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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Leggende del Lamantino

7 Luglio 2009

di Mauro Cristofani
(La sua galleria di quadri qui)  

Dove alzerai la tua vela
se il mare è un giardino di vento?

¬† ¬† ¬† ¬† Uom√†r Danio e Melitea: tre amici di vent’anni abitanti in cima al colle digradante al Lamantino, poche case rimpiattate nell’insenatura che si dicevano paese.
¬† ¬† ¬† ¬† Uom√†r – corpo agile e snello capelli chiari color genista sguardo sempre perso lontano – sapeva creare speciale sintonia col mare. Fermo sugli scogli gli parlava, lo sguardo annegato all’infinito, e l’eco rispondeva. Come i naviganti sapeva camminare ondeggiando, come loro fumava la pipa e beveva l’alpacar dalle improbabili visioni. Melitea – la sorella silenziosa e fedele che lo seguiva ovunque scrivendo poesie su foglietti ricavati da una vecchia mappa √Ę‚ā¨‚Äú aveva il dono d’apparire quasi bella per l’eccitazione dei ¬†suoi occhi.
¬† ¬† ¬† ¬† Danio completava il terzetto, vitalit√† travolgente aria spavalda capacit√† di seduzione innata: su ogni cosa egli desiderava l’avventura e molte storie del suo breve passato erano sulla bocca di tutti. Maggiore di sei fratelli senza padre n√© madre, un’ombra di malinconia nei suoi occhi rivelava il ribollire di passate sofferenze di cui non parlava mai.
¬† ¬† ¬† ¬† La gente del Lamantino guardava con simpatia i tre amici rincorrersi sugli scogli con movenze da danzatori, o seduti uno accanto all’altro a scrutare in silenzio l’orizzonte.
¬† ¬† ¬† Quando i tre furono padroni d’una barca, la chiamarono Prospera: era un’alissa tinteggiata al blu con vele candide trionfanti. E aveva un abitacolo! Ecco a portata di mano il viaggio tanto sognato.
      Salparono quando tutti dormivano il sonno di speranze quiete, e invece loro avevano un forte batticuore.
¬† ¬† ¬† Notte magica piena di stelle. S’abbracciarono e piansero, assaporando ogni istante per non scordarlo pi√Ļ.
¬† ¬† ¬† Uom√†r capitano fermo al timone e i fratelli la preziosa ciurma, sguardi incrociati d’ardimento e paura. Restarono tutti svegli ad aspettare il sorgere del sole, e il sole sorse e splendette come mai.
¬† ¬† ¬† Radenti voli di folgarie li sorvolavano e colonie d’albatros galleggiavano intorno affamati in cerca di prede, esistenza marina placida e terribile.
¬† ¬† ¬† ¬† Il primo giorno pass√≤ e il sole stanco di splendere s’apprestava a sparire. Il crepuscolo sparse fra i tre naviganti un inspiegabile malessere carico d’ombre, l’ottimismo parve offuscarsi e una stretta dolorosa s’attanagli√≤ sull’anima√Ę‚ā¨¬¶ Ma il sole prima d’inabissarsi saett√≤ un rapidissimo brill√¨o verdino e ogni timore spar√¨.
¬† ¬† ¬† ¬† Timone ben saldo e allegr√¨a ritrovata, Uom√†r guardava intrepido e Melitea ripet√© una romantica canzone su tre note. Il canto giunse nei fondali marini e Tritone lo ud√¨. Da sempre il dio del mare aspettava una donna che sapesse intonare quel canto con voce melodiosa. Sul dricefalo guizz√≤ in superficie e nel vedere la bella s’innamor√≤ all’istante.
¬† ¬† ¬† Tornato nel regno abissale ordin√≤ al Solaster di provocare col suo potente soffio uno sconquasso acquatico che travolgesse l’ignara navicella.
¬† ¬† ¬† ¬† L’albero maestro divenne oscillante pendolo impazzito il timone ingovernabile e tremende falle nella prua aprirono a valanghe d’acqua che travolsero i tre amici lasciandoli terrorizzati e sgomenti.
¬† ¬† ¬† ¬† Cess√≤ il turbin√¨o e Uom√†r savvide d’esser solo. Grid√≤ i nomi di Danio e Melitea con tutto il fiato che riusc√¨ a trovare ma nessuno rispose. Stremato, s’accasci√≤ sui resti galleggianti dell’alissa oramai in bal√¨a dei marosi.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Gorgogl√¨o d’un canto conosciuto√Ę‚ā¨¬¶ voce di Melitea che viene dagli abissi! Scompare presto, lasciandolo perduto.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Ma Tritone tutto pu√≤ vedere e gl’invi√≤ un corteo di leste balenottere che lo condussero nel fondo dell’oceano.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Strabiliato e smarrito, Uom√†r s’accorse in un punto che due figure dalle sembianze familiari vagavano su sc√¨e di correnti luminose e in esse riconobbe l’amico Danio e la cara sorella Melitea. Si slanci√≤ per abbracciarli, ma si ritrasse inorridito a sentire i loro corpi gelidi: sbiancati ed esangui, guardavano senza vedere e ridevano fra singulti di felicit√† incomprensibile. Inutilmente cerc√≤ di toccarli, erano cos√¨ vicini eppure inafferrabili.
¬† ¬† ¬† ¬† Gli abitanti dei fondali che intanto s’erano adunati intorno a guardare la scena commovente, col vibrar delle pinne invitando il forestiero a restare nell’acquatico regno. Ma il dio Tritone vide che nel destino di Uom√†r c’era la gloria del navigatore e con un cenno acquet√≤ il suo popolo, ordinando di salutare il giovane con una grande festa.
¬† ¬† ¬† ¬† Tutti gli abitanti dell’oceano vi parteciparono e nei fondali si diffuse un fitto gorgogl√¨o gioioso.
¬† ¬† ¬† Nell’istante in cui il Solaster gli consegn√≤ l’emblema della fratellanza, con solo un b√†ttito di ciglia il marinaio si ritrov√≤ al timone dell’alissa ritornata intatta a navigare placidamente nell’azzurro.
¬† ¬† ¬† Lontano sempre pi√Ļ lontano si perde il dolce canto di Melitea mentre le coste del Lamantino cominciano a delinearsi. Ma il mare lo chiamer√† per altri rischiosi viaggi conducendolo in meravigliose avventure, perch√© quello √® il suo unico destino. ¬†

