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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Nico Orengo: “Islabonita” – Einaudi

10 Aprile 2009

di Francesco Improta

La vicenda si svolge prevalentemente nell’estremo Ponente ligure tra Sanremo e Villefranche, in un periodo piuttosto delicato della nostra storia nazionale, quando si stava concretizzando il passaggio dalla democrazia al regime fascista. Anche in campo internazionale gli equilibri erano piuttosto fragili e precari in seguito allo smantellamento dell’impero ottomano Sanremo, dove si era trasferito Maometto VI, ultimo imperatore turco, diventa, in quel periodo un centro di maneggi politici e di traffici illeciti, dove bazzicano spie, cospiratori e avventurieri. Una donna di nome Fatima, quando il medico personale di Maometto viene trovato morto è costretta a fuggire e a nascondersi a Isolabona, paese rosso, anarchico che crede nella Madonna e nel silenzio…
Si tratta di un noir sui generis che da un lato strizza l’occhio alla narrativa e al cinema americano degli anni ’40, e dall’altro riprende motivi e stilemi della sua prima produzione narrativa, più fantastica e avventurosa, penso per la presenza di un’anguilla antropomorfica, dalle mol ­teplici valenze simboliche, a Dogana d’amore.
Nel romanzo ci sono tutti gli ingredienti del cinema nero: la pioggia, le taverne equivoche, le prospettive distorte, gli edifici che sembrano convergere e incombere fino a creare un’atmosfera da incubo, penso a Pigna che si presenta come una massa scura alla fine del romanzo quando Michel, marinaio dalla vita scorticata e randagia, di memoria Wellesiana (cfr. Una storia immortale) e Fatima, per sottrarsi a una squadra di fascisti, risalgono il fiume Nervia, e soprattutto la dark lady, maliarda e traditrice.
Attorno a lei atmosfere languide, se non addirittura depra ­vate; la realtà si presenta sotto un aspetto illusorio (Nessuno è quel che sembra) e l’umanità che si aggira in questi scenari è portatrice di colpevoli segreti e di oscure motiva ­zioni.
Pur facendo delle concessioni al noir, lo stile di Nico si mantiene fluido, adamantino e magico, capace di evocare le emozioni più profonde e le suggestioni più remote; “… quando Michel aprì la porta dell’ovile fu colpito dal dise ­gno d’ombra che l’erba lasciava sulla pietra scura: si scomponeva e si ricomponeva sotto la brezza che arrivava dal Toraggio, ora sembrava un bosco in miniatura, ora la pagina di un libro giapponese, ideogrammi di chissà quali destini. Si chinò per vedere meglio, ma avvicinandosi il disegno sfumava in una macchia senza forma, come la vita che andrebbe vista da lontano per afferrarne la pienezza.


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2 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Nico Orengo: “Islabonita … — 10 Aprile 2009 @ 22:19

    […] Vai a vedere articolo: Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Nico Orengo: “Islabonita … […]

  2. Commento by Giorgio — 24 Aprile 2009 @ 19:50

    Peccato non poter partecipare alla presentazione del libro questa sera a Ventimiglia.Condivido in particolare il giudizio positivo sulla qualità della scrittura di Orengo.

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart