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LETTERATURA: Philippe Claudel, l’odore della vita

18 Marzo 2013

di Stefania Nardini
(dal “Corriere Nazionale”)

Raccontare Philippe Claudel significa entrare in punta di piedi nella magia di un’arte. Perché la sua è un’arte, priva di genere, priva di protagonismo. “A volte dimentico quello che ho scritto”: qualche mese fa, ospite di un programma di France 5, se ne uscì con questa frase. Tant’è che il conduttore, Franí§ois Busnel, per restituire al grande pubblico il senso delle sue parole fece ricorso a una buona dose di ironia. In realtà è proprio in quella battuta il percorso umano e artistico di Claudel, sceneggiatore, regista cinematografico (“Ti amerò per sempre” è un film che ha riscosso successo e riconoscimenti), scrittore. Perché Claudel si sofferma, lascia a briglie sciolte la sua sensibilità per regalare ai suoi lettori dei gioielli come La nipote del signor Linh, seguito da Il mondo senza bambini e altre storie, Le anime grigie tradotto in venticinque paesi con cui ha vinto Prix Renaudot 2003, Il rapporto che ha ottenuto , tra i numerosi riconoscimenti il Goncourt des Lycéens nel 2007, L’inchiesta in cui narra il fenomeno dei suicidi tra i dipendenti di Telecom France. Un uomo che ha viaggiato nella vita, che ha insegnato nelle carceri, piuttosto che ai ragazzi disabili, legato ai paesaggi della sua Lorena che ha “visualizzato” in Le anime Grigie e Il rapporto ripercorrendone la storia tra le due guerre. Un artista della scrittura che nel suo ultimo lavoro ha deciso di raccontarsi abbandonandosi al ricordo attraverso l’uso dei sensi. Ecco allora Profumi. Inventario sentimentale degli odori di una vita (ed. Ponte alle Grazie) in cui, come egli stesso dice, “volevo mettere a punto chi ero”.

Per chi scrive è più importante la tecnica o la sensibilità?

Per costruire una storia ci si deve servire dei sensi, ed io mi sento come un animale che si serve dei sensi e delle emozioni. Ne “Il Rapporto” era importante trasmettere il freddo, la paura per coinvolgere il lettore in un’emozione. Per raccontare la mia vita non potevo che scegliere l’olfatto.

Secondo lei, che è anche autore cinematografico, gli odori nutrono più delle immagini?

L’immagine, come l’odore, hanno il potere dell’evocazione. Gli odori però non si ricreano…

Claudel, ogni suo libro è differente. Ogni volta per i lettori è una sorpresa. Che cosa la spinge a scrivere una storia?

Mi piace raccontare le storie che mi colpiscono, che mi danno la possibilità di entrare e di scoprire. È un po’ come quando un ragazzino ama ascoltare una storia da cui si lascia incantare. La nipote del signor Lihn, per esempio, nacque da un’immagine che mi colpì moltissimo: un anziano asiatico che stringeva a sé una bambina. In quel momento ho sentito che an- dava raccontato il distacco dalla propria terra d’origine, l’impatto con una nuova realtà. Poi la consistenza delle pagine del testo di- pende da altri fattori. Perché per me il romanzo è il piacere di la- sciarmi trascinare dove la storia mi porta. Perché una storia si respira.

Nei sessantatre racconti di “Profumi” Claudel ha saputo rievocare le stagioni della sua vita, i luoghi, la gente, i piaceri e i dolori. Profumi di oggetti, come l’alambicco o le lenzuola, di sentimenti come l’amore e il sesso, di luoghi. Odori di stagioni come la vecchiaia, di eventi come la morte. Una sequenza di miniature che ci ripor- tano indietro, che ci riconsegna- no al nostro ricordo di odore. “I sensi sono molto importanti per me, in questa biografia propongo ai lettori di ritrovare i propri odori …”

E la scrittura che ruolo ha nella sua vita?

La scrittura è indispensabile perché mi fa trovare il mio posto, significa comunicare e condividere. Infatti c’è l’aspetto ludico che è nella socializzazione. Socializza- re, condividere cioè, un incantesimo giocato sulla narrazione. Nel caso di Profumi l’elemento generazionale diviene un viaggio in cui il ricordo dell’infanzia o dell’adolescenza si muovono nella riscoperta di un tempo.

A proposito di odori una domanda sui luoghi. Qual è il profumo dell’Italia?

Ci sono molti profumi in particolare nella lingua. La lingua italiana è una melodia ed evoca una fragranza magnifica. È la più bella lingua del mondo: è sorriso, profumo, immagine. È come aprire un flacone capace di emanare tanti odori che inevitabilmente mi catturano!


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