Compagno di notte e di luna
deponi quell’√†ncora bruna
alla spiaggia felice!

¬† ¬† ¬† Lo trov√≤ su una secca, proprio davanti al Lamantino, e mai giorno fu pi√Ļ felice per il pescatore Er√†m e sua moglie Tellina: piccolino bello e sano mandato l√¨ da una stella fortunata a riempir la loro solitudine. Lo chiamarono Nad√¨r, cio√® ‚Äúfiglio dei marosi‚ÄĚ.
¬† ¬† ¬† Da grande, Nad√¨r ebbe in dono una barca e divent√≤ anch’egli bravo pescatore. Rimase solo a sedic’anni, e la casetta divenuta troppo grande la regal√≤ agli amici Sapo e Galatea che cos√¨ poterono sposarsi. Per s√© costru√¨ una capanna di canne e tronchi d’albero, proprio al limitare d’una spiaggia.
¬† ¬† ¬† Il mare diventava minaccioso e scuro nelle sere d’inverno, onde che si rincorrono mugghiando fino a infrangersi con boati tremendi. La capanna talvolta sembra cedere sotto l’√¨mpeto del vento, ma poi torna la quiete e finisce la paura.
¬† ¬† ¬† Ogni sera Nad√¨r prendeva il largo sulla sua vela bianca e tornava all’impallidir della luna, con pesca sempre tanto copiosa che ce n’era d’avanzo per ¬† i vecchi pescatori inabili.
¬† ¬† ¬† Lenta e lieta passa la sua vita al Lamantino, gli manca solo una compagna e fra le tante innamorate sceglie Asteria, e a lei dona la conchiglia sonante promessa d’eterna fedelt√†.
¬† ¬† ¬†E’ la sera in cui Nad√¨r parte per una pesca che non sarebbe stata come tutte l’altre: la sposa dalla riva innalza al vento augurali ghirlandine di bacche e i delfini amici lo seguono sguazzando allegramente nella sc√¨a della sua barca.
      Al largo getta le reti, ma quando fa per ritirarle sente che sono pesantissime e non ce la fa. Vani sono i tentativi, con esse viene risucchiato in mare e in un solo istante scorda tutto il suo passato.
¬† ¬† ¬† In vortici d’obl√¨o e dolci canzoni d’acqua Nad√¨r naviga nei fondali su un carro marino guidato da una quadriglia d’ippocampi, fra creste rocciose ¬† pesci arborescenti gole abissali sciami di natanti luminosi giganti con zanne affilate nugoli di rettili draganti il fondo con la bocca eternamente spalancata fragili creature che vagano nell’oscurit√†, tutti gli abitatori del mondo sommerso.
¬† ¬† ¬† Nad√¨r si tiene stretto al suo carro, √® sospeso nel tempo e nello spazio senza pi√Ļ memoria.
¬† ¬† ¬†Ora paiono naturali le apparizioni intorno a lui: feroci alepisari intricati come foreste mangiatori di fango vomitanti l’ambra profumata file interminabili di m√≤rmori fuggitive ed il merlano nero, terrore dell’oceano√Ę‚ā¨¬¶Finch√© davanti gli s’apre un gran chiarore e dentro s’alzano le forme stravaganti dei giardini d’Attinia, dominati dalle architetture ramificate degli alcioni riflessi.
¬† ¬† ¬† Al colmo della luce, il carro marino plana su un’altura molle ove danzano vetrose meduselle, poco distante s’intravedono fra boschetti d’anellidi le abbaglianti torri d’un palazzo di madreperla.
