Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Quadretti a spirale

26 Gennaio 2009

di Nicola Dal Falco  

due uomini remando in barca
remando in barca due uomini  

il cuore galoppa senza sforzo  

voltare le spalle al buio e consumarti con gli occhi; i dubbi fanno da custodia ai desideri  

un viaggio con lei darebbe fuoco alle polveri di tutte le polemiche, un esercizio di retorica e di bile  

oggi mi sento un po’ come quella leonessa che cammina senza chiudere la bocca, con una cicatrice che tira ad ogni passo ¬†

¬ęi gesti gratuiti sono i pi√Ļ belli e i pi√Ļ utili ¬Ľ ¬†

¬ęsi torna bambini in mezzo ad una tempesta di sabbia ¬Ľ ¬†

Pare concentrato ma in realt√† √® un atteggiamento di riposo, di attesa senza sorprese. Da quella mezza espressione si pu√≤ rapidamente passare al sorriso aperto, franco, benevolo o richiudersi dietro una faccia che sintetizzi perplessit√†, mondana sopportazione, tiepido stupore, solerte comprensione. Un’espressione cos√¨ tocca le lucertole quando stanno pancia al muro, sottoposte a oscuri brividi di piacere e di rimorso. Magari solo impaurite dalla loro stessa immobilit√†. ¬†

spiare il mondo come una lucertola  

dolore della parola sbagliata  

¬ęse fai sette passi non dimenticare la tabouka ¬Ľ ¬†

Magreb, dove tramonta il sole  

con le cose bisogna avere lo stesso rapporto che con gli amici  

Encore Norma. La voix souffle sur la braise, en allumant des yeux par dizaines. Je l’√©coute en tremblant un peu, tout au fond comme la feuille avant de tomber de la branche. Mais tomber ¬† c’est pas encore mourir. Il faut d’abord descendre en petites spirales, voltiger. La distance entre la branche et le sol est toute la vie. La force de gravit√© nous m√®ne en bas mais tout depend √† quel hauteur on est. Plus haut, plus lente sera la descente et vaste le paysage. ¬†

si è tolto il poncho come ci si toglie un cappello piumato  

da Pasqua ai morti il tempo è bello  

boire comme un templier  

Heidi, la mamma dell’acqua, ha sposato Mustapha Tettey Addy, tra i pi√Ļ grandi percussionisti d’Africa; c’√® un fiume abitato da un dio, una collina che √® un vulcano da evitare e una caletta sull’oceano, prediletta dalle streghe. Sulla scogliera di Heidi Muller, ore sei, sole di gesso, velato dalle grandi brume del mattino; le piroghe, uscite a pesca, hanno un lungo remo per timone, qualcuna monta una vela simile all’ala di un pipistrello. Al funerale Ashanti (nord del Ghana) cinque rappresentanti del clero cattolico in prima fila; delle donne anziane invitano gli uomini all’amore, la vita trionfa sulla morte con il sesso. ¬†

Benin, un paese che va pi√Ļ a piedi, di capre, di cartelli politici e di feu de brousse; l’albero del mango, chioma immensa, nera, piange frutti; il cibo per i morti non pu√≤ essere messo in un piatto ma direttamente per terra. ¬†

cammino accanto al canale pensandoti; ho chiuso l’impermeabile e stretto la cinta; adesso ci vorrebbe un nobile magiaro, spiantato e generoso, un invito per tre giorni nella steppa: qualche magra betulla tra il fiume ampio come il respiro e il villaggio, una festa senza ore, cinque tzigane in un turbine di gonne e occhiate ¬†

ah, le ragazze con la coda di cavallo e le forcine in testa, infagottate nelle tute di lavoro!  

ho chiesto ad Atena consiglio, posso fidarmi? l’elmo che le segna la fronte si √® mosso ma non ho capito se era un si o un no ¬†

la lingua slava è un canto sommesso, parente stretta della liturgia ortodossa, scivola e brilla piano come la pioggia sui vetri  

apro il giornale e mi accorgo che quell’odore di carta stampata giace in fondo ai ricordi; √® il ricordo di mio padre seduto dietro alla scrivania con le gambe incrociate, le mani sul tavolo, tra due torrette di giornali letti, ripiegati e segnati sui bordi; odore di colonia e di inchiostro sulla guancia rasata ¬†

guidavi con il gomito appoggiato al finestrino chiuso, tenendo la fronte in mano; guidavi e ricordavi: l’America, l’universit√†, la fuga in campagna; Milano taceva e ti ascoltavo, eri semplice e struggente, l’inizio di un racconto, un inizio lento, una citt√† che cede man mano, si ritrae di stanza in stanza e il cuore √® un viandante che ragiona ad alta voce ¬†

il tuo viso sopra il mio mentre stringi senza fretta il ramo che spingerai in mezzo fino in fondo dove la terra bacia il sole, coppa di delizia e oblio, vaso etrusco, rosso e nero  

