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LETTERATURA: M. A. Pinna: DUALISMO PRIGIONIERO/CARNEFICE. DALLE GALEE AL BAGNO AL CARCERE

29 Luglio 2010

di Maria Pia Monteduro
DUALISMO PRIGIONIERO/CARNEFICE. DALLE GALEE AL BAGNO AL CARCERE di MARIA ANTONIETTA PINNA, Armando Siciliano Editore, pp. 197, € 15.

Il testo della criminologa Maria Antonietta Pinna è un excursus sui vari sistemi di detenzione e di pena dal XVI secolo fino al carcere di guerra. Tale lavoro evidenzia il mondo delle piccole grandi abitudini quotidiane dei galeotti (pasti, attimi di svago, punizioni più o meno tremende, abbigliamento, non ultime le condizioni igieniche). Interessante è il modus operandi dell’autrice che cerca di cogliere l’essenza della vita stessa dei condannati, rapportandola anche a quella dei carcerieri. Vengono poste così sotto il bisturi dell’autrice due coppie contrapposte e speculari: il delinquente-vittima e il carnefice-prigioniero.

Infatti, il condannato a remare ad aeternum perché colpevole o ritenuto tale di un reato, è a sua volta vittima del carceriere che ritma le remate a suon di frustate. L’autrice approfondisce come la natura umana in determinate situazioni riveli il suo lato cruento e crudele, ed è interessata alla figura del carnefice, che nel corso dei secoli ha ispirato tanta letteratura mondiale. “…Il comito, che probabilmente era un perfetto gentiluomo quando si trovava in compagnia degli altri ufficiali o in presenza di una signora, diventava un sadico carnefice quando prendeva in mano la frusta per tenere a bada i galeotti…”. Con realismo l’autrice osserva che tra delinquente e boia c’è una grande differenza: il primo non è autorizzato a uccidere e/o torturare, il secondo sì. “…C’è un filo conduttore tra…i comiti delle galee, gli aguzzini o gli ufficiali delle carceri ottocentesche, i parà francesi che torturano…: tutte queste figure hanno l’approvazione della comunità che rappresentano ed alla quale possono attribuire la responsabilità delle loro azioni perché agiscono in nome di una comune ideologia. Non si tratta di isolati satelliti o di cellule impazzite. Essi sono i rappresentanti di una collettività della quale sono parte integrante: sono carnefici istituzionalizzati e proprio questo li differenzia dal delinquente che rappresenta solo se stesso o al limite una comunità che sovverte i valori comuni perché ha un’ideologia distruttiva, come, ad esempio, il terrorismo. Il comune denominatore che unisce le due coppie antinomiche sovraindicate è la violenza (che partorisce il potere) esercitata dal criminale sulla sua vittima e a sua volta da colui che è incaricato della punizione, ossia il carnefice, sul delinquente…. “ Tale analisi disillusa è condotta con passione e competenza. Se è vero che in molti casi   con l’evolversi della società cala l’intensità della violenza esercitata sul criminale, non si riduce certo il potere che si deve esercitare su di lui costantemente attraverso un continuo controllo sulla sua vita. Il modello carcerario panottico, sostenuto dall’idea della completa visibilità, è l’architettura dell’esercizio del potere che sceglie freddamente di “condannare il condannato” alla continua e inalienabile certezza d’aver perso ciò che resta il ben più prezioso: la libertà.


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1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: M. A. Pinna: DUALISMO … — 29 Luglio 2010 @ 18:36

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