¬† ¬† ¬† Un esogeto volante con gesti cortesi invita Nad√¨r a salirgli in groppa e lo fa entrare nella reggia, dove pesci trombetta fanno accoglienza rumorosa e gaia; sette nereidi affabili gli offrono doni abissali e la razza battistrada spalanca porte alla luce, che avvolge l’ospite in aloni risplendenti√Ę‚ā¨¬¶
¬† ¬† ¬† √Ę‚ā¨¬¶Fluttua poi fra v√≤lte coralline e madrepore turchesi finch√© la razza emette un alto s√¨bilo annunciante: il Signore del mare appare sulla sua neptunea, attorniato da g√≤rgoni argentate e stelle coralline.
¬† ¬† ¬† Una chimera obbedisce al suo comando e avanza narrando la storia lacrimosa d’un pescatore e della sua sirena, e del figlio nato dal loro amore. Portato dalle onde a rive lontane, un giorno fu trovato da un vecchio che lo allev√≤ fra gli uomini√Ę‚ā¨¬¶
¬† ¬† ¬† Le parole del racconto diventano graziose bollicine divaganti nell’acqua che la chimera gioca a ricomporre, circuendo Nad√¨r in giri sempre pi√Ļ stretti ed avvolgenti.
¬† ¬† ¬† -Ragazzo √Ę‚ā¨‚Äú dice infine il sovrano, – io seguii nella mia grande sfera la tua esistenza nella terra misera degli uomini e n’ebbi piet√†. Perci√≤ t’accolgo nel mio regno dove potrai gustare finalmente il dolce n√®ttare degli appagati desideri.
¬† ¬† ¬† La tartaruga veloce accorre e porta l’ospite nei possedimenti del Signore del mare e Nad√¨r passa da meraviglia in meraviglia: frutteti ondeggianti eternamente in fiore giardini ove maturano opali iridescenti frutti che saziano con un sol boccone vaste distese di melagre sottomarini di sottilissimo cristallo e le stanze a spirali architettate dal Demetrio, il pi√Ļ grande maestro dell’oceano.
       Tante emozioni lo sfiniscono, e Nadìr, crolla in un sonno profondo.
      Galatee premurose lo vegliano una carezzevole manta gli sfiora il viso  un pesce palla gioca intorno a lui, mentre curiosi abitatori sommersi ammirano il suo aspetto bizzarro.
¬† ¬† ¬† Sorpresa al suo risveglio: sta volando in groppa all’esogeto che lo condurr√† all’imbarcazione donatagli dal munifico sovrano!
¬† ¬† ¬† La ciurma dei pesci marinai √® pronta ai comandi, egli afferra il timone√Ę‚ā¨¬¶ Ma in quel momento un lampo una visione un ricordo improvviso e tutto il suo passato gli √® davanti, la vela bianca la sposa trepidante il loro nido sul limitare della spiaggia e desidera fuggire, tornare al mondo amato.
      Il Signore del mare sopraggiunge, lo guarda deluso.
¬† ¬† ¬† -Ahim√®, sei solo un uomo √Ę‚ā¨‚Äú dice amaro. √Ę‚ā¨‚Äú Torna ai tuoi simili e non voltarti mai.
¬† ¬† ¬† Un’onda afferra Nad√¨r e con √¨mpeto lo porta in superficie, dove la sua vela bianca galleggia come una farfalla.
     Asteria lo aspettava sulla riva del mare, certa del suo ritorno. Da quel giorno vissero sempre insieme, e i loro figli furono tutti bravi pescatori.    

