Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Letteratura: Roberto Bizzocchi РCicisbei. Morale privata e identità nazionale in Italia РLaterza, Bari 2008

24 Dicembre 2008

di Alfio Squillaci

L’Et√† dei Lumi coincise in Italia con la ¬† diffusione della singolare pratica sociale presso la classe aristocratica dei cosiddetti “cicisbei”. Cicisbeo √® un termine ¬† attestato in Italia fin dalla fine del ‘600 col quale si designa quel ¬† Cavalier servente pronto ad accompagnare in tutte le attivit√† pubbliche la dama sposata con il consenso pacifico del di lei marito, e con la quale egli si intrattiene in fitti bisbigli, da dove forse trae origine onomatopeicamente ¬† il termine stesso. Dall’immagine posta in copertina del libro (un dipinto di Giandomenico Tiepolo) si evince icasticamente la ¬† consuetudine pubblicamente ¬† accettata di questo singolare m√©nage √† trois, abbastanza bizzarro per i nostri costumi di oggi.
A dire il vero questo costume sociale fu indicato da osservatori arcigni, quali Sismonde de Sismondi, ¬† come il punto pi√Ļ basso del rammollimento di una nazione intera. ¬† Nel volume XVI della sua monumentale Histoire ¬† des R√©publiques italiennes ¬† Sismondi (con il quale polemizz√≤, com’√® noto, il Manzoni delle Osservazioni sulla morale cattolica), indic√≤ proprio nel ¬† cicisbeismo il punto di approdo ¬† di quel grande arco di civilt√† italiana iniziatosi con i Comuni.
Ma anche agli occhi dei viaggiatori stranieri dell’epoca (i primi antropologi avant la lettre dei costumi intra-europei) l’istituto del cicisbeismo dest√≤ curiosit√†, ¬† ilarit√†, osservazioni puntute e malevole. ¬† ¬ęNon vi ho parlato dei cicisbei. √ą la cosa pi√Ļ ridicola che un popolo stupido abbia potuto inventare: sono degli innamorati senza speranza, delle vittime che sacrificano la loro libert√† alla dama che hanno scelto ¬Ľ. Il popolo stupido sono gli italiani, l’estensore della nota √® Montesquieu in viaggio in Italia nel 1728.

Il punto di vista scelto da Bizzocchi nel ricostruire, con pazienza, maestria e sagacia, questo particolare istituto sociale molto ¬† italiano ¬† √® quello impassibile dello storico documentato. Il quale sembrerebbe agire sotto effetto della massima spinoziana: ¬† davanti alle azioni umane non si irride, non si compiange, n√© si impreca, ma ci si preoccupa di capire. (Humanas actiones non ridere, non lugere neque detestari, sed intellegere curavi. ¬† B. Spinoza, Tractatus politicus 1,4). Il che vuol dire, detto pi√Ļ terra terra: spiegare il ‘700 col ‘700. D’altra parte se √® vero ¬† che il cicisbeo fu oggetto di satira sociale di poeti civili come Parini o commediografi come Goldoni (entrambi non nobili) ¬† √® altrettanto vero che intellettuali di punta italiani come Pietro Verri o Vittorio Alfieri (entrambi nobili), ¬† non solo non condannarono questo costume, ma vi aderirono personalmente, avendo praticato in giovent√Ļ essi stessi da … cicisbei. Stupidi anche loro?