Il pezzo di legno su cui sono stati scritti i termini del contratto, timbrato dall’ufficio marocchino competente, √® leggero, color paglia. Lungo quaranta centimetri per cinque di altezza, si restringe verso le estremit√†. Leggermente incurvato e bombato brilla per l’uso e il tempo quasi fosse stato immerso in un olio profumato. Su alcune frasi l’acqua ha dilatato i contorni delle lettere filiformi, spandendone la loro elegante anima grigia. Il resto √® leggibile. Di fronte alla fragilit√† della carta si √® andati dritti all’albero estraendone una costola; quel legno scritto pu√≤ galleggiare nel mare di sabbia come una bottiglia col messaggio. Stringerlo equivale ¬† a stringere la mano di chi l’ha sottoscritto. C’√© qualcosa di epidermico, una traccia di calore, di calli, di unghie annerite di terra. Al limite vi si potrebbe sentire l’odore del pane raffermo. ¬†

strati di nuvole raminghe, un broccato di grigi e vapori sospetti  

un uomo con i baffi e le mani dietro la schiena, scuro e pensoso come una bottiglia di vino vecchio  

sei la musa del tempo, lo ami come un fratello esigente che deve crescere, trovare la sua strada; il passato è seminato di fiori socchiusi, il soffio delle parole e quello racchiuso in una carezza può aprirli  

abbracci volati in un taxi  

Ci sono delle finestre in via Capo le Case, in via Panisperna, in via del Burr√≤ che mi guardano; hanno intorno una cornice di travertino e sul timpano una conchiglia. Col tempo la pietra acquista un bel colore avorio. Mi guardano e non posso evitare di ricambiarle, di accarezzare coi pensieri quelle conchiglie arricciate che sembrano come un’onda scolpita, un’ondina rococ√≤, la conchiglia di un portacipria, lo spazio esatto, millimetrico, tra due seni, quanto basta per appoggiare la fronte e sospirare con te in fretta, pi√Ļ in fretta. ¬†

Napoli. A destra sfila la citt√†, la collina scheggiata, bianca come un cimitero. Muri attoniti, finestre pensose…deve aggrapparsi al cielo per non sentirsi in fondo all’Ade. ¬†

un minuscolo rimorchiatore avanza nel golfo tirandosi dietro la chiatta carica di massi; quanto durerà il suo viaggio? che pensa il capitano, ora?  

Volano gli aironi sopra le risaie. Si alzano leggeri tagliando l’aria con il petto. L’aria √® seta e il loro profilo ricorda le navi degli Achei, fragili, decise in mezzo al mare color del vino. Navi con i remi, le vele quadre e un grande occhio, dipinto a prua, ossessionato, infinito come l’orizzonte. ¬†

Pomeriggio ventoso, il fruscio delle betulle riempie la sala da pranzo; il bucato danza sul filo. Per la belle-soeur di Micky ¬ęle linge s√©che de peur ¬Ľ. ¬†

Le nuvole filano verso sud con fantastiche polene: mostri eruttanti e sirene. Attraversano il cielo candide come velieri. Tourneaux √® un piccolo colle a 1.800 metri d’altezza. Il bosco, fitto un tempo, fa da cornice alle radure dove l’erba alta si piega correndo sotto la carezza del vento. Saranno le cinque o le sei del pomeriggio, il tempo sembra rallentare, oro la luce. Tutto √® perfettamente a fuoco, il fiore che mi batte ritmicamente contro la gamba, la linea bruna delle creste, oltre la quale c’√® Torino, il Po e l ‘Adriatico. ¬†

In un villaggio tedesco, la zia di Armin sarebbe andata volentieri a letto alle otto di sera. A quell’ora cadeva dal sonno. Ma cosa avrebbero ¬† pensato i vicini vedendo chiudere le imposte cos√¨ presto; Si metteva perci√≤ a letto e aspettando che suonassero le 10, un’ora meno sconveniente per chiudere le imposte. ¬†