Abbracciare l’oceano d’azzurro
dalla riva dorata√Ę‚ā¨¬¶
Fu di breve durata

¬† ¬† ¬† ¬†Sul limitare del Lamantino stava a lungo Adi√≤r, figlio d’un bracconiere del bosco. Ragazzo mite e malinconico con fattezze delicate, aveva la singolarit√† d’occhi cangianti al sole: il colore lattiginoso indefinibile talvolta iridescente era per chi li guardava difficile da sostenere a lungo.
¬† ¬† ¬† I suoi fratelli andavano col padre a caccia e gli animali al sol vederli scappavano impauriti. Egli invece stava a casa ad aiutare la madre e a curare l’orto ed il frutteto.
      Il padre si rivolgeva sempre in modo assai sgarbato verso quel figlio a lui tanto diverso, ma la madre teneramente lo amava e per lui sognava una  miglior sorte di quella riservato ai rudi boscaioli.
      Così Adiòr cresceva solitario, ai giochi dei compagni preferendo lo svago con gli amici animali, con cui   nei giorni spensierati correva per il bosco.
        In vista della spiaggia però si fermava, non osava andar oltre. Era per lui un confine quasi invalicabile e vi restava a lungo, preso da strane emozioni e da sbrigliate fantasie.
¬† ¬† ¬† Tornava a casa correndo, segu√¨to da un gruppetto di daini fedelissimi che gli aprivano varchi fra la vegetazione, con la voglia di spingersi sempre pi√Ļ lontano, sempre pi√Ļ in l√†, perfino dentro il mare.
¬† ¬† ¬† Finch√© un giorno in cui pi√Ļ che mai il sangue pulsava pi√Ļ forte nelle vene, avanz√≤ verso il mare, l’onde√Ę‚ā¨¬¶ Allora dall’acqua vide emergere la forma strana, che subito spar√¨ fra i marosi.
¬† ¬† ¬† Ci ripens√≤ tutta la notte, rigirandosi nel letto senza sonno n√© quiete. Voleva convincersi ch’era tutta colpa della sua testa vagante fra le nuvole come diceva suo padre, ma la visione seguitava a roteargli addosso.
      Su paure e timori, vinsero i desideri e la sua curiosità.
¬† ¬† ¬† Cos√¨ il giorno dopo torn√≤ di buon’ora a quel confine e and√≤ a fissare il mare da vicino. Protettivi e fedeli, i daini gli si strinsero attorno, ma Adi√≤r non vide il timore nei loro occhi lacrimosi, compreso com’era nella propria ossessione.
¬† ¬† ¬† Attesa d’un’immagine temuta eppur bramata√Ę‚ā¨¬¶
¬† ¬† ¬† √Ę‚ā¨¬¶E la Creatura smeraldina emerse, guardandolo con occhi di giada fiammeggiante. Adi√≤r ne fu rapito. Con gesti spontanei e naturali si tolse gli scarponi e gli abiti polverosi e le and√≤ incontro gettandosi fra le sue braccia squamose, e cos√¨ avvinti navigarono verso l’infinito.
¬† ¬† ¬† Il giorno ridevano al sole e la notte alla luna, finch√© giunsero a Tr√©mar, isola di fiori rarissimi che avevano il potere d’accendere i desideri, ma anche di condurre al perpetuo obl√¨o.
¬† ¬† ¬† Salla cima pi√Ļ alta, la Creatura mostr√≤ al giovane la vastit√† delle bellezze circostanti e disse:
      -Nella tua attesa io vissi in solitudine. Tutto ciò che vedi è per te, tu sarai il mio unico signore.
     Poi lo baciò teneramente e Adiòr conobbe la felicità.
¬† ¬† ¬† S’amarono su un’aiola di d√†lfini fra suoni impalpabili e struggenti canzoni d’amore, la felicit√† divent√≤ benessere perfetto. Quegli istanti avrebbero per sempre segnato la sua vita, ma Adi√≤r non seppe mai cosa avvenne.
¬† ¬† ¬† Visitarono i giardini di Lisia dai fiori cangianti e dorati le serre di eleganti aquilaie che muoiono di gelosia i labirinti degli altezzosi eliotani molli sugli steli le fioriere di Zalia chiuse in confini proibiti gli screziati dan√®i che s’attorcigliano furiosamente l’un l’altro le escalzie che si baciano senza toccarsi e i porfidi segnati da vaghezza danzanti sempre avvinghiati senza mai conoscersi, tutto un mondo d’incanto e terribile di cui Adi√≤r avrebbe ricordato la luce straordinaria ed abbagliante, e la completa saziet√† dei sensi.
¬† ¬† ¬† √Ę‚ā¨¬¶Ma un improvviso istante fece ogni cosa inaridire ed egli avvert√¨ un oscuro presagio. Allora si nascose nell’ombra, ed ebbe freddo e paura.
¬† ¬† ¬† Invano la Creatura cerc√≤ di fugar le tenebre dai suoi occhi incupiti invano si fece appassionata e suadente invano tent√≤ ogni sottile artefizio, vers√≤ tutte le lacrime ed anch’essa inarid√¨.
¬† ¬† ¬† Sulla cima pi√Ļ alta rest√≤ impietrita a guardarlo correre verso la riva gettarsi fra la candida spuma sparir fra l’onde, mentre dal mondo sommerso giungevano gli echi d’una canzone disperata.
¬† ¬† ¬† Nel crepuscolo d’un giorno freddo e opaco un n√†ufrago intirizzito esce dall’acqua: √® Adi√≤r, riportato al Lamantino dai marosi, tornato vinto e smarrito alla sua vecchia vita.
      Un daino viene a rincuorarlo scaldandolo col fiato, pian piano leccandogli le lacrime.
      Ecco gli abiti cenciosi ecco il cappello ecco il fazzoletto e gli scarponi, non resta che vagar tutta la notte senza mèta.
¬† ¬† ¬† Rivide infine la sua casa, e non fu mai cos√¨ stanco e mai pi√Ļ cos√¨ infelice.


