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LETTERATURA: Raffaello Belli. Un mio ricordo

26 Maggio 2023

di Bartolomeo Di Monaco

Per ricordare l’amico Raffaello Belli, poeta lucchese dimenticato, morto nel 2016, riporto due presentazioni che scrissi per due libretti che raccoglievano una parte della sua ricca produzione poetica (più di mille composizioni).

PRESENTAZIONE

È da apprezzare il bel gesto compiuto dalla Circoscrizione n. 3, che ha dato a Raffaello Belli la possibilità di vedere finalmente raccolte in un agile volumetto alcune delle sue migliori poesie. È un’iniziativa lodevole, che corona il sogno di un uomo semplice, nato con la poesia nel cuore. Belli ha scritto un numero incredibile di poesie, e continua a scriverne ogni giorno, con una vena ispiratrice che si mantiene fresca e fertile nonostante il passare degli anni. La poesia pare aiutarlo a non invecchiare, e chi conosce il Belli sa che la sua serenità, il suo buonumore, la sua saggezza trovano la loro radice nella poesia. Ne ha ancora di bellissime nel cassetto, e alcune di queste certamente vedranno via via la luce sul periodico “Racconti e poesie”, che ho il piacere di dirigere, ma sarebbe augurabile di trovarle al più presto raccolte in un altro volumetto simile a questo. Se lo merita il Belli, che è poeta per vocazione, e poeta lucchese, legato da un grande amore alla nostra città. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e di parlare a lungo con lui, e so quel che dico. Ma anche molti che leggeranno questo libretto lo conoscono, e sono sicuro che condivideranno con me la gioia di vedere che la Circoscrizione n. 3 tributa il dovuto omaggio a questo anziano vinaio, che ha cantato poesia per tutta la vita e che in una sua graziosa composizione, non riportata in questa silloge, così rende onore al vino: ” Squilla il telefono. Mi dice la signora:/il vino che ha portato è torbo, eppoi la tara!/Signora stia tranquilla, le rispondo,/meglio vin torbo che acqua chiara.”. Alcuni suoi versi, come ad esempio l’ultimo che ho appena riportato, sono destinati, per la loro grazia e semplicità, a diventare dei gustosi proverbi popolari, tanto il buon senso del Belli è legato alla vita di tutti i giorni.

Nella raccolta si possono incontrare poesie che hanno una tale levità e così grande dolcezza da non temere paragoni, anche quando si tratta di toccare argomenti difficili, come quello della morte. Leggete quella poesia che ha per titolo appunto “La Morte”, bella dall’inizio alla fine. Fermatevi sull’ultima strofa, e ammirate come si delineano facilmente i due personaggi e come la Morte si fa all’improvviso dolce davanti all’implorazione del poeta, che supplica: “Ti prego Morte, quando decidi/ti chiedo un po’ di tenerezza;/non tormentarmi tanto, sorridi!/non farmi male, mieti con dolcezza”. Veramente una stupenda poesia, che da sola dà significato ad un’intera esistenza. Ma la raccolta ha altre deliziose poesie; non mancano quelle ispirate all’amore, alla famiglia, al sentimento religioso, alle bellezze della natura, che emanano una loro coinvolgente intensità; alcune poi sono scritte in vernacolo, in cui il Belli ha deciso solo da poco tempo di cimentarsi, e mi pare di poter dire con esito felice.

Sono quindi certo che il lettore troverà più di un motivo per apprezzare questa iniziativa, e alla fine avrà conosciuto un poeta di razza, dallo stile semplice, proprio come deve essere nella poesia, uno stile che arriva al cuore attraverso un linguaggio fatto delle parole di tutti giorni. 

Montuolo, 21 febbraio 1993
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PRESENTAZIONE

Mi preannuncia la sua visita. Poi, nel primo pomeriggio, sento l’auto percorrere il vialetto del mio giardino. Sale le scale ed io ho già aperto la porta, contento di vederlo. Con Raffaello Belli si parla di poesia, sempre. Mi mostra le sue ultime composizioni, le legge; e altre, preso dalla passione, le recita a memoria. Vuol sapere se mi piacciono. È difficile trovare una sua poesia che non sia ben riuscita. Belli è un poeta attaccato alla vita e ai suoi valori. Nutrito da profonda fede, ama stare con gli altri e trasmettere loro il suo entusiasmo per la vita e per la poesia. Legato alla famiglia, dedicò al suo nipotino Maurizio, nel 1986, in occasione del suo primo compleanno, una poesia che fa parte di questa raccolta, dal titolo significativo: “È un’immagine divina”.

Quando recita le sue poesie, come Ungaretti è trasportato, rapito dai versi. Ne scrive tutti i giorni e ne conserva un numero incredibile, sono il suo viaggio nella vita, hanno scandito e scandiscono la sua presenza tra di noi. Difficile incontrare un uomo che abbia una così stretta consuetudine con la poesia. L’aiuta a vivere. Una delle composizioni più belle è dedicata all’amore ed è contenuta nella prima raccolta che la Circoscrizione n.3 dedicò al poeta alcuni anni fa. È intitolata “Insieme”. Questa seconda raccolta, che vede ora la luce, sempre a cura della Circoscrizione n.3 – che merita un apprezzamento per lo sforzo organizzativo ed economico che affronta per far conoscere un suo poeta – ne contiene altre di pari intensità: “Mi manchi tanto”, “Potessi”, “Non farti debole”, in cui la poesia si trasforma in un canto di speranza. Se ne potrebbero citare ancora. Alcune spiccano per l’amore intenso alla vita, alla natura e alla città di Lucca: “Ritorni il tuo sorriso”, “La mia Lucca”, “Magico splendore”, “Rumore nella vigna”. Di questa seconda raccolta fa parte: “Mi voglio presentare”, di cui citai alcuni versi nell’introduzione al primo volume. Essa ricorda in modo spiritoso quella che fu, fino a non molti anni fa, l’attività principale del poeta: il vinaio. E ancora il Belli, credetemi, resta un fine intenditore di quel nettare degli Dei!

Altre sono rese in un vernacolo garbato e arguto: “È passo ir tempo”, “Oggi è un’artra osa”, “Un posso più aspettà”, “Ir mondo già decrina”.

Quando si giunge al termine della lettura di questo agile volumetto, non si vorrebbe aver finito. È vero: trenta poesie non sono molte, rispetto alle tante che ha scritto, e che avrebbero diritto di vedere la luce. Ma è un gran bel regalo, e Belli non se l’aspettava. Non riesce a trattenere la gioia, me lo confida. E traspare un po’ di commozione.

Montuolo, 26 luglio 1997


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