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LETTERATURA: L’isola dei misteri nell’Islanda di Ingí³lfsson

17 Dicembre 2012

di Marisa Cecchetti
(dal “Corriere Nazionale”)

Un’isoletta del Breií°afjörí°ur in Islanda è il contesto in cui si dipana “L’enigma di Flatey” di Viktor Arnar Ingí³lfsson (ed. Iperborea). Anno 1960, pastorizia e pesca come risorse della comunità, pochi contatti con la terraferma. In compenso una biblioteca, la più antica di tutta l’Islanda, che contiene, sotto una teca, un libro di antiche saghe, orgoglio della gente islandese. È il libro dell’Enigma Flateyensis conteso tra i danesi, per secoli presenti in Islanda fino all’indipendenza del ‘44, e gli islandesi stessi. Il libro contiene quaranta domande legate alle saghe, la soluzione delle prime trentanove dà risposta alla quarantesima. È oggetto di attenzione da parte di studiosi, maledizioni e disgrazie attendono chi non rispetta le sue regole. E due disgrazie turbano la comunità, due stranieri venuti in momenti diversi a Flatey e legati in vario modo a quell’enigma, trovati morti, uno sopra gli scogli di un’isoletta disabitata del fiordo, l’altro orrendamente mutilato, nel cimitero. È arrivato subito un giovane avvocato a collaborare con la polizia, mal’indagine che si fa sempre più complessa richiede interrogatori serrati. Vengono alla luce storie inattese, il passato ritorna a cercare chiarezza. Quello che caratterizza il giallo di Ingí³lfsson è il ritmo pacato degli isolani, e l’atmosfera quasi surreale in cui si ripetono le azioni: gettare reti per le foche, conciarne le pelli, appiccicarle ad asciugare al muro, raccogliere e vendere piume di ededrone, mangiare gallinella di mare e razza fermentata, portare le mucche in stalla a sera, aspettare come un avvenimento la nave postale una volta alla settimana, le donne a fare la calza. Un mondo in cui le saghe nordiche fanno parte della vita di tutti, e il sacrestano parla con gli elfi ed ha il carretto pronto per trasportare i morti.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart