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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Oh, Adèle!

7 Aprile 2011

di Mauro Cristofani
(La sua galleria di quadri qui)

Direzioni diversificate
di sollecite voglie
tu di famiglia
io di te

Lo leggo e lo rileggo. E’ un capolavoro di sintesi è il massimo che si può esprimere col minimo è un grido un lamento forse una supplica, o forse solo versi sciolti ben allineati così da essere geometricamente riposanti e quindi piacevoli a vedersi. E’ comunque il mio messaggio, chi vuole intendere intenderà.

La lampada illumina i ridicoli voli d’una falena ballerina, si dibattono incerte le ali cercando armonie di movenze su ondate sublimi, e continua a gira a girare…

La sua risposta non si fa attendere: “o mio Dio”

…e continua a girare nella luce abbagliante prima di cadere finita dal miraggio stupendo…

Sono tre parole proprio come il titolo d’una vecchia canzone, tre paroline messe in fila che fanno un certo effetto, a me un brutto effetto. Replico a gozzo stretto: “o mio Dio” è un’esclamazione un’interrogazione una richiesta d’aiuto un gesto di terrore una frase che indica sgomento un grido di paura …o cosa?

…sbocciano i ciclamini nei giardini di gennaio la ciminiera spande coriandoli sulla città felice una foglia compone l’aereo passo di danza, il sole asciuga una lacrima. Per una frazione di secondo sono nell’eternità, il mondo è in me e ne sono il vero padrone…

Ti leggo tutto d’un fiato:

vorrei capire in quale modo l’espressione o mio Dio diventa un’esclamazione offensiva, al mio paese viene usata per esprimere meraviglia.   Non lo dico per fare del sarcasmo, magari può sfuggirmi il significato che voi le attribuite. Le frasi affettuose le tue poesie non mi creano imbarazzo, anzi ne resto affascinato. Ma anche spiazzato, e dispiaciuto di risultare sfuggente e freddo ma è che non so cosa rispondere. All’inizio della nostra conoscenza, credo che le mie intenzioni siano state molto chiare sui limiti oltre i quali non si può spingere il nostro rapporto. Sono sicurissimo che tu li hai bene intesi, perché ti stimo veramente tanto e ti ritengo una persona dall’intelletto raffinato. Di conseguenza mi pare inopportuno ribadire queste cose dopo ogni sonetto che mi mandi, o dopo le bellissime dichiarazioni d’affetto che mi fai. Peraltro converrai con me che è insolito scrivere a un amico, per quanto bene gli si possa volere, in un modo così pieno di trasporto…E mi affligge ancora di più pensare di diventare un tuo problema, che tu possa soffrire per le mie reazioni per te inadeguate. Ma voglio essere chiaro e cristallino come le acque della fonte Aretusa, in modo che nessuno possa farsi male.    

…il fumo nero delle ciminiere fa appassire i ciclamini che si piegano sugli steli una foglia secca imputridisce sul selciato il sole si rifugia fra le nubi, oscurandosi…

Un messaggio che più political correct non si può, un vero campione di diplomazia. Come se per tutta la vita ti fossi esercitato in tatticismi interpersonali sul tema “come prendere le distanze con acutezza e tatto verso chi attenti alla mia privacy o verso gli eventuali avvicinamenti progressivi di passi inopportuni”

Chapeau, onore al merito: bersaglio centrato, cuori in saldo.

E se gli incontri digestivi e rapidi non consolano e “il solo amore possibile è quello non ricambiato” non c’è scampo. Rifugiarsi nell’arte nella musica sublimare tutto in poesia… Bello, me lo ripeto all’infinito fin che il suono acquisti un sapore zuccherino e scenda giù morbidamente creando sull’anima ingorghi voluttuosi. E sul cuore una pàtina impermaeabile anti-sentimental infection.

Sciocchezzaio in una mente ballerina.

… vagavo nel giardino della mia solitudine mi accompagnavano anonime ombre mani protese come rami scheletrici nel freddo dell’inverno, improvviso il calore di un’anima palpitante. Le parole sono bolle di sapone che s’infrangono sul viso come una carezza sono pietre multicolori che cadono ai tuoi piedi, mi chino le raccolgo compongo seducente mosaico…  Stillicidio di emozioni   furti di sguardi assetati i desideri si sbrigliano come i sogni, stasera sarà domani il mio rimpianto la mia nostalgia.

Lontananza, ritrovarsi
Notte diglielo tu, mi sono affogate alla gola parole dolcissime

Ancora distacco, finirò per non ricordare il tuo viso. Come Adèle Hugo attraverserò gli oceani per riconquistarti e quando tu mi scorgerai per strada e impietosito mi seguirai nel bianco labirinto di viuzze indigene, quando tu inseguito diventato inseguitore mi raggiungerai chiamandomi per nome ma io passerò oltre, lo sguardo perduto negli spazi allucinati della mia follia

…ti stringo disperatamente e so che non posso tenerti mi sfuggi dalle mani in un gioco esasperante, la tua ombra mi segue mi guida e non camminiamo insieme.            


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1 commento

  1. Commento by claudio grosset — 7 Aprile 2011 @ 08:23

    Ma questa è solo musica – secondo Cristofani -: la Musica struggente dell’anima. La musica non avrebbe un significato ma solo un’inflessione, gaudente e rilassante, melodica o triste, trionfale o delirante etc.

     “La lampada illumina i ridicoli voli…” di due falene ballerine! Di certo una di esse cadrà, per prima o la sola, ‘finita’ dal miraggio stupendo. E’ inevitabile! Assistiamo a questa kermesse interpersonale di reciproco avvicinamento e studio. Questo processo è avvicente, stimolante, gratificante nel riscoprir – al solito – nell’altro analogie similitudini ugualità; s’avanza sempre più in là…. Forse, così per dire a livello teorico, si protrarrebbe sino alla fusione delle due entità, se una di esse, come nel qual caso pare, non vi ponesse un freno…

    Oppure: Si ripete l’ennesimo contorcimento sentimentale, degenerante nel più classico ‘discorso amoroso’ che, fine a se stesso, comprende se e l’altro, verso un’equazione… impossibile!

     

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