La fatica non ti fa pensare, appena mi distraevo da questo torpore, dal salire meccanicamente un passo dopo l’altro, lo sguardo incollato alle punte degli scarponi, mi prendeva una fitta, la tempia batteva, sentivo un morso alla milza o le gambe si facevano pi√Ļ pesanti. Il ricatto della montagna, la sua forma capitalista di esistenza √® che non sei mai arrivato finch√© non sei in cima; e una volta su, altre cime, apparentemente vicine, ti guardano beffarde. L’alpinista √® un cultore del profitto e uno schiavo del plusvalore. Per lui ogni vetta violata √® una in meno nella corsa verso l’assoluto, una tappa che ha valore solo rispetto a quella successiva. Non a caso nel mondo degli affari si parla di scalata a un titolo e di cordate. ¬†

i pittori sono i testimoni, i poeti gli attori  

Lungo insaziabile tramonto. Attesa della notte. Quel sentiero infinito, quella scia di luce sull’acqua corre verso l’orizzonte come un’immensa gola spalancata. Palinuro si addorment√≤ al timone e cadde in mare. Enea perse il suo migliore nocchiero, perse un compagno a cui non pot√© neanche dare sepoltura. √Č questo, agli occhi di Virgilio, agli occhi degli antichi, poteva rendere la morte veramente odiosa, per cos√¨ dire innaturale e inumana. Non potersi fermare, essere disperso. Stasera, mi sento anch’io senza sepoltura, scivolato fuori bordo, uomo in mare. Non ho un posto, un buco nella terra, non sento l’amorevole pressione di una zolla sulla testa. ¬†

la nebbia ha la consistenza di un biscotto caduto nel latte  

Solstizio d’inverno. Sono le 7.20. Il treno sferraglia rassicurante in direzione di Milano. Fuori √® nero. Nera notte bordata di lampioni. La mattina √® tutta da inventare. Dietro la curva sembra ancora di andare verso il buio. ¬†

un sole a passeggio su due gambe nere

rue du chat qui peche

Ponzana, vicino a Borgo Vercelli. L√¨ c’√© un rettangolo di case e granai, un campanile sottile e lenzuola che si muovono lievi sul filo. A sinistra, disegnata con una pennellata dritta e afosa, una fila di pioppi si arroventa al sole. Un posto poetico, senza pretese, raggiungibile seguendo una strada bianca, che inizia qui o forse pi√Ļ in l√†, dal percorso un po’ enigmatico e con i bordi nascosti dal riso ormai alto, che ingiallisce sulle punte. ¬†

Chivasso. I binari spuntano tra la neve ghiacciata; è una stazione ampia con un gruppo di vagoni-cisterna in perenne attesa. Scena vuota, drammatica e indifferente, sullo sfondo delle risaie. Di ora in ora, può arrivare un convoglio di prigionieri a battere i piedi nel freddo.  

5, cinque i comandamenti, cinque le dita. La mano di Fatma, figlia del profeta, mano che soccorre.  

Mezzaluna fertile, dal Golfo all’Atlantico. ¬†

Il giorno della luna piena, epifania di guerra.  

40 anni regnerà Israele  

Il ballo del mangiatore di fuoco; una canzone lo spronava: coraggio e fede, verso la morte volteggiando. Follia e gioia del sacrificio.  

tetti fitti di cupole come il petto di Demetra di seni  

je voudrais vous caresser en hesitant un peu  

Misogenia araba. Quando nasce, l’uomo √® circondato da 40 diavoli; a quarant’anni non ne rimane che uno. La donna, invece, nasce e ce n’√® uno solo accanto ma arrivata ai quaranta ne ha intorno altrettanti. ¬†

¬ędue sentimenti che sono in fondo due ragionamenti: la piet√† e l’ironia ¬Ľ ¬†

bisogna guardare le ombre non le marionette  

¬ęsi muore talmente meglio se si crede a qualcosa, si muore di meno, non si muore affatto, si emigra ¬Ľ ¬†

La voce della Luna. La voce del desiderio, la voce dei sogni. La luna nel pozzo, il pozzo siamo noi, bisogna cercare i misteri il pi√Ļ lontano possibile, le risposte arriveranno.

I passaggi, i buchi attraverso cui comunicano mondi e persone, vivi e morti. Le quattro note diaboliche.  

un treno merci manovra lentamente nella nebbia

Tra Novara e Vercelli. Due segni di matita arancione nel cielo viola pallido; i campi neri, sfatti, chiazzati di neve, unti di bianco. Bombardano nel Golfo. Scie di jet che si cercano.  

