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LETTERATURA: “Legenda aurea”: Veronica e Pilato

3 Marzo 2022

(Estratto da Jacopo da Varazze: “Legenda aurea”. Curatori e traduttori dal latino Alessandro e Lucetta Vitale Brovarone. Editore Giulio Einaudi)

La “Legenda aurea” è un’opera del XIII secolo, a cui hanno attinto molti artisti. Ancora oggi la si legge con molto interesse. Ci narra la vita di numerosi Santi, raccontando fatti che pertengono più alla leggenda che alla storia. (bdm)

Pilato temeva di offendere Tiberio mettendo personalmente a morte un innocente e di conseguenza consegnò Gesù ai Giudei perché lo crocifiggessero: perciò mandò all’imperatore uno dei suoi uomini per essere scusato. Frattanto fu detto a Tiberio, che era gravemente ammalato, che a Gerusalemme c’era un medico capace di curare le malattie solo con la parola: ancora non sapeva che Pilato e i Giudei l’avevano già ucciso. Disse al suo fedele Volusiano:
– Vai rapidamente oltremare e di’ a Pilato che mi mandi quel medico, che possa farmi guarire.
Appena Valusiano arrivò da Pilato gli espose il volere dell’imperatore. Pilato, spaventato, chiese quattordici giorni di tempo. Nel frattempo Valusiano incontrò una matrona, di nome Veronica, che conosceva bene Gesù, e le chiese dove lo si potesse trovare. Veronica rispose:
– Ahimè, era il mio Signore e il mio Dio! Pilato per invidia lo fece consegnare ai Giudei, lo condannò e lo fece crocifiggere.
Allora addolorato Valusiano disse:
– Mi duole molto di non poter fare quanto il mio signore mi aveva chiesto.
Veronica rispose:
– Quando il mio Signore andava predicando, io soffrivo molto per la sua assenza. Egli allora volle farmi una sua immagine dipinta, perché, quando era assente, avessi almeno la consolazione della sua immagine. Mentre portavo il panno al pittore perché lo dipingesse, il Signore mi venne incontro e mi chiese dove stavo andando. Quando gli risposi mi chiese di dargli il panno: me lo rese subito, adorno dell’immagine del suo volto. Se il tuo signore guarderà con devozione l’immagine del mio, subito avrà il benefico della guarigione.
Valusiano allora chiese:
– Si può comprare questa immagine a prezzo d’oro o d’argento?
– No, – rispose Veronica, – soltanto a prezzo di devoto amore. Partirò allora con te, e porterò l’immagine del Signore per mostrarla all’imperatore. Poi tornerò.
Valusiano arrivò a Roma con Veronica e disse all’imperatore Tiberio:
– Pilato e i Giudei hanno ingiustamente messo a morte quel Gesù che tanto a lungo hai desiderato, e per invidia lo hanno crocifisso. Ä– però venuta con me una matrona che porta una immagine di quello stesso Gesù, e se la guarderai con devozione otterrai presto la grazia della guarigione.
L’imperatore allora ordinò di coprire la strada di panni di seta e si fece presentare l’immagine; poco dopo averla guardata, riacquistò la salute. Ponzio Pilato fu arrestato per ordine dell’imperatore e condotto a Roma. Quando Tiberio seppe che Pilato era arrivato, furibondo contro di lui, se lo fece portare innanzi. Pilato portò con sé la tunica del Signore, fatta d’un sol pezzo di stoffa. Appena l’imperatore lo vide, depose ogni ira, e non riuscì in alcun modo a parlargli con durezza: poco prima, in sua assenza, pareva così terribile e feroce, e ora, in sua presenza, sembrava quasi mansueto. Appena lo fece allontanare dalla sua presenza, di nuovo montò su tutte le furie, prendendosela con se stesso per non aver saputo mostrargli in alcun modo la furia che aveva in petto; subito lo fece richiamare, protestando e giurando che ormai Pilato era spacciato e non c’era verso che potesse scamparla. Ma appena lo vide, ecco che subito lo salutò e depose ogni fiero proposito. Tutti restarono sorpresi, e lui stesso si stupì di essersi così tanto infuriato con Pilato quando era assente, e di non potergli parlare con durezza quando era presente. Allora, perché così volle Dio, e perché così suggerì un cristiano, lo fece spogliare di quella tunica: ed ecco che riprese l’ira contro di lui. Ne rimase molto meravigliato, e gli fu spiegato che quella tunica era stata di Gesù. L’imperatore lo fece portare in carcere finché il consiglio dei sapienti avesse deciso che cosa si dovesse fare di lui. Fu sentenziato che Pilato doveva essere messo a morte con ignominia. Sentito questo, Pilato si uccise con il suo stesso coltello, e così finì la sua vita.
Quando l’imperatore seppe della sua morte disse:
– Davvero è morto con ignominia, se neppure la sua stessa mano ha avuto pietà di lui.
Fu legato a un macigno e gettato nel Tevere: gli spiriti maligni e sordidi, esultando con quel corpo maligno e sordido, portandolo ora nell’acqua, ora nell’aria, sommovevano strane ondate nelle acque, e fulmini, tempeste, tuoni, grandinate terribili nell’aria, terrorizzando tutti. I Romani perciò lo tirarono fuori dal Tevere e, per irridere il cadavere, lo portarono a Vienne e lo gettarono nei Rodano. Vienne suona quasi «Via della Gehenna », ed era allora reputato un luogo maledetto (oppure si chiamava Vienne perché era stata costruita in un biennio). Ma anche là non mancarono spiriti malvagi, che fecero gli stessi prodigi; gli abitanti non sopportavano una simile infestazione demoniaca e vollero allontanare quel vaso di maledizione. Lo fecero così portare a seppellire nel territorio di Losanna. Anche lì però gli abitanti subirono gli stessi fenomeni di possessione demoniaca; portarono via il cadavere e lo gettarono in un pozzo circondato da montagne, ove ancora, secondo alcuni, si vedono ribollimenti dovuti all’operazione del demonio.
Tutto questo si legge nella storia apocrifa: se ci sia o no da crederci, lascio giudicare ai lettori. Si osservi però che si legge nella “Historia scholastica” che Pilato fu accusato di fronte a Tiberio della morte violenta di innocenti, di aver posto statue di dei gentili nel Tempio, a dispetto delle proteste dei Giudei, e di aver usato per sé i soldi del fisco per farsi un acquedotto per casa sua: per tutto questo fu portato in esilio a Lione, donde era originario, per morirvi tra il disprezzo della sua gente. Può esser accaduto cosi – se la storia apocrifa contiene una parte di verità – se già prima era stato stabilito in un editto di farlo deportare a Lione, e che ivi fosse deportato prima del ritorno di Volusiano all’imperatore. Ma Tiberio poi, saputo come Pilato aveva fatto uccidere Gesù, se lo fece portare a Roma dall’esilio. Eusebio e Beda, invece, nelle loro cronache, non parlano dell’esilio, ma dicono soltanto che, dopo tante sciagure, si uccise.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart