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LETTERATURA: Marco Vignolo Gargini: “Oscar Wilde – Il critico artista” (2007)

11 Novembre 2007

di Marisa Cecchetti

[L’ultimo libro pubblicato da Marisa Cecchetti: “Straniero tu che non mi accogli l’anima”, Edizioni Del Cerro, 2005]

“L’artista è colui che non ha bisogno di leggi che non siano le sue, che non necessita di uno stato da servire, se non l’arte”. Parole di Oscar Wilde, che leggiamo nell’interessante saggio di Marco Vignolo Gargini: Oscar Wilde. Il critico artista (Prospettivaeditrice 2007).

Dell’artista irlandese l’autore analizza “La decadenza della menzogna” , “Il critico come artista”, “L’anima dell’uomo sotto il socialismo”e   “Il ritratto di Dorian Gray”, con una vasta gamma di confronti e rimandi culturali, documentati da una ricchissima bibliografia. Partito da un’accusa al naturalismo di fine ottocento, nel primo dialogo Wilde sostiene la tesi dell’Arte superiore alla Natura, convinto che se prende il sopravvento la vita, questa scaccia l’Arte nel deserto, e sicuro invece che la vita stessa, l’unica alunna dell’Arte,  imiti la letteratura. Lo scopo dell’Arte rimane dunque quello di raccontare le belle cose non vere, esprimendo niente altro che se stessa. Nel dialogo sul critico come artista, l’obiettivo di Wilde è quello di definire un artista completo, un uomo che sappia essere anche il critico della propria espressione. Questo allo scopo di contrapporsi al moralismo vittoriano, sostenendo la tesi che l’Arte deve essere sganciata dalla morale, in quanto il suo fine rimane quello di creare uno stato d’animo. Arte che provoca, solo lei, la vera gioia e il vero dolore, senza comunque ferirci. Arte ed estetica anche come immoralità, dunque, contro etica della vita e della azione, con l’utopia della realizzazione di una nuova società, libera dalla costrizione pratica, dedita alla contemplazione e senza cognizione dei limiti temporali. Non lasciando al dolore il ruolo di far da tramite di conoscenze, alla vita rimarrebbe allora lo scopo di realizzare se stessa attraverso il piacere,  e solo con la realizzazione della propria natura l’uomo si sente in condizione di far parte di una organizzazione sociale. Nella immoralità intesa come violazione delle regole, secondo Wilde, sta il progresso. E’ una affermazione della gioia auspicata in una società artistica non materialistica, da cui deve scomparire la superattività e in cui si deve ritrovare spazio per la riflessione.
La prefazione alla seconda edizione di Dorian Gray, nel 1891, si apre con un manifesto estetico che riassume e convalida gli argomenti precedenti, sottolineando il desiderio della vita di riprodurre un’espressione artistica, lo spirito critico che cerca di rivelare ciò che l’arte ancora non ha mostrato e la volontà di autorealizzazione per il compimento dell’individualismo. Un lavoro di analisi puntuale e ricco, quello del Vignolo Gargini, che offre molti spunti di riflessione e confronto sulle condizioni attuali dell’arte, della critica e della società.


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