INSEN, in arabo uomo, colui che dimentica  

Espelouche (Drome) boulevard du levant e boulevard du couchant  

In fondo al cortile una finestra illuminata. Dietro i vetri un ragazzo di trent’anni cammina su e gi√Ļ. Alle pareti √® appiccicata una carta rosso sangue. Dal soffitto pende un lampadario con quattro globi accesi. Non si sente nessuna musica e il ragazzo in pigiama cammina, recitando una parte sconnessa. Alza le braccia, fa due passi ballando e ogni tanto sfiora con la mano una tempia. Imperterrito avanza sul filo, avanti e indietro come un funambolo; va, scosso da qualche watt di follia. Il condominio osserva da finestre senza palpebre. ¬†

A Marsiglia viveva un bibliofilo in un grande appartamento in cima alla citt√†. Quando arrivarono i tedeschi l’appartamento fu requisito. Al padrone vennero date poche ore di tempo per sgombrarlo. La prima preoccupazione furono i libri. Non c’erano automobili e chiam√≤ qualcuno per portarli via con un carretto. Quando il carretto fu pieno, l’uomo che lo tirava cominci√≤ a scendere per la strada ripida. Non era un gigante, scendeva sbuffando con i muscoli tesi da scoppiare. Affront√≤ una curva, il piede esterno scivol√≤ e il carretto prese velocit√†. Divenne rosso, poi bianco, con gli occhi che gli schizzavano via dalle orbite. Moll√≤ tutto per scansrsi ma fu travolto e ucciso da un mucchio preziosissimo di libri. ¬†

Un cespuglio di rosmarino fa ombra al muro spaccato. Nido di lucertole, di palpiti. √Č cresciuto su un letto di calcinacci, dove si era accumulata un po’ di terra spazzata via dalla corte.

Si può toccare e comunicare con le dita un aroma? Rosmarino, aroma di mare, salsedine della terra, polvere di alghe, conchiglie sepolte, occhio verde di cernia. Rosmarino, quasi rosa, quasi bacio.  

Conservavo questa carta da tempo, aspettando un’occasione. Ha la superficie porosa, con un po’ d’attenzione indovini l’et√† del tronco che l’ha generata. √ą una carta povera, di regime, quando in Polonia si offrivano fiori anche agli uomini. ¬†

Verona. Stamane,   sulla città di pianura, volano le montagne. Nuvole enormi, candide come ghiacciai, allungano il passo nel cielo limpido. La tempesta estiva di ieri ha svegliato i giganti, li ha scossi dal torpore della roccia. Pareti di vapori, profili fantastici di guglie stringono la città, il fiume e le mura scaldate dal sole.  

Lampo benzina superiore

ancora 8 posti per Lourdes  

Bussolengo. Nella corte dietro il bar Scaligero c’√® un tettoia con scritte sui muri: vecchia penna, Sieg Heil, ecc.. Alla grondaia √® appeso un tricolore con le bande orizzontali e in mezzo il simbolo di Ordine Nuovo. Ero andato per pisciare in un cesso pieno di mosche. ¬†

Piccola strega, dai capezzoli come olive. per tenersi bisogna acchiapparsi alla criniera e tirare. Senti l’odore dei prati da lontano. Con te non ci sono maniere forti o dolci. Non saprei scegliere basta lasciarsi prendere dai desideri. ¬†

Venezia. La piazza rettangolare √® pi√Ļ di un campo, tra il canale e il mare. In un angolo c’√® la chiesa barocca del Ges√Ļ, un galeone di pietra bianca che gonfia al vento la facciata, colonne, cornicioni e statue, arruffate come gabbiani.
Venendo dal canale la prospettiva rimpiccolisce, quasi sistema l’esuberante mole dell’edificio ma una volta sotto, davanti al portale, la facciata sembra soffocare, cercando aria al largo.
La mattina √® chiara e tiepida; la luce solida, d’argento. Entrando si cammina sulle onde del pavimento. Le pareti, ricoperte di maioliche azzurre, salgono verso il cielo dipinto della volta che sembra aprirsi e al tempo stesso franare sotto la spinta di innumerevoli personaggi. Ma poi le note d’acqua dell’organo riassorbono l’occhio in un gorgo trasparente. ¬†

Mi piacerebbe addormentarmi in una baita tra timidi balletti di topolini intorno alle braci del camino, in un letto che scricchiola, circondato da un odore sottile di polvere.  

Nizza-Cuneo. Il treno risale un vallone-spazzatura. Colline ripide e boschi di pini leccati dal fuoco. Un paesaggio polveroso, tremolante. Stazione in curva, la locomotiva si √® fermata sopra il ponte; indugia un paio di minuti davanti all’imboccatura del tunnel. Poi riparte piombando quasi di malavoglia nella valle accanto, sconvolta dalle strutture di un cementificio. Il cuore della montagna si disperde al vento. Le case sembrano intristire al sole. ¬†

Mi ricordo un giardino in Marocco che √® anche un cimitero di principi. Ci sono siepi basse di menta, palme sapienti e alberi di limoni. Si cammina lungo vialetti di terra, spruzzati d’acqua.
In una reggia invece si ripetevano all’infinito tre colori: verde, ocra e blu. Il verde della menta e del paradiso promesso, l’ocra della sabbia e della pista; il blu del firmamento, tappeto di stelle, tappeto di vie. ¬†

La fronte abbondante. Gli occhi selvatici, ci vedo un volo di calabroni. Le gambe sono due strade a mezzogiorno, piene di silenzio, lisce, infinite. E quelle cicatrici nette, incise come frasi, frasi intere nella carne. Vorrei rimparare a leggere sulle tue cicatrici muovendo le labbra o al tatto senza aprire gli occhi. Indovino dei capezzoli scuri, fibrosi come mandorle, dolci e convinti. I polsi sono i polsi, le caviglie le caviglie, fonte di devozione, spettacolo continuo; chi non li ha belli dovrebbe eliminarli visto che non potrà mai nasconderli.
Il collo √® l’elsa della Durlindana, mai uomo o paladino vi fece pi√Ļ affidamento. Misurarlo con le dita, sentirlo pulsante sotto i polpastrelli da infinita sicurezza. Il fiore si scopre anche dallo stelo; ho calcolato che mettendoli in fila potrei arrivare a cinque forse sei baci. Una magnificenza. Per il palmo delle mani mi mancano elementi. Ho invece l’impressione che l’addome sfidi in dolcezza il cuore delle allodole. ¬†

Leggendo il Dottor Zivago (zivoj = vivo) rimango stupito dalla quantit√† di volte in cui appaiono le coincidenze. La loro forza sembra trascinare il romanzo. E se il romanzo √® la forma letteraria che pi√Ļ si adatta a raccontare la vita vuol dire che Pasternak considerava le coincidenze imprescindibili. Questo fatto mi suona come una conferma. Ci ho sempre creduto. Le coincidenze scandiscono il mutare dei giorni e delle attese puntuali come le anse del fiume. ¬†

¬ędentro, pi√Ļ dentro, dove il mare √® mare ¬Ľ ¬†

la contemplazione è ignoranza

il pensiero maschile si svolge in linea da A a B; per le donne da A a B e di nuovo ¬† ad A, l’idea del ritorno, di un nuovo inizio √® gi√† nel ¬† ciclo mestruale ¬†

l’immortalit√† √® tediosa; come si fa ad amare o odiare per, diciamo, trecento anni ¬†

per infondere vita in un Golem bisogna estrarre dalle lettere dell’alfabeto i raggi in esse nascoste ¬†

Perch√© viaggio? Per pensare. Camminare aiuta i pensieri. √Č probabilmente un fatto idraulico. Apri una chiusa e l’acqua si divide tra i solchi, trova la strada segnata; esattamente come il pettine che spartisce e unisce.


Letto 2650 volte.
ÔĽŅ

1 commento

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 26 Gennaio 2009 @ 21:35

    Non so se colgo nel segno, ma leggendo questa pagina intensa, ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte ad un quadro cubista di Picasso, dove le immagini, di grande fascino, racchiudono simbologie suggestive, problematicit√† esistenziali, stati d’animo, riflessioni, sensazioni, visioni, tensioni, intuizioni√Ę‚ā¨¬¶ Insomma, dove si rappresentano l’uomo e la vita nella massima estensione.
    Qui la parola non conosce limiti: diviene voce universale per i suoi accenti, per i suoi fremiti, per la ‚Äúpartecipazione‚ÄĚ sofferta nell’aprirsi dell’animo e nello schiudersi al mondo, per dirsi e per dire, per racchiudere complessit√† spirituali e non, per un incontro a tutti i costi, per una combustione di segni, tesi a trasformarsi anche in sapienza psicologica, per il colore che illumina, squarciando ogni velo ai confini del tempo e dello spazio.
    Dunque il lirismo arriva ad assecondare la forte meditazione, che si rifà alla molteplicità di esperienze polarizzanti
    Gian Gabriele Benedetti

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart