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LETTERATURA: Lo scomodo Prezzolini anarchico-conservatore

10 Marzo 2009

 di Ciro Paglia

Che sia stato scomodo non vi è dubbio. Scomodo per la destra e, soprattutto, per la sinistra.
Ma che avesse le idee chiare forse lo si comincia a capire meglio adesso. Ed è merito di Gennaro Sangiuliano, intellettuale prestato al giornalismo di riflessione, averlo documentato con un’opera di quasi cinquecento pagine (“Giuseppe Prezzolini – L’anarchico conservatore”; Mursia Editore). Un lavoro impegnativo ed oneroso, come impegnativa, complessa, contraddittoria è stata la vita di Prezzolini, passato dall’idealismo militante con il giornale che aveva fondato, “La Voce” al nazionalismo più fervente (fu combattente nella prima guerra mondiale), al sostegno del primo fascismo mussoliniano, infine al distacco netto dal fascismo tant’è che se ne andò a vivere negli Stati Uniti dal 1929 fino al 1950.
Ma la cultura ufficiale, dopo il disastro della seconda guerra mondiale – segnata dal catechismo togliattiano, pronta a rimuovere il passato di quei dirigenti comunisti che avevano viaggiato, per dirla con Ruggero Zangrande, attraverso il fascismo sostenendolo e traendo vantaggi dalle partecipazioni ai Littoriali – quella cultura non perdonò mai a Prezzolini l’essere un uomo segnatamente conservatore che, come scrive Feltri nella prefazione al bel libro di Sangiuliano “confidava nella tradizione e diffidava dello Stato”. Eppure, sfogliando il robusto lavoro di Gennaro Sangiuliano, ritroviamo, nelle parole e negli scritti di Prezzolini, spunti ancora oggi attuali. Come quando, a proposito dell’Europa, sottolinea “Se io dovessi o volessi o potessi votare pro o contro l’Europa unita, io, che pure ho più di un diritto di chiamarmi “europeo”, voterei contro un’Europa fatta così artificialmente e superficialmente come è stata concepita da coloro che l’hanno ideata con la testa riempita di nuvolosi teorici”. Già, perché Giuseppe Prezzolini, fu davvero cittadino del mondo: lui che era nato “per caso” a Perugia, trascorse buona parte della sua adolescenza fra studi e viaggi (Grenoble, ma soprattutto Parigi), strinse contatti con intellettuali del vecchio e del nuovo continente, affiancò Giovanni Papini nella fondazione della rivista “Leonardo”, fu sostenuto da Benedetto Croce nella pubblicazione dei suoi primi scritti. E di grande attualità è ancora il suo pensiero sul rapporto tra religiosità e laicismo che, come nota Sangiuliano, per Prezzolini “non sono in contraddizione”, anzi “le sorti della Chiesa gli sono al cuore” al punto da richiamare l’attenzione sul pericolo derivante dalla ansia di rinnovamento che sul finire degli anni Sessanta sembrava contagiare la Chiesa.
Una osservazione che è tornata proprio negli ultimi anni di grande attualità. Prezzolini fu dunque un osservatore scomodo, mai allineato ad un branco, ma soprattutto disincantato. Dopo gli anni dell’America si era ritirato a vivere a Lugano. E al presidente della Repubblica Pertini che nel corso di una premiazione al Quirinale gli chiedeva perché non rientrasse in Italia rispose: “Stia tranquillo, presidente! In Italia ci vengo tutti i giovedì a comprare la verdura”. A volte perfino sprezzante, quando ad un articolo di Maurizio Costanzo a proposito del suo archivio, replicò sulla “Gazzetta Ticinese” (il Corriere della Sera non volle mai ospitarlo) con un articolo dal titolo eloquente: “Risposta ad un ignorante”. L’opera di Gennaro Sangiuliano – attraverso una documentazione robusta e puntuale – ci offre la visione di questo grande esponente della cultura italiana completa nelle sue mille sfaccettature. Anche, soprattutto, quelle più singolari e per certi versi inedite. Prezzolini se ne andò che aveva 100 anni e sei mesi. La sua città natale, Perugia, gli ha dedicato una stradina di periferia. Perché proprio non poté farne a meno.
 

(dal “Corriere Nazionale”)


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1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Lo scomodo Prezzolini … — 11 Marzo 2009 @ 03:42

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