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Berlusconi si illude

23 Maggio 2012

Il 9 maggio, leggendo tra le righe di un editoriale di Vittorio Feltri, scrissi un articolo intitolato: “Il ritorno di Berlusconi?”.
Stamani un articolo di Claudio Tito apparso su la Repubblica conferma questa ipotesi.

Ma dal 9 maggio ad oggi, le cose per il Pdl si sono aggravate con la netta sconfitta nelle elezioni amministrative, e dunque, in seno al partito c’è delusione ma soprattutto smarrimento.
Eppure è da quando il Pdl sorregge il governo Monti che tirava un’aria cattiva e si avvertiva che gli elettori berlusconiani si sentivano traditi. L’appoggio poi alla devastante politica di tassazione, con il ritorno pure dell’imposta sulla prima casa, ha fatto il resto. Dunque perché sorprendersi?
La delusione degli elettori di centrodestra era palpabile. Essa è certamente alla base del successo di Grillo, specialmente a Parma dove appare evidente.

Oggi Berlusconi fa intendere di voler tornare. Perché? Non glielo consiglio. Che cosa crede di risolvere? L’unica condizione sarebbe quella di riuscire a convincere i cittadini di essere credibile, ma non può farlo.
Le sue promesse non mantenute sono innumerevoli, a partire dalla riforma dello Stato per finire alla riforma della giustizia. Nulla si è fatto e gli elettori non sono disposti a perdonare né a concedere attenuanti.

Berlusconi si è mostrato debole, incapace di reagire come si conviene ad un vero combattente, il quale da tutto se stesso per realizzare i propri ideali. E invece Berlusconi ha fallito per debolezza e troppa remissività nei due momenti in cui avrebbe dovuto mostrare la sua tenacia e la sua volontà riformatrice.
Le sconfitte del 2010 (essere stato convinto a non andare ad elezioni anticipate) e del novembre 2011 (quando accondiscese a non emanare il decreto legge chiesto dall’Ue e cadde nella trappola tesagli da Napolitano, il quale aveva già pronta la carta Monti secondo i desideri della Merkel), sono di quelle che non lasciano dubbi nell’elettorato circa le sue gravi manchevolezze.

Può Berlusconi recuperare la credibilità perduta? Non credo proprio.
Oltre alle riforme non realizzate e praticamente nemmeno avviate, nel cuore degli elettori si è aperta anche una ferita difficilmente sanabile, quella del ripristino della tassa sulla prima casa, una iniquità: se si considera i sacrifici che gli italiani patiscono per procurarsela.
Fu la carta vincente di Berlusconi, e oggi appare come la delusione più grande patita dal suo elettorato.

Consiglio a Berlusconi perciò di non covare un tale desiderio. Si esporrebbe ad una sconfitta cocente.
Chi allora al suo posto? Da tempo vado facendo il nome di Antonio Martino, non più giovane, è vero, ma non vedo all’orizzonte giovani in credo di reggere il timone di una nave malandata e alla deriva come quella italiana. Occorrono persone dotate di esperienza politica e di specchiata onestà. Martino le possiede entrambe.
Si parla di Montezemolo, ma secondo me non è l’uomo giusto per guidare il Paese. Come non lo è Passera.


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Bart