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LETTERATURA: “Legenda aurea”: San Pietro incontra il Signore

14 Maggio 2022

(Estratto da Jacopo da Varazze: “Legenda aurea”. Curatori e traduttori dal latino Alessandro e Lucetta Vitale Brovarone. Editore Giulio Einaudi)

La “Legenda aurea” è un’opera del XIII secolo, a cui hanno attinto molti artisti. Ancora oggi la si legge con molto interesse. Ci narra la vita di numerosi Santi, raccontando fatti che pertengono più alla leggenda che alla storia. (bdm)

– Dove vai, Signore?
– A Roma a farmi crocifiggere una seconda volta, – rispose.
– Come, – disse Pietro, – a farti crocifiggere di nuovo?
– Sì, – rispose il Signore.
Pietro allora disse:
– Dunque, Signore, tornerò, per essere crocifisso con te.
Dette queste cose il Signore salì al cielo, mentre Pietro lo guardava piangendo. Quando capì che il Signore gli aveva parlato del suo stesso martirio, tornò a Roma. Quando ebbe raccontato il fatto ai confratelli, fu arrestato dai soldati di Nerone e condotto dinnanzi al prefetto Agrippa: il suo viso brillava come il sole, come riferisce Lino. Agrippa gli disse:
– Non sei tu quello che si vanta in mezzo alla povera gente e alle donnette che porta via dal letto dei mariti?
Pietro rispose ribattendo che l’unico suo vanto era nella croce del Signore. Allora si deliberò di crocifiggere Pietro, che era uno | straniero, mentre a Paolo, che era cittadino romano, sarebbe stata troncata la testa. A proposito di questa sentenza Dionigi nella Epistola ad Timotheum de morte Pauli dice queste parole: «Fratello mio Timoteo, se tu avessi visto lo strazio della loro fine, certo saresti mancato per tristezza e dolore. Chi non avrebbe pianto in quell’ora, quando fu pronunciata la sentenza, che Pietro fosse crocifisso e Paolo decapitato? Avresti visto la folla dei Gentili e dei Giudei che li picchiavano e li coprivano di sputi in faccia. Quando ormai si avvicinava la terribile ora della fine, li separarono l’uno dall’al-tro e li legarono – queste due colonne del mondo – non senza che i fratelli gemessero e piangessero. Allora disse Paolo a Pietro: “Sia pace a te, fondamento delle chiese e pastore delle pecore e degli agnelli di Cristo”. E Pietro rispose a Paolo: “Vai in pace, predicatore dei buoni, mediatore e guida della salvezza dei giusti”.
Quando poi li separarono definitivamente, io ho seguito il mio maestro. Non li uccisero infatti nello stesso luogo ». Questo dice Dionigi.
Pietro, come testimoniano Lino e Marcello, appena arrivò alla croce, disse:
– Poiché il mio Signore discese dal cielo in terra e fu alzato sulla croce diritta, per me, che il Signore si è degnato di chiamare in cielo, voglia la mia croce mostrare il mio capo rivolto a terra e i piedi verso il cielo. Perciò, se non sono degno di essere messo in croce così come fu messo il mio Signore, rivoltate la mia croce.
Quelli allora rivoltarono la croce e inchiodarono i piedi in alto e le mani in basso. Allora la folla, presa dal furore, voleva uccidere Nerone e il prefetto, e liberare l’apostolo: ma Pietro li pregava di non fermare il suo martirio. Il Signore però, come dicono Egesippo e Lino, aprì loro gli occhi pieni di lacrime, ed essi videro gli angeli che stavano in piedi, portando corone di rose e di gigli, e Pietro in croce che stava con loro, e riceveva un libro da Cristo, e vi leggeva le parole che lui stava proferendo.
Allora Pietro, come dice lo stesso Egesippo, dall’alto della croce cominciò a dire:
– Signore, ho voluto seguire il tuo esempio, ma non ho preteso di essere crocifisso eretto. Tu sei sempre eretto, eminente e allo: noi invece siamo figli del primo uomo, che mise il capo sotto In terra, e con la sua caduta ha dato l’immagine della nascita dell’uomo: nasciamo di modo che pare che siamo riversati proni sulla terra. Con questo si rovescia la realtà: il mondo crede che sia destro ciò che è sinistro. Tu, Signore, per me sei tutto, e tutto ciò che sei, lo sei per me, e non c’è altro oltre a te solo. Rendo grazie al tuo spirito, grazie al quale vivo, comprendo, e parlo.
Da questo emergono altre due buone ragioni per le quali non volle essere crocifisso in piedi. Quando Pietro vide che i fedeli avevano assistito alla sua gloria, rese grazie, raccomandò i fedeli a Dio e rese lo spirito. Allora i fratelli Marcello e Apuleio, suoi discepoli, lo deposero dalla croce e, trattato il corpo con certi aromi, lo seppellirono.
Isidoro, nel Liber de ortu et obìtu sanctorum dice: «Pietro, dopo aver fondato la Chiesa di Antiochia, sotto l’impero di Claudio, andò a Roma per combattere Simon Mago, e li predicò il Vangelo per venticinque anni e tenne il pontificato della città. Trenta- cinque anni dopo la passione del Signore, sotto Nerone, fu crocifisso a testa in giù, come egli stesso volle ». Questo dice Isidoro.
In quello stesso giorno Pietro e Paolo apparvero a Dionigi, secondo quanto egli stesso racconta nella citata lettera, e gli dissero queste parole: «Bada al miracolo, vedi il prodigio, fratello mio Timoteo, del giorno del loro sacrificio. Infatti ero molto vicino nel momento in cui furono separati: ma subito dopo la loro morte li vidi che per mano entravano per le porte di Roma, vestiti di vesti di luce, e adorni di corone di splendore e di luce ». Questo dice Dionigi.


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Bart