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Le nere colombe

20 Agosto 2013

Ce ne sono in giro che esibiscono il loro falso piumaggio bianco ma, sotto, hanno una peluria nera più dell’inchiostro.
Il Pdl ne è pieno. Si tratta di politici che conducono la loro magra esistenza all’interno di sepolcri imbiancati, simili alle bare di color bianco in cui si usa seppellire i bambini innocenti. In realtà i sepolcri imbiancati nascondono i vampiri della politica, pronti a succhiare il sangue altrui per mantenersi al potere. Sono melliflui, sanno interpretare bene la parte e lasciano intendere di esserti amici fino in fondo, di battersi per te, a condizione di accettare i loro consigli “spassionati” e “nell’interesse del Paese”.

Berlusconi è la vittima dei loro continui assalti e, per il suo carattere lontano dalla malignità e dalla cattiveria (così mi è parso fino ad oggi), si è lasciato e si lascia imbambolare.

In realtà, quando si parla di mantenergli, dopo la condanna della cassazione, almeno “l’agibilità politica”, si dimentica una cosa importante: Berlusconi “l’agibilità politica” non l’ha mai avuta. Nei momenti in cui è sembrato di possederla e di farla valere, ha ceduto subito dopo agli assalti dei vampiri prontamente usciti dai sepolcri imbiancati.

La quantità di sangue che gli hanno succhiato è misurabile dalle sue incredibili sconfitte. Da una vittoria certa, ove avesse prevalso la sua linea strategica, si è passati, grazie ai suoi consiglieri, o meglio: alle sue mignatte, ad una debàcle umiliante.

Oggi ci troviamo di nuovo in una di queste situazioni. Berlusconi è disposto addirittura a finire in carcere per poter continuare con dignità la sua battaglia. Ma lo si consiglia di ammorbidire la sua decisione accettando una delle due pene alternative (servizi sociali o domiciliari) che, nella loro facoltà, i giudici si apprestano a comminargli al posto della galera.

Come ho scritto: Berlusconi deve pretendere il carcere. Non è il primo che va dietro le sbarre pur avendo superato i 70 anni (Tanzi, l’ex padrone della Parmalat, è uno di questi). Rifiuti il trattamento di favore, esiga di scontare la pena che gli ha comminato la cassazione allorché il presidente Antonio Esposito ha letto in aula il dispositivo della sentenza di condanna. Quel dispositivo è l’originale a cui Berlusconi si deve riferire. Le alternative sono favori che i farisei cercano di elargirgli nel loro proprio interesse, visto che confinare al carcere il cittadino per molte volte risultato il più votato dagli italiani rappresenterebbe una sfrontata, visibile e mondiale vergogna, una ferita non più rimarginabile alla democrazia e alle istituzioni.

Accettando una delle due alternative, infatti, Berlusconi farebbe gli interessi, non suoi come gli suggeriscono i suoi avvocati, ma di quella parte del potere che lo ha perseguitato in questi quasi vent’anni e che ora si è illusa di averlo sconfitto. La quale sa bene che se Berlusconi riuscisse ad andare in carcere, ciò rappresenterebbe un boomerang, trasformando la presunta vittoria in una clamorosa sconfitta.

Le sirene, dunque, si stanno muovendo, tanto a destra quanto a manca. I vampiri sono usciti dai sepolcri imbiancati e, melliflui come sempre, si apprestano all’ultimo assalto. E allora mi permetta Berlusconi un consiglio: se ancora non è riuscito ad identificarli (tante volte ne ho fatto i nomi, Gianni Letta in primis, e altri si trovano oggi al governo come ministri), se ne stia lontano da tutti, rifiuti i loro consigli, anche se risultano amici di lunga data, si apparti e, se proprio non ne può fare a meno, si limiti ad ascoltare sua figlia Marina (ed oggi la Santanché con la quale sono in sintonia, qui), forse anche Pier Silvio, ma non gli altri tre figli, nati dal matrimonio di Veronica Lario, colei che ha dato il via, con quella acida e maligna dichiarazione pubblica, alle disgrazie più pesanti piombate sulle spalle di Berlusconi, mancando Veronica, a mio avviso, di quel signorile tatto che avrebbe dovuto distinguere una first Lady da una attricetta da avanspettacolo sempre pronta a mettere in piazza le proprie disavventure sentimentali.

I tre figli di Veronica hanno fatto poco o nulla per aiutare il padre, dal quale traggono tutti i lussuosi vantaggi da lui conquistati con il suo lavoro. Con il loro quasi totale mutismo paiono indifferenti alle sue sorti, convinti forse che non potranno mai essere espropriati del benessere a cui sono abituati. Dimenticando però la lontana profezia di Massimo D’Alema, secondo la quale il loro genitore avrebbe peregrinato sui sagrati delle chiese ridotto dalla miseria ad elemosinare.

Berlusconi – così si legge – ove il senato deliberasse la sua espulsione a seguito della condanna definitiva comminatagli dalla cassazione, vorrebbe tenere il suo ultimo discorso (di commiato) usando toni durissimi contro chi lo ha perseguitato in questi anni, ed in particolare contro la magistratura. Ed ecco allora che cominciamo a dissuaderlo. Oggi ci prova Antonio Polito nel suo articolo che compare sul Corriere della Sera. Ma la sua mano sembra incerta e appare evidente che nemmeno lui è convinto di quanto scrive, al punto che nel finale è tutto un mettersi dalla parte di Berlusconi, un po’ come ha tentato di fare con il suo comunicato di qualche settimana fa Giorgio Napolitano.

Ripeto: Berlusconi diffidi di tutti e abbia la forza di denunciare in parlamento la persecuzione che l’ha portato a subire una condanna intrisa di parzialità, visto che ad altri (primo fra tutti Carlo De Benedetti) una tale condanna è stata risparmiata pur in presenza di reati analoghi.

Il Craxi che Antonio Polito malamente rievoca nell’intento di dissuadere Berlusconi dal suo proposito, si trovava in ben altra situazione. Il suo era un piccolo partito, con elettori molto vulnerabili. Berlusconi continua ad avere, almeno finora, un vasto sostegno dai cittadini che si sono resi conto da tempo di una iniqua persecuzione perpetrata da politicanti avversi (nascosti anche dietro lo scudo della toga di magistrato) con lo scopo di eliminarlo dalla scena politica, poiché avversario tosto e scomodo. Una volta ho paragonato questa vicenda (salvo la sua conclusione, almeno finora) a quella patita tragicamente da Giacomo Matteotti, il socialista fatto uccidere nel 1924 da Mussolini.

Ne sono sempre di più convinto.

A chi scrive che la strategia di Berlusconi è semplicemente quella di Sansone, ossia del “Muoia Sansone con tutti i filistei”, invito a riflettere e a rispondere se quella di Berlusconi non sia – al pari di quella di Matteotti – una battaglia di democrazia e di libertà, che vale la pena di combattere a testa alta e fino in fondo.


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Bart