Ora, in sei corposi capitoli (I. Introduzione. Chi erano i cicisbei? – II. Nel mondo dell’Illuminismo – III. Nella societ√† del Settecento – IV. Una geopolitica dei cicisbei – V. Erotica – VI. I cicisbei al bando) e attingendo ad una vasta e succosa documentazione d’archivio perlopi√Ļ inedita Bizzocchi ricostruisce il fenomeno: ci dice che il costume del ¬† Cavalier servente segna una tappa fondamentale dell’emancipazione della donna, fino ad allora ristretta nell’ambito domestico (domo mansit, casta vixit, lanam fecit), allorch√© ¬† il cicisbeo ha invece la precisa funzione sociale di scortare la dama in uno spazio sociale pubblico (passeggiate, teatro, viaggi) fino ad allora a lei precluso; che il cicisbeo √® figura centrale della “civilt√† della conversazione”, termine questo che in origine non designa il dialogo tra parlanti ma proprio la sociabilit√© (la socievolezza, la “conversazione”) di cui discutono gli storici francesi; che il cicisbeo √® una via d’uscita tutta italiana alle costrizioni feudali dell’istituto del maggiorasco e del fedecommesso, che assegnando i patrimoni al primogenito condannava al celibato anaffettivo ¬† i cadetti, i quali da Cavalier serventi trovavano cos√¨ ruoli, funzioni sociali e una parvenza di vita sentimentale. Bizzocchi aggiunge che il cicisbeo era la risposta di una societ√† arretrata che concedeva ¬† libert√† alla donna, ma al contempo la limitava proprio con l’ accompagnatore ufficiale: ¬† tutore s√¨, ma soprattutto custode rigido della ritrovata libert√† femminile. Insomma, queste ed altre spiegazioni ci avvicinano e mettono a fuoco, credo in maniera definitiva, questa bizzarra figura che altrimenti resterebbe confinata in una di quelle pieghe della storia come un caso teratologico della societ√† italiana.

E tuttavia restano al lettore curioso alcuni quesiti che trovano per√≤ risposta, convincentemente, nelle ultimissime pagine. La nobilt√† e il maggiorasco non c’erano forse in tutta Europa? e perch√© allora solo da noi i cicisbei? (In Francia in effetti venne tradotto solo il termine “sigisb√©isme”, ma non importata la corrispondente usanza). Perch√© non ci fu cicisbeismo, come tutti abbiamo creduto finora, non dico nell’Europa fredda, in Francia, in Inghilterra, ma ¬† in quella mediterranea, Spagna o ¬† Portogallo? E in effetti, argomenta Bizzocchi, il cicisbeismo non fu solo un fenomeno italiano. Attraverso rapidi e conclusivi cenni accerta che tale pratica sociale fu presente ¬† sia in Spagna, in Austria, come in… Inghilterra, e che il fenomeno per lungo tempo √® stato indicato solo come italiano, quasi facente parte strettamente della sua identit√† nazionale, sol perch√© l’Italia era al centro del Grand Tour, quindi sotto particolare lente di osservazione, non sempre benevola.

Aggiungo che il libro (un buon esemplare ¬† della saggistica di qualit√† di cui tanto si ha bisogno nel nostro Paese) √® di godibilissima lettura, e che, a fianco delle argomentazioni serrate e convincenti ¬† e dei riferimenti puntuali alla letteratura specialistica, allega tutta una serie di diari privati (formidabile quello di Luisa Palma di Lucca), di lettere, di relazioni diplomatiche che fanno del libro una specie di “relazioni pericolose” del nostro Settecento. Certamente, se si vuole essere soddisfatti nella domanda sdrucciolevole che credo aleggi nell’aria: il cicisbeo accompagnava la damina anche di notte? La risposta, bench√© non documentabile nella totalit√† dei casi ¬† trattandosi di spazi privatissimi, √® che, di certo, il Cavalier servente, avendo ¬† accesso finanche alla camera da letto di lei, non la impegnasse solo nella recita dei ¬† padrenostri.
Il Settecento è il secolo galante, degli amori senza domani. Un secolo in cui però, non lo scordiamo, sotto le parrucche,   i profumi e le ciprie pulsano le idee.


Letto 3939 volte.
ÔĽŅ

1 commento

  1. Commento by giuseppe — 27 Dicembre 2008 @ 00:38

    ottimo il libro di Bizzocchi, certo…ma pi√Ļ di ricerca forse che di analisi teorica… magari un tocco di Foucault e qualcosa di pi√Ļ veniva fuori… perch√© i cicisbei in Italia? perch√© l’Italia non c’era e anche il costume non era “centralizzato” come a Parigi o a Londra…

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart