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LETTERATURA: Smarrirsi in giardino

7 Dicembre 2008

di Nicola Dal Falco

Lieve come la neve e i paradossi, cos√¨ inizia Il giardiniere smarrito. Esce per la collana dei Quaderni d’Ontignano che prende nome da un luogo reale, ma senza pi√Ļ identit√† agricola n√© contadini. Un posto di campagna, trasformato in residenza per ex cittadini. Il giardiniere anzi, pur avendo una tata di nome Elsa, non esiste: si chiama Andrea Borenstein; √® ebreo, √® dotato della straordinaria capacit√† di viaggiare, ed errante appare fin dal primo capitolo, mentre lascia impronte in un candido paesaggio della Transilvania. Il libro, scritto da Oliva di Collobiano, usa, quindi, la neve che muta i contorni alle cose, il felice nomadismo di un personaggio inventato e la commozione di un aggettivo per smarrire anche il lettore. Qualcosa che l’autrice considera utile, prossimo nel doppio significato fisico e spirituale all’altro verbo ¬† a cui si fa implicitamente riferimento: l’errare. Sembrerebbe impossibile che un giardiniere come un capostazione possa smarrirsi. Farebbe parte, nell’immaginario, di quelle persone radicate e radicali, che riversano il mondo entro mappe certe. Invece, questo giardiniere che ha il genio di una tranquilla irrequietezza vive l’avventura, affidandosi non alla fantasia, ma all’osservazione. In un punto, viene anche specificato che si annoia. Gli succede, perch√© ci√≤ fa parte del rischio di chi guarda in continuazione. A furia di guardare ci√≤ che si vede, Borenstein comincia a mutare la propria percezione del bello, a capire come si formi naturalmente la bellezza. Scopre, a volte fornendo esempi a volte solo accennando, che il giardino non √® un luogo chiuso, esiliato dal paesaggio. E che solo facendone parte √® in grado di procurarci il piacere di abbandonarsi alla vista. Il giardino, allora, non inizia e finisce, √® un’opera aperta, rispetto a se stesso e a quello che lo circonda. Esprime contemporaneamente la doppia tenacia dell’uomo e della natura. Se desiderato in tale modo il giardino finirebbe, forse, per coincidere con l’Eden che fu.

Ninfa e villa Maser

Nei primi appunti di Borenstein emergono alcune visioni che precedono i concetti stessi. Una riguarda il bordo. Nella campagna lavorata con i trattori, inghiottiti i sentieri, resta il bordo, ¬ęla coltre di terra, omogenea che assorbe e trattiene come un manto i riflessi del giorno, della notte e, l√† in fondo, del cielo ¬Ľ, appena un piega che increspa la superficie silenziosa dei campi. √ą un segno che distingue senza tagliare. Nel giardino di Ninfa, a sud di Roma, invece, sono proprio le mura antiche che lo circondano a incastonare il verde straripante, alimentato da una gelida vena d’acqua, sullo sfondo della ¬ęmontagna aspra e arida, alta ¬Ľ. Una relazione tutta giocata sul contrasto di forze, di volont√†. Altrove, il giardino di villa Maser, vicino a Treviso, mette in scena le giuste proporzioni di forme e affetti, la convivialit√†, l’amicizia tra persone, il rapporto mediato con la campagna. E gli stessi dei, abbondantemente ritratti, segnano sia la propriet√† sia l’umanit√† del luogo. Per Borenstein √® l’occasione di formulare uno dei suoi aforismi: ¬ęEcco cosa √® il giardino: un pezzo di terra segnato dall’uomo, e quando l’appropriazione riesce e gli anni la rafforzano crea sintonia con la Natura ¬Ľ. ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬†
Lungo e sempre nuovo √® il viaggio del giardiniere smarrito, ma ci sono quattro descrizioni che messe in sequenza restituiscono con precisione lo scopo del suo vagare: l’impressione di casualit√†, di disordine che contraddistingue il giardino del Topkapi e la sua citt√†, Istanbul, dove, alla fine, s’insinua la certezza che ci√≤ che √® casuale pu√≤ essere ricercato, rimandando in questo caso ad altre stanze del destino, ai recessi fioriti dell’harem. Altrettanto in Anatolia, quando si manifesta agli occhi del viaggiatore la matrice ittita del paesaggio, questo serpeggiare di boschetti, coltivazioni e alberi da frutto, nascosti in un labirinto di vallette e pinnacoli di roccia. ¬ęGiardini indefiniti ¬Ľ, li chiama, cogliendo la presenza di antiche divinit√† legate al ciclo vegetativo. E ancora, contemplando l’ossatura di muri a secco e lastre di pietre infitte nel terreno che fanno da sinopia alle colline della Scozia. Collegando la loro linea grigia, astratta, bidimensionale, ai dettagli fisici delle icone bizantine, dei quadri di pittori senesi e giotteschi, in cui l’alterit√† dell’ambiente segue un alfabeto sacro quanto i visi e le vesti dei santi. Qui, Borenstein innalza una lode alle ¬ęrecinzioni e muretti che siano di pietra, di legno o di arbusti, di fascine, di canne e foglie seccate di palma ¬Ľ e aggiunge che la comunione tra opere, ruderi e natura forma ¬ęgiardini nuovi ¬Ľ e che bisogna ¬ęriconoscere certi luoghi come giardini ¬Ľ.

Selinunte: un’epifania

Infine, come un’epifania, sorgono allo sguardo del giardiniere e del lettore le rovine di Selinunte, un nostro, occidentale zen. Epifania √® intuizione, il punto d’arrivo del meditare. Cosa dice il caos di colonne e architravi abbattuti dalla violenza dei terremoti? La vanit√† della storia, certo, ma anche e pi√Ļ preziosa la scelta di non restaurare, lasciando che per osmosi le rovine tornino alla pietra che le ha generate, al magma sotterraneo. Al mare africano, al tappeto di fiori e di stelle il compito di riconciliare spazio e tempo, di rigenerare quotidianamente l’idea di giardino. Il segreto dell’equilibrio sta in un unico elemento d’appoggio: la duna di sabbia, eretta su progetto di Pietro Porcinai che piega il suo braccio sul lato nord-est. Sabbia a fare da quinta, dando profondit√† al cielo e un bordo al vagabondare della mente.

Il giardiniere smarrito
di Oliva di Collobiano
Quaderni d’Ontignano
Libreria Editrice Fiorentina, luglio 2008
tel. 055. 579921;
editrice@lef.firenze.it
10 euro

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart