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LETTERATURA: Riva trista

15 Dicembre 2009

di Nicola Dal Falco  

Nella sempreverde polemica di luoghi e razze, il vero arbitro, il giusto giudice, dotato di competenze universali, resta il sole che nel suo dardeggiare attraverso il cielo, copre e scopre lapalissiane verità.

Esclusi i due rami, di Como e di Lecco, la riva occidentale con al centro Menaggio è detta «riva trista » dalle genti di fronte.

Quando il sole, infatti, si è già inerpicato sui monti sopra Varenna e Bellano, in basso il mattino indugia all’ombra, ha ancora il gusto del sonno, il tepore del letto.

In faccia, lampeggiano sotto i raggi i vetri delle case e il bosco beve con gli uccelli la luce.

Altri uomini e altre donne, accecati dal giorno, vanno affrettandosi verso i propri affari. La riva allegra si è girata ancora una volta nel letto.

Ha fatto finta di riaddormentarsi e solo ora quando i rami dei platani si accendono, spinge i piedi nelle ciabatte.

Si sente padrona la riva allegra; mezz’ora in più d’ozio e confusi pensieri la fa sentire un gastaldo tra i monti, se non proprio come un signore in vacanza.

Il mattino e il pomeriggio ristabiliscono sulle due rive un’equa distribuzione di luce ed ombra, in base alle dimensioni e forme di ogni cosa.

Ma ecco che il sole, pallido sovrano stanco, ha iniziato la lenta discesa in braccio alla sera. È la riva trista, adesso, a stirare le membra, abbassando lentamente le palpebre.

Una sobria voluttà spinge gli amanti ad accarezzare il braccio delle amate. Sulla riva, dove cola oro dal cielo, tutti sono fuori ad ammirare il grande incendio, che tinge l’orizzonte, scurendo via via la linea dei monti, fiorita di luci elettriche.

L’estasi che inorgoglisce porta con sé un languore, un progressivo smarrimento.

La riva trista scompare inghirlandata come una meta vagheggiata: troppo vicina e diversa per far muovere un passo decisivo.

Era bello guardarla e sfotterla per tutto il giorno fino a sera. Ma ora, una notte uguale ci prende, senza distinzione, tranne di stelle, di est e ovest, nord e sud. A chi la vera pace?

A loro, primi davanti al sole e dietro la notte … o a noi, pigri e smaniosi, inclini all’esaltazione e alla malinconia, legati con lo sguardo a questa scena perenne, ultimi dinnanzi al sepolcro del giorno, arrossato e già gravido di costellazioni.


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2 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Riva trista — 15 Dicembre 2009 @ 12:58

    […] Continua Articolo Originale: Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Riva trista […]

  2. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 15 Dicembre 2009 @ 17:14

    Poetica cartolina, quadro che incanta.  Tratteggio delicato e offerto con perizia nei suoi dati creativi. Due realtà apparentemente contrapposte (anche dal nome), ma che il sole corteggia in egual misura, anche se distribuisce la sua luce, iniziale e finale, in tempi diversi.

    Bellezza straordinaria, come sottratta all’ipoteca temporale, offre freschezza e forza emozionale e si fa viaggio affascinante nel luogo fisico e nell’animo.

    Gian Gabriele Benedetti

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