Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

L’intesa tra Fini, D’Alema e Bersani c’è già: sulle parolacce

24 Maggio 2010

Mettetevi il cappellino di Sherlock Holmes, assicuratevi di avere accanto a voi il dottor John Hamish Watson e con metodo deduttivo indagate sul caso del trio Fini, D’Alema e Bersani.

Non vi ci vorrà molto a dedurre che, anche se in sedi separate (il primo alla scuola di Mussolini, gli altri due alla scuola di Stalin) hanno avuto lo stesso tipo di insegnamento. Vi domanderete di che qualità. Scadente.

Da giovani in qualche modo hanno saputo controllarsi e ai più sono apparsi come persone dotate almeno (era il minimo) di buona educazione. Non che fossero dei geni, si capisce, ma tutto sommato sopportabili.

Ma poi gli anni passano e le cellule dell’organismo inesorabilmente invecchiano e alcune difese mollano e ci lasciano scoperti. Direi un po’ nudi. Non riusciamo più a nascondere la nostra vera identità e Sherlock Holmes scopre così che siamo nientemeno che il genio del male, il dottor Moriarty.

È successo a Fini, D’Alema, Bersani, finiti sotto le grinfie del detective più famoso del mondo. Un trio che, forzato dalla debolezza dell’età avanzata, ha gettato la maschera. I tre non riescono più a frenarsi. Manca, come ai giornalisti, la deontologia professionale. L’hanno persa per strada.

Così succede che il presidente della Camera, nel corso di una delle sue tante “lectio magistralis”, mancandogli la parola, fa il rattoppo e tira fuori dal cilindro, davanti a tanti ragazzi che lo ascoltano a bocca aperta, una parolaccia.

Qualche tempo dopo Massimo D’Alema, davanti a milioni di telespettatori, non vuole essere da meno e al povero Alessandro Sallusti gliene scaglia una triviale che più triviale non ce n’è. Sallusti resta stordito dall’uppercut e manca poco che vada al tappeto.

Bersani deve imitare D’Alema, altrimenti che segretario è?, e allora ci mette la faccia anche lui, in occasione dell’assemblea del Pd e stabilisce addirittura un record, giacché, mentre gli altri se la son presa con dei maschiacci, lui non guarda in faccia a nessuno, e si tratti di chi si tratti, una parolaccia val bene una messa. E così è il turno del ministro donna Maria Stella Gelmini che si prende del rompicoglione.

Sherlock Holmes, si sa, non sbaglia un colpo. E così oggi abbiamo potuto avere la conferma di un sospetto che in verità non ci aveva mai abbandonato, ossia che i tre caballeros della politica italiana vengono da scuole aventi lo stesso indirizzo: quando occorre si attacchi pure l’avversario con il turpiloquio. Tutto fa brodo, e serve per raggiungere l’obiettivo finale.

Ma la cosa interessante non è tanto la curiosa scoperta di Sherlock Holmes, che un po’ girava per l’aria, ma il comportamento tenuto dalla pasionaria Rosi Bindi, sì quella che quando Berlusconi le disse in tv che lei era più bella che intelligente, andò in piazza con il popolo viola con tanto di maglietta finto intelligente a gridare che la dignità delle donne andava difesa e nessuno (in questo caso Berlusconi) poteva insultarle.

Non so se esista un video del momento in cui Bersani inveisce contro la Gelmini, avendo seduta al suo fianco destro la Bindi. Se ci fosse mi piacerebbe controllare se la Bindi abbia applaudito. Suppongo di sì. È certo però che sul fattaccio ha lasciato una dichiarazione stupefacente, sostenendo che Bersani non ha insultato nessuno: «Non credo che sia un’offesa. » Immaginatevi se le stesse parole le avesse pronunciate Berlusconi nei suoi confronti. L’offesa indirizzata alla Gelmini, in realtà, è assai più grave di quella che Berlusconi rivolse alla pasionaria.
Insomma, la Bindi non si smentisce. Mai che ne azzecchi una.

Tornando ora ai tre caballeros, mi domando che succederebbe dell’Italia se alla gente venisse voglia di imitarli. Suppongo che già lo si stia facendo nei salotti cosiddetti buoni.

In conclusione: meno male che la riforma dello Stato non è stata affidata a costoro. Immaginatevi che cosa ne sarebbe venuto fuori. Norme e codici da sexy shop!


Letto 3029 volte.


6 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » L'intesa tra Fini, D'Alema e Bersani c'è … — 24 Maggio 2010 @ 02:58

    […] Guarda Articolo Originale: Bartolomeo Di Monaco » L’intesa tra Fini, D’Alema e Bersani c’è … […]

  2. Commento by adolfo ruggeri — 25 Maggio 2010 @ 11:59

    come mai hai dimemnticati gli abituali insulti di berlusconi?

  3. Commento by Gianni da Milano — 26 Maggio 2010 @ 01:23

    Tra Bersani e D’Alema che han fatto scuola da Stalin, e gli insulti berlusconiani che pare abbiano invece professori liberali …. direi che il bartolomeo si rivela per quel che è. Un illustre signor nessuno.

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Maggio 2010 @ 22:45

    Parlo di parolacce.

  5. Commento by Gianni da Milano — 27 Maggio 2010 @ 11:27

    Farneticare di Bersani e D’Alema alla scuola di Stalin, merita inviti ben peggiori di quello fatto da D’Alema al provocatore stupidotto Sallusti.   Al ciarlare di intesa del trio,   ben si addice l’aggettivo suggerito da Fini ai pargoli multietnici. Definire le sue considerazioni inutili, tipiche di quelle figure richiamate da Bersani … è atto dovuto. Veda di rendersi utili nella vita, anzichè aggiungersi ai tanti ragazzini che scaricano le loro stupidate sul web. A mai più risentirci.

  6. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 27 Maggio 2010 @ 13:40

    “A mai più risentirci”

    Lo spero proprio. E’ per colpa di esaltati come lei che le cose vanno male nel nostro Paese. Vivete coi paraocchi.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart