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LETTERATURA: Massimo Carlotto: “Respiro corto”, Einaudi

23 Maggio 2012

di Stefania Nardini
(dal “Corriere Nazionale)

Marsiglia è condannata al cambiamento interpretando sé stessa in un’ennesima piece a cielo aperto col blu delle calanche che si fa rosso sangue. La nuova malavita non ha codici. Schegge impazzite si impossessano delle cité in nome di soldi facili e partite di coca. Nella città francese, capitale della cultura nel 2013, che nel2005 haguardato con distacco le fiamme delle banlieue parigine, piccoli e grandi boss si avvicendano in una spietata concorrenza che semina morte.   «Dove c’è violenza c’è rabbia, dove c’è rabbia c’è vita » ha scritto Jean Claude Izzo, l’autore che ha reso la città di Gyptis protagonista dei suoi romanzi. Una rabbia che oggi, tra i palazzoni di Castellane e Belle Vue , prende a morsi la vita nella corsa affannata per avere tutto e subito. Marsiglia cambia.   Rapidamente. E Massimo Carlotto, grande autore di noir in cui ha raccontato fatti e misfatti del Nordest italiano, la mette in scena senza mediazioni. Un crocevia mediterraneo: questo è il luogo che fa da sfondo a “Respiro corto” (ed. Einaudi), il suo nuovo romanzo in cui la città è lo spazio dove circolano i grandi affari criminali che lasciano i loro avanzi. Finito il grande banchetto restano le briciole che a Marsiglia sono pallottole alla portata di chi non ha nulla da perdere. «Ho scelto Marsiglia – dice l’autore – per il suo ruolo nell’immaginario letterario e cinematografico.   Per la straordinarietà del conflitto criminale che sta investendo la città. E per la sua bellezza così assolutamente mediterranea.   “Respiro corto” è un racconto spietato. In cui la grande orgia del potere si consuma nel melange multietnico di una realtà dove tutto è possibile. Non c’èla Marsigliadei ritals, della povertà dei vicoli lividi di Panier, ma quella Marsiglia che Izzo annunciava con preveggenza negli anni ‘90, quella che macina memoria e sentimenti in nome della grande speculazione immobiliare,o dei traffici internazionali di droga. Un porto, dove alla fine degli anni 30 arrivarono i disperati di mezzo mondo che fuggivano dal nazismo nella speranza di una nave per l’America, porto che oggi è la tappa di soggetti criminali emergenti che Carlotto con molta abilità “sposta” dalla nuova Russia, dall’India, dalla Svizzera. Un transito che non è certo quello dell’artista combattente Anna Seghers, ma il passaggio di un ciclone che semina morte.   Frammenti del passato rivivono nell’opera attraverso personaggi come la commissaria B.B., dalla carriera spezzata per aver osato andare troppo oltre, un attempato nostalgico del vecchio milieu che nel nuovo gioco criminale prova disagio come fosse un corpo estraneo. Perché a comandare è la nuova gang che manovra e agisce attraverso movimenti finanziari nelle banche svizzere, il traffico dei rifiuti tossici e quello di organi che ha come riferimento una clinica milanese. Sono lucidi, colti, benestanti : si chiamano Sunil, Zosim, Giuseppe, Inez ed hanno studiato nella stessa grande università.   Per loro il potere è crimine, il danaro una religione che non conosce etica. Giovani e spietati, alla testa di un’organizzazione. Carlotto ha vivisezionato i fatti, assemblandoli nell’immenso palcoscenico della globalizzazione. E Marsiglia fa da sfondo, senza gloria e senza infamia, a un gioco al massacro che travolge il microcosmo in cui si muove il piccolo pusher o la maitresse della casa d’appuntamenti.   Una città nera che vive il suo delirio nei quartieri della miseria, che ammacchia i suoi peccati negli arrondissements piccolo borghesi dove una volta si nascondevano le tipografie clandestine di Giustizia e libertà, oggi una miriade di attività di copertura che si trasformano a seconda delle necessità.   Tornano le prostitute nel romanzo di Carlotto. Come sono tornate, dopo anni, sulla Canebiére.   Diverse, molto diverse dalle signore in pelliccia che fino a qualche anno fa erano le figure famigliari di rue Sennac o rue Curiol.

Le nuove lucciole sono giovani, vengono dall’Est o dal Maghreb ed hanno in comune la stessa consapevolezza: il corpo è l’unica slot machine possibile per inventarsi una speranza.La Marsigliadi Carlotto apre un nuovo capitolo in una realtà dove il binomio cultura identità è stato spazzato via come quando c’è il mistral. La città nel suo nutrito programma per il2013 hadimenticato anche il suo autore simbolo, quell’Izzo che l’ha fatta conoscere al mondo. Ecco perché “Respiro corto” in questo  momento è, al di là delle intenzioni dell’autore, una provocazione

necessaria


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart