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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Massimo Cassani, Pioggia battente, Sironi editore

21 Luglio 2010

di Maria Antonietta Pinna

Un clima cupo, una Milano misteriosa che vive e respira al ritmo musicale della pioggia, un commissario rude, onesto, dagli occhi bovini, donne fragili e seduttive si aggirano nel romanzo alla ricerca di se stesse.

Naturalmente non manca il cadavere scoperto per caso nell’abitazione di un noto avvocato milanese.
Dinamiche di potere, denaro, indagini parallele, escort d’alto bordo, tutti gli ingredienti di un buon giallo dalla trama accattivante.
Lo stile è scorrevole, fluido, diretto, con dialoghi realistici, attinti dal registro della vita quotidiana.

Il commissario Micuzzi per fortuna tocca i lombi della realtà e della verosimiglianza, non ha le miracolose capacità deduttive di Auguste Dupin de I Delitti della Via Morgue o la saccente antipatia dell’ingiustamente famoso e noioso Sherlock Holmes, capace da un capello di costruire una cattedrale di congetture, tutte ossessivamente esatte, naturalmente.

Il giallo deduttivo che aveva lo scopo di trovare il colpevole tra un ristretto numero di personaggi, si basava essenzialmente su prove che apparentemente sembravano portare verso tutt’altra direzione.

Il finale doveva rappresentare una sorpresa che aveva l’unico scopo di meravigliare il lettore.
Le premesse per raggiungere lo scioglimento finale erano generiche, spesso fuorvianti.

Soltanto l’intuito di un investigatore dalle qualità eccezionali, quasi sovrumane, garantiva un finale positivo con il colpevole che veniva assicurato puntualmente alla giustizia.

La letteratura gialla si è evoluta, abbandonando le selvagge astrazioni del passato, la costante presenza di super-tutori dell’ordine, capaci di scoprire il colpevole per semplice deduzione, senza neppure recarsi sul luogo del delitto, senza neppure toccare con mano il cadavere, è stata abbandonata.

La semplice deduzione nell’epoca dell’immagine, della tecnologia e della scoperta scientifica applicata largamente alla criminologia, sarebbe ormai un inutile anacronismo.

L’analisi di un capello sotto una lente di ingrandimento, non aiuterebbe il commissario moderno, che ha bisogno di esami clinici, prove e controprove della scientifica..

Il giallo contemporaneo forse ha perso un po’ di poesia, di superomismo, non canta più eroiche virtù di uomini ineffabili, simili a dei tutelari. Si tratta di un genere che non può vivere staccato dal suo tempo.

I dialoghi si fanno stringenti, arrivano al sodo senza tanti complimenti, presentandoci i toni crudi della realtà.

Il cadavere non è solo menzionato, è descritto con vividezza di particolari, senza scadere tuttavia nel macabro o nell’orripilante gradito invece al filone horror: «L’agente Teneriello e Micuzzi si avvicinarono al corpo. Era disteso su un fianco. La puzza d’alcool toglieva il fiato. Una bottiglia di cognac era rovesciata lì accanto. Il liquido aveva formato una pozza simile a un lago, in cui avrebbero potuto nuotare solo pesci con la cirrosi… Le palpebre dell’uomo fremevano leggermente, come il battito di una farfalla che sta per morire. L’uomo farfugliò qualcosa di incomprensibile. Micuzzi gli avvicinò l’orecchio alle labbra. Il respiro irregolare si faceva sempre più flebile. La puzza d’alcool gli saturò le narici ».

Micuzzi è uomo di carne e sangue, ricorda vagamente il buon vecchio Maigret che, sceso da un Olimpo di dei perfetti, si aggira in un mondo di concretezza, pronto all’accasione anche a sporcarsi le mani e che nulla ha da invidiare all’impermeabile divino, tossico Holmes, creato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle. L’autore stesso mostrò segni di insofferenza per il suo personaggio, che gli aveva dato fama e ricchezza.

Sir Arthur si sbarazzò dell’infallibile Holmes, dedicandosi alla compilazione di romanzi storici che sono tuttora poco conosciuti: La compagnia bianca, Le avventure del Brigadiere Gerard.

L’evoluzione della letteratura gialla verso orizzonti di concretezza che si evincono anche dai dialoghi, consente ad un pubblico ormai smaliziato, sazio di polizieschi offerti da cinema e televisione, di fruire di un prodotto letterario di buon livello, dalla lettura semplice.

Pioggia battente rientra in questa categoria.
Può essere letto anche sul treno, dato lo stile semplice e lineare.
Un giallo per l’estate, naturalmente potete leggerlo pure d’inverno, nessuno ve lo impedisce.


Letto 1952 volte.


1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Massimo Cassani, Pioggia … — 21 Luglio 2010 @ 14:37

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