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LETTERATURA: “Lucca” di Ungaretti

3 Luglio 2011

di Vittorio Baccelli

LUCCA – Nel corso dell’ultimo pomeriggio letterario della Viviani, Marco Vignolo Gargini è intervenuto sulla poesia “Lucca” proposta all’esame di stato: «Scritta a un anno dalla fine della guerra, Lucca è il ritratto della condizione esistenziale del poeta Ungaretti, disilluso dopo le vicende del conflitto bellico. Di passaggio nella città che ha dato i natali ai suoi genitori, riflette sulla propria origine, sulla vicenda precaria che ha costretto numerosi lucchesi ad emigrare dalle campagne per sopravvivere; nel contempo fa il punto della situazione, rivolge uno sguardo al futuro e lo vede incerto, quasi minaccioso, senza speranze e illusioni. Ungaretti ha trentuno anni, sente il peso insopportabile delle rovine esteriori e interiori, le morti dei compagni nelle trincee a cui ha assistito recentemente, l’instabilità economica e politica di un paese distrutto che sta per affrontare una delle fasi più oscure della sua storia. Scritta in presa diretta, Lucca descrive il punto di partenza e l’epilogo di un uomo a cui sono stati tolti gli entusiasmi del presente, vissuto come un eterno abisso a cui sfuggire proiettandosi lontano verso una prosecuzione di sé, i figli, a cui restituire la vitalità ritenuta persa. Oggi si direbbe che il poeta, nel pieno di una crisi ansioso-depressiva, elabora già il lutto di sé consegnando alla conservazione della specie un patrimonio da rinnovare e salvaguardare. L’avvenire dipende da chi viene dopo di lui, da chi dovrà costruire di nuovo i desideri infranti, le illusioni demolite sui campi di battaglia. Ungaretti non gode della pace seguita alla fine del conflitto, auspica che le uniche possibilità offerte agli umani provengano dalla nascita di nuovi uomini, vergini perché non violati dalla morte fisica e morale della guerra. Il futuro è affidato a coloro che potranno ancora nutrire desideri e nostalgie, profanare e sognare, concedendosi il lusso di un amore “mortale”, di un amplesso che gode di sé perché non minato dall’orrore della carneficina. »
 

Lucca

A casa mia, in Egitto, dopo cena, recitato il rosario, mia madre ci parlava di questi posti.
La mia infanzia ne fu tutta meravigliata
La città ha un traffico timorato e fanatico
In queste mura non ci si sta che di passaggio
Qui la meta è partire
Mi sono seduto al fresco sulla porta dell’osteria con della gente che mi parla di California
come d’un suo podere
Mi scopro con terrore nei connotati di queste persone
Ora lo sento scorrere caldo nelle mie vene, il sangue dei miei morti
Ho preso anch’io una zappa
Nelle cosce fumanti della terra mi scopro a ridere
Addio desideri, nostalgie.
So di passato e d’avvenire quanto un uomo può saperne.
Conosco ormai il mio destino, e la mia origine.
Non mi rimane più nulla da profanare, nulla da sognare.
Ho goduto di tutto, e sofferto.
Non mi rimane che rassegnarmi a morire.
Alleverò dunque tranquillamente una prole.
Quando un appetito maligno mi spingeva negli amori mortali, lodavo la vita.
Ora che considero, anch’io, l’amore come una garanzia della specie, ho in vista la morte.

GIUSEPPE UNGARETTI
 
 

vittorio baccelli – c.p.46 (ex132) -55100 lucca – I – baccelli1@… http://stores.lulu.com/baccelli1 http://baccelli1.interfree.it


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2 Comments

  1. Commento by Marco Vignolo Gargini — 19 Luglio 2011 @ 17:22

    È bene precisare che il suddetto intervento compare sul mio blog all’indirizzo:
    http://marteau7927.wordpress.com/2011/06/22/lucca-giuseppe-ungaretti/. Tra parentesi il post su “Lucca” di Ungaretti a tutt’oggi è stato visitato 537 volte, con un picco nei giorni dell’esame di maturità.
    Grazie.
    Marco Vignolo Gargini  

  2. Commento by vittorio baccelli — 19 Luglio 2011 @ 18:41

    e che l’intervento era sul blog di Marco, avrei dovuto citarlo io: chiedo scusa a tutti, a Marco in primis per la dimenticanza!

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Bart