Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Michele Giuttari: una vita in Polizia, ora è un autore conteso in Europa

20 Agosto 2013

di Alberto Pezzini
(dal “Corriere Nazionale”)

Quando gli chiedo, al telefono, se si sarebbe aspettato di diventare uno scrittore famoso, anzi famosissimo, mi risponde di no.
Oggi stravende in Italia i suoi libri gialli, ma ancora di più nel Regno Unito dove è il terzo scrittore tra- dotto più venduto in classifica dopo Larsson e Nesbo. In settimana volerà a Londra per presenziare all’uscita del suo libro I sogni cattivi di Firenze (uscito nel 2012 per Rizzoli in Italia) e che in Inghilterra il suo editore Little, Brown ha intitolato The dark heart of Florence, praticamente come il titolo del suo ultimo libro in italiano, Il cuore oscuro di Firenze (Rizzoli, pagg. 466, euro 15,00). Michele Giuttari – dopo una vita intera in Polizia – è andato via con l’onore delle armi ed ha iniziato a vivere come forse aveva sempre sognato di fare fin da ragazzino, scoprendo nella scrittura una “vita nova”.

A lui si deve la condanna definitiva ai “Compagni di merende” di Pacciani anche se l’Amministrazione – che poi è un altro nome per riferirsi allo Stato od alla burocrazia in senso più astratto – non se ne ricorda più.

Giuttari, dopo essere stato il Capo della Squadra Mobile di Firenze dal 1995 al 2003, ha diretto le inda- gini sul Mostro di Firenze. Il Procuratore Capo dell’epoca della città medicea, Pierluigi Vigna, gli avrebbe assegnato l’incarico di rivivere e rirespirare tutto il dossier sul Mostro per sfruttare appieno il talento investigativo di cui Giuttari è sempre  stato  dotato,  come  una specie di aura invisibile ma che pesava come ferro da corazza.
Da lui sarebbe derivata la teoria dei mandanti del Mostro, una specie di loggia segreta che avrebbe commissionato i delitti più efferati in base a logiche perverse scaturenti da ambienti altolocati, quasi intoccabili.

Giuttari rimarrà impigliato – per la delicatezza delle sue indagini – in alcune denunce penali per calunnia ed abuso d’ufficio da cui verrà assolto con formula piena – una sentenza della Corte d’Appello di Firenze del 2011 dichiarerà addirittura    l’incompetenza    funzionale del Tribunale di primo grado che avrebbe dovuto mettersi da parte fin dall’inizio a favore del Tribunale di Torino –

Quando nel 2004 cercheranno di trasferirlo al reparto Immigrazione – dovrà fare ben due ricorsi al Tar per ottenere giustizia anche sul punto peraltro sempre vincendoli contro l’Amministrazione – si chiuderà in casa.

Ne      sarebbe      uscito      Scarabeo (2004), il primo romanzo del Commissario Michele Ferrara, capo an che lui della Squadra Mobile di Firenze, una specie di clone trasparente del suo autore.
Quel libro avrebbe avuto un’eco assolutamente dirompente sul panorama giallistico italiano ed interna- zionale perché si portava dietro un personaggio che sapeva quel che diceva.

E lo diceva con uno stile nuovo, ficcante come una pallottola sparata da dieci metri, a bruciapelo. Il Commissario Ferrara vive in un attico a Firenze, nel suo cuore più caldo, da dove vede Ponte Vecchio. Sul terrazzo la moglie Petra ha una piccola serra in cui coltiva erbe officinali e piante, fa il giardinaggio. Conducono una vita scandita dagli orari di lui, saltabeccanti come un orologio impazzito. Mangiano tardi la sera e l’unico momento in cui si vedono resta quasi sempre la colazione. Ma si amano da morire ed il commissario, alla sera, fa sempre una  carezza  alla  moglie,  anche quando la vede addormentata. L’ultimo suo libro, Il cuore oscuro di Firenze, resta un po’ la chiusa della vicenda giudiziaria che Giuttari ha voluto trasportare sulla carta. Perché, ci dice, “la scrittura ha avuto per me una efficacia terapeutica. Quando lavoravo, mi mettevo a scrivere alla sera, anzi di notte, dopo le ore di ufficio. Mi rilassava ed anche se andavo a letto tardi, dopo una giornata di lavoro, mi alzavo  poi  al  mattino  rinfrancato. Oggi (dopo la sentenza ultima del Consiglio di Stato potrebbe torna- re quando vuole in Polizia con il grado di Questore ma forse sta meglio in pensione) seguo orari diversi. Alla sera vado a dormire presto e scrivo quasi sempre al mattino.”

E oggi come vede la vita ?

“Ho scritto dodici libri. Adesso sto scrivendo il tredicesimo. La vita è magnifica”. E magnifica è stata l’attesa, come diceva Von Rezzori, l’amico di Chatwin, in un suo libro scritto – pensate un po’ – proprio in Toscana dentro una torre conficcata nelle colline verdi che tutto il mondo ci invidia.


Letto 4860 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart