi che io sia impegnata in qualche attività che mi rallegra. E io penso di Te che Tu faccia qualcosa che ripaghi il Tuo buon cuore, così penseremo l’uno all’altra con serenità. E con coraggio andare veloce incontro al rivedersi, con la veloce corsa del tempo, sarà! quando sarà! pregare la sorte che il felice attimo possa venire presto, e fiducia nelle forze misteriose che guidano i nostri passi. Solo Ti prego, non Ti lasciare distrarre in nessuna circostanza dalla Tua vita da quella nostra, e fammi rimanere sempre la Tua intima confidente, Tu non devi perder nulla, dato che la Tua gioia sarà anche la mia…

Giovedì mattina

Verrai adesso!— Tutt’intorno c’è silenzio e vuoto, senza di Te! Come riuscirò a chiudere e conservare nel mio cuore i forti sentimenti che fluttuano verso di Te? – Se Tu non vieni? –
E quando vieni! È anche difficile mantenere l’equilibrio e non sentire in modo troppo vivo. Promettimi che Tu non vuoi più tornare e tranquillo vuoi andare via di qui, perché se non so questo, non mi allontano dalla finestra fino a domani mattina in grande tensione e inquietudine, e alla fine dobbiamo diventare tranquilli, per questo motivo lascia che noi si vada con fiducia per la nostra strada e che ci sentiamo ancora   felice nel nostro dolore e augurarci che possa   rimanere a lungo, a lungo ancora per noi, perché noi troviamo in esso nobiltà perfetta e forza.
Addio! Addio! La benedizione sia con Te.– …”.

(fine)


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Bart