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LETTERATURA: Stefania Nardini: “Jean Claude Izzo, storia di un marsigliese”, Perdisapop

24 Maggio 2010

di Francesco Improta

Il libro di Stefania Nardini, Jean Claude Izzo, storia di un marsigliese, è originale ed interessante, lontano dai soliti cliché, anche a livello specificamente editoriale: la copertina, la carta, i caratteri, le illustrazioni e soprattutto la presenza dei versi di J. C. Izzo, alcuni dei quali inediti, ci consentono di avvicinarci allo scrittore in punta di piedi e favoriscono una full immersion nella sua opera e in quel “mare” di luce che è la sua città. Innanzitutto mi sembra doveroso dire che non si tratta di una fredda, asettica biografia ma di un atto d’amore nei confronti di un intellettuale, di un giornalista, di uno scrittore, nell’accezione più piena e comprensiva del termine, e del modo integrale, tutto suo personale, di vivere questi ruoli senza centellinare gli sforzi, senza sconti e compromessi. E di questo amore, tardivo, nato dalla lettura dei suoi libri e lievitato nella sua fantasia, l’autrice ci descrive le varie fasi in una nota in calce, dove parla di una visione avuta in sogno e della sua decisione di andare a Marsiglia per ripercorrere in pellegrinaggio gli itinerari di Izzo, uomo e scrittore. Doveva essere un soggiorno di una settimana – questa era almeno la sua intenzione – si è trasformato in una permanenza di quattro anni, perché la scoperta di Izzo ha coinciso con la scoperta, graduale e approfondita, di Marsiglia, e più cresceva la conoscenza dello scrittore più la città le rivelava i suoi misteri e i suoi segreti.

Di genitori salernitani, J. Claude porta nel suo patrimonio genetico la predisposizione a vivere intensamente nella realtà e nella fantasia, a scambiare i sogni con la realtà e viceversa; tutto ciò spiega la sua costante militanza politica, i suoi amori passionali, la forza della sua scrittura risolta nella luce di Marsiglia, la città in cui è nato e a cui è tornato sempre, dopo i suoi viaggi, le sue fughe, i suoi spostamenti. Una città che, non diversamente da Napoli, è adagiata, come una bagascia sulla riva del mare Mediterraneo, languidamente abbandonata, pigra e sensuale, pronta ad accogliere nel suo ventre oscuro, molle e protettivo quanti hanno bisogno di un rifugio, poco importa che siano immigrati, esuli, disperati, in fuga da se stessi e dalla vita. Una città che, come Napoli, è divisa tra la bellezza e la violenza ed è cresciuta a dismisura nutrendosi delle proprie miserie e contraddizioni. Ed è proprio Marsiglia la vera protagonista del libro, una Marsiglia che non fa da sfondo ai romanzi di Izzo, ma che cresce con lui e in lui; una Marsiglia che attraverso le testimonianze di amici, intellettuali e parenti di J. Claude oltre che la propria quadriennale espe ­rienza l’autrice riesce a mettere a nudo facendone emergere non solo problemi, aspettative e dinamiche socio-politiche ma anche i colori, i suoni, le voci, gli odori e i sapori. Basti pensare ai gruppi musicali che hanno operato a Marsiglia, penso in particolare ai Massilia Sound System o agli Iam, così intimamente legati alla composizione del primo libro della trilogia, Casino Totale, oppure agli odori del Panier ed in particolare del basilico, i cui mazzetti occhieggiano dai davanzali delle finestre, all’ombra delle persiane, come succede anche nella Riviera di Ponente; questo almeno ci raccontano nei loro libri Nico Orengo e Francesco Biamonti, autore quest’ultimo particolarmente caro ad Izzo che lo aveva conosciuto non solo attraverso le sue opere ma anche di persona al Festival di Saint Malò. Per quanto riguarda i sapori penso al capitoletto dedicato alle capacità culinarie di J. Claude e alla lasagna che lui spesso preparava per i suoi amici rifacendosi alla ricetta della nonna salernitana ma costretto a sostituire la ricotta, praticamente introvabile, con la brousse un formaggio fresco proveniente dalla Corsica. E su tutto, uomini, cose e sentimenti, quella luce mediterranea ora laminata e tagliente, ora soffusa e trasparente, capace di incidere le colline e scorporare lo spazio, mostrandoci cosa c’è dietro l’apparenza delle cose.

Il libro, dalla veste tipografica particolarmente curata, si compone di 23 capitoli, ognuno dei quali non solo è numerato ma è presentato da una frase, a volte una sola parola, tolta dai suoi libri o suggerita da una testimonianza, da una confidenza dell’autore stesso o dei suoi amici e non sempre segue un ordine cronologico, ne consegue che la struttura, complessa e sofisticata, è fatta di rifrazioni, di echi e di assonanze.    
Grazie Stefania.


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Bart