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LETTERATURA: Nell’isola di Arturo, Elsa è dimenticata

10 Marzo 2012

di Seia Montanelli

L’isola di Arturo non esiste più.   Ma non è il tempo ad aver infierito, come è naturale, sui luoghi descritti da Elsa Morante oltre sessant’anni fa nel suo libro più famoso. Semmai sono state l’incuria dell’uomo, la miopia delle istituzioni, le inutili complicazioni della burocrazia a infliggere colpi mortali al luogo eletto della scrittrice.

Procida – l’isola più piccola dell’arcipelago napoletano – sia bene inteso, è ancora lì: bella, svettante nella sua roccia vulcanica, un tempo unicum con la costa flegrea. Ma l’isola ideale, il luogo dell’immaginario che si sostanzia in linguaggio e in letteratura nella prosa di Morante, l’elemento che resta oltre ogni geografia, è stato condannato all’oblio.

L’ormai leggendario limoneto che si affaccia sulla spiaggia della Chiaia (circondava la pensioncina Eldorado, dove negli anni Cinquanta Elsa Morante e Alberto Moravia alloggiavano spesso) ha i cancelli sbarrati. La pensione ha chiuso. E nemmeno un cartello ricorda la vita, l’opera ed il legame dell’isola con Elsa Morante.   Eppure questi sono i luoghi del Parco Letterario Isola di Arturo, nato nel 1998 con una delibera di Giunta, che istituì un comitato formato, tra gli altri, dal Comune e dall’associazione Procida Portoni Aperti. Queste realtà diedero vita a una società partecipa-ta dall’amministrazione comunale per il 55 per cento, e usufruirono di un finanziamento di un miliardo e 328 milioni di lire erogato tramite la fondazione Ippolito Nievo (è dello scrittore patavino l’idea di istituire Parchi Letterari intitolati agli autori dei vari luoghi d’Italia degni di attenzione).   Ma dove sono finiti questi soldi?

La giunta – nella delibera con cui si dava il via al progetto – sottolineava che l’isola «ha conservato integre buona parte delle caratteristiche ambientali, architettoniche e socio-culturali che la fecero scegliere dalla grande scrittrice Elsa Morante per l’ambientazione del suo capolavoro » e che quindi «è possibile individuare luoghi e percorsi adatti per l’istituzione del Parco letterario “L’ isola di Arturo” fortemente denso di significati letterari e culturali ». Eppure tra il 1999 ed il 2001 furono varate pochissime iniziative (la sola degna di nota: gli eventi legati al Premio Procida Elsa Morante, che esiste dal 1986, iniziarono a essere ospitati nel Parco).

Infine dal 2002 il Parco, di fatto, non esiste più. Il Comune sostiene che manchino i fondi per gestirlo e che il proprietario di quei luoghi (un privato) chieda somme onerose per l’affitto, tanto che nemmeno più le celebrazioni del Premio avvengono in quelli che erano “I giardini di Elsa”, ora chiusi al pubblico.
La memoria nel nostro paese non sia un valore.
Non sembra dunque ci siano le condizioni per celebrare degnamente il centenario della nascita di una delle nostre migliori scrittrici (Morante nasceva a Roma il 18 agosto del 1912), tenendo presente anche che di Premi a lei intitolati ce ne sono addirittura due – pare che anni fa per un litigio sulle giurie (controversia non risolta e infatti entrambi i premi vantano i XXVI anni di attività, e l’assessorato alla cultura di Procida sostiene di voler agire in giudizio per riottenere ciò che gli appartiene), una parte abbia costituito un premio a sé, il Premio Elsa Morante, per alcuni anni tenutosi a Napoli e poi diventato iti-nerante arrivando persino a New York, e poi assegnato a Roma – con enorme spreco di soldi e risorse che avrebbero potuto essere gestite diversamente, magari nel parco letterario sui luoghi amati.

Ci piace pensare però tra ventiquattro anni, nel cinquantesimo anniversario della morte, qualco-sa sarà cambiato nel modo gi gestire le risorse naturali e culturali del nostro paese; e che in ricordo delle ceneri di Elsa Morante – sparse per sua volontà proprio nel mare di Procida – si potrà tornare a passeggiare liberamente nei sentieri orlati di limoni mossi dal libeccio, tra dedali di scale e marine, incantati dalla magia di quei luoghi in cui al giovane Arturo sembrava che «tutti in terra non facessero altro che baciarsi: le barche, legate vicine lungo l’orlo della spiaggia, si baciavano! Il movimento del mare era un bacio, che correva verso l’isola; le pecore brucando baciavano il terreno; l’aria in mezzo alle foglie e all’erba era un lamento di baci.   Perfino le nubi, in cielo, si baciavano!”.

(Dal “Corriere Nazionale”)


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