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LETTERATURA “Legenda aurea”: San Giacomo apostolo

7 Marzo 2022

(Estratto da Jacopo da Varazze: “Legenda aurea”. Curatori e traduttori dal latino Alessandro e Lucetta Vitale Brovarone. Editore Giulio Einaudi)

La “Legenda aurea” è un’opera del XIII secolo, a cui hanno attinto molti artisti. Ancora oggi la si legge con molto interesse. Ci narra la vita di numerosi Santi, raccontando fatti che pertengono più alla leggenda che alla storia. (bdm)

Si dice anche che fu il primo fra gli apostoli a celebrare la messa: infatti per l’eccellenza della sua santità, gli apostoli, dopo l’ascensione del Signore, gli riservarono l’onore di celebrare per primo la messa in Gerusalemme, ancor prima di essere ordinato vescovo; infatti negli “Atti degli Apostoli” è detto che «i discepoli erano assidui all’insegnamento degli apostoli e alla frazione del pane » (Ac 2, 42), che si ritiene voglia indicare la celebrazione della messa. Oppure si dice che fu il primo ad aver celebrato la messa, perché fu il primo a farlo in abito pontificale, come più tardi Pietro fu il primo a celebrare la messa in Antiochia, e Marco in Alessandria.
Giacomo mantenne intatta la sua verginità, come afferma san Gerolamo nel “Contra lovinianum”. Durante la Parasceve, dopo la morte del Signore – come dicono Giuseppe e Gerolamo nel “De viris illustrìbus”: «Giacomo formulò il voto che non avrebbe più mangiato finché non avesse visto il Signore risorto. Nel giorno della Resurrezione poi, a Giacomo, che fino a quel momento non aveva toccato cibo, e agli altri che erano con lui, apparve il Signore e disse: “Preparate la mensa e il pane”. Poi, prendendo il pane lo benedisse e lo porse a Giacomo, il Giusto, dicendo: “Alzati, fratello mio, mangia, perché il figlio dell’uomo è risorto” ».
Il settimo anno del suo episcopato, gli apostoli si riunirono a Gerusalemme nel giorno di Pasqua e raccontarono, su richiesta di Giacomo, i prodigi che il Signore aveva fatto attraverso di loro di fronte al popolo, e gli altri riferirono. Avendo poi Giacomo predicato con gli altri apostoli per sette giorni nel Tempio, davanti a Caifa e ad altri Giudei che stavano per farsi battezzare, improvvisamente entrò nel Tempio un uomo che cominciò a gridare:
– O uomini di Israele, che fate? Perché lasciate che questi continuino a ingannarci?
E tanto eccitò il popolo che volevano lapidare gli apostoli. Poi l’uomo salì sul pulpito da cui Giacomo predicava e lo buttò di sotto, tanto che da quel momento zoppicò vistosamente. Tutto ciò accadde al beato Giacomo nel settimo anno dopo l’ascensione del Signore.
Durante il trentesimo anno del suo episcopato invece, essendosi i Giudei resi conto di non poter uccidere Paolo perché si era appellato a Cesare ed era stato inviato a Roma, rivolsero la violenza della loro persecuzione contro Giacomo. Egesippo, che visse al tempo degli apostoli, racconta, come si legge anche nell’ “Historia ecclesiastica”, che i Giudei, alla ricerca di un pretesto per ucciderlo, andarono da lui e gli dissero:
– Ti chiediamo di riportare sulla giusta via il popolo che crede: che Gesù sia il Cristo. Dunque ti preghiamo di dissuadere tutti quelli che verranno il giorno di Pasqua dal credere in Gesù Cristo. Tutti noi seguiremo ciò che tu dirai e con il popolo saremo testimoni che tu sei un uomo giusto e imparziale.
Lo fecero dunque salire sul pinnacolo del Tempio e gli gridarono a gran voce:
– Tu che sei il più giusto fra gli uomini, tu, a cui tutti noi dobbiamo ubbidire: il popolo si perde seguendo Gesù che è stato crocifisso. Di’ dunque qual è il tuo pensiero.
Allora Giacomo con voce forte rispose:
– Perché mi chiedete del Figlio dell’Uomo? Egli siede nei cieli alla destra della Somma Virtù e verrà a giudicare i vivi e i morti.
Udendo queste parole i cristiani ebbero grandissima gioia e rimasero ad ascoltarlo; i farisei e gli scribi invece dissero:
– Abbiamo fatto male a farlo parlare di Gesù: saliamo e buttiamolo di sotto, così gli altri avranno paura e non oseranno credergli.
Poi gridarono tutti insieme a gran voce:
– Oh, oh, anche il giusto ha sbagliato!
E saliti sul pinnacolo lo precipitarono giù e quando fu caduto lo lapidarono dicendogli:
– Lapidiamo Giacomo il Giusto!
Ma Giacomo, pur essendo precipitato, non era ancora morto, e sollevandosi sulle ginocchia diceva:
– Perdonali, o Signore, perché non sanno ciò che fanno.
Allora uno dei sacerdoti, dei figli di Rechab, disse:
– Fermatevi, vi prego, che cosa fate? Quest’uomo giusto, che voi lapidate, sta pregando per voi.
Uno di loro prese una pertica da tinozza e gli sferrò un gran colpo sul capo, che gli fece schizzare fuori il cervello. Così dice Egisippo.
Con questo martirio Giacomo migrò al Signore al tempo di Nerone, che incominciò a regnare nel 57; Giacomo fu poi sepolto vicino al Tempio. Il popolo voleva vendicare la sua morte e catturare i colpevoli per punirli, ma essi riuscirono subito a fuggire.


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Bart