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5 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 7 Luglio 2009 @ 21:45

    Ancora una prosa di vibrante tensione. Prosa essenziale, decisa, ma ricca nel suo linguaggio creativo. Ne scaturisce una storia fantastica con una trama composita, dove √® soprattutto il mare, con le sue meraviglie, il protagonista. Tuttavia non poche sono anche le geometrie umane, dove l’animo assapora il canto di riflessioni oniriche e non solo.
    Suggestive immagini, intuizioni originali, pennellate di stupore e momenti di autentica inventiva procedono senza flessioni, sempre accompagnate da una mano di grande sensibilità.
    √ą significativo, nel finale, che nemmeno il ritorno al proprio mondo, al proprio nido, alla semplicit√† della propria vita, riesca a cancellare il ricordo di quella esperienza che ha dato al protagonista tanta felicit√†
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Pingback by Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ LETTERATURA: Leggende del Lamantino — 13 Luglio 2009 @ 13:17

    […] Articolo completo fonte: Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ LETTERATURA: Leggende del Lamantino […]

  3. Commento by claudio grosset — 14 Luglio 2009 @ 15:02

    Uom√†r, Nadir, Adior, tre Eroi senza tempo, eroi nel dimostrare, innanzitutto a se stessi, di saper condurre il timone della propria esistenza. Li attende l’avventura, oltre i limiti che l’uomo in ogni tempo si sente per natura di dover oltrepassare. Questo universo sconfinato da conquistare era il Mare, pieno di insidie ma anche di esseri meravigliosi o terribili, figure mitologiche, Dei o Semidei con cui confrontarsi al limite dell’umana conoscenza. Un contesto in cui si muove con dimestichezza e fantasia Cristofani, sia nella scrittura come nella sua pittura.
    Forse, anche un monito, di essere s√¨ audaci ma di confrontarsi serenamente con i propri limiti, come nella vicenda di Nadir dove ‚Äú√Ę‚ā¨¬¶ Il Signore del mare √Ę‚ā¨‚Äú (gli) dice amaro √Ę‚ā¨‚Äú Ahim√®, sei solo un uomo -√Ę‚ā¨¬¶‚ÄĚ!

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 15 Luglio 2009 @ 00:22

    Caro Claudio, non ci conosciamo, ma devo ringraziarti per l’attenzione che dedichi alla rivista. Apprezzo molto i tuoi commenti. Se sei anche un narratore o un esperto di qualcuna delle sezioni della rivista, mi piacerebbe avere la tua collaborazione.

  5. Commento by Monnosi Giannoni Caterina — 19 Luglio 2009 @ 09:48

    Anche questo √® un racconto pregno di spunti filosofico morali emergenti dallo snodo di una originale fiaba che l’ artista tratta con rigoglio di termini faunistici e mitologici.

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