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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: STORIA: L’incidenza di “Mani Pulite” sulla mia narrativa

20 Marzo 2024

di Bartolomeo Di Monaco

Lunedì 17 febbraio 1992 con l’arresto dell’esponente del PSI Mario Chiesa, richiesto e ottenuto dal pm Antonio Di Pietro, si avviò quello che è passato alla Storia come lo scandalo di Mani Pulite, che convolse il mondo politico e portò alla scomparsa di alcuni partiti come il PSI e la DC.
Gli italiani restarono indignati dal sommerso che stava emergendo (tangenti riscosse illegalmente dai partiti politici) e per tanto tempo (e ancora perdura) nutrirono diffidenza nei loro rappresentanti. Ciò ebbe ripercussioni anche sulla mia narrativa e mi portò a comporre i 2 volumi del romanzo “Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile”.
Ma prima, dal 23 maggio al 21 giugno del 1993, avevo scritto il racconto lungo “Margherita”, in cui descrissi, in quel clima di cocente delusione che ancora si respirava, una Lucca in degrado oltre a una minacciosa piena del Serchio, il suo fiume, citato da Dante, che parve in sintonia con il clima di fortissima tensione politica di quei mesi.

Metto qui 3 stralci, nell’ordine in cui appaiono nel racconto.

1 – Dal mio racconto “Margherita”

C’era odore di metastasi dappertutto. Dentro le Mura, la Lucca antica cadeva a pezzi. Non c’erano più soldi per provvedere alla manutenzione, e metteva pena veder morire i suoi splendidi monumenti. La chiesa di San Michele non si riconosceva più, devastata dall’abbandono, e l’arcangelo, lassù in cima, mutilato nelle braccia, mostrava anche ai più lontani il degrado della città. La piazza era restata senza catene, e le colonnette di marmo qualcuno le aveva spezzate.
Jacopo accelerava il passo per non guardare.

2 – Dal mio racconto “Margherita”

«Questa volta rompe gli argini, il fiume» disse qualcuno.
Il Serchio ricopriva già le arcate dei ponti, ma pareva indugiare, aspettare ancora. Chissà se non pensava, il fiume, all’ultima volta che, un secolo prima, aveva atterrito i lucchesi ed era arrivato fin sotto le Mura; ed ora forse aveva per la sua gente un po’ di pietà. Lo guardavano dalle spallette dei ponti, sporgendosi, e non c’era persona che non si ritraesse spaventata.
«Se il Serchio rompe, questa volta non si salva nessuno.»
Si videro passare tronchi d’albero, rami, detriti che testimoniavano la violenza delle acque. Sparivano e ricomparivano, travolti dalla corrente, che increspava e incupiva il fiume.
«Quelle acque farebbero pulizia di tante cose» disse un anziano, restando appoggiato al parapetto.
Invece ruppero all’improvviso i quattro torrenti, e la Contesora dilagò nei campi, gonfiò, raggiunse i primi piani delle case, e la gente scappava, e così accadeva per la Cerchia, per la Certosa, per la Freddana. In un attimo, la campagna lucchese fu squassata, violentata, predata dalle acque. Si rovesciarono sulle strade e travolsero ponti e auto, e cedettero alcuni tratti di asfalto, e le vie divennero fiumi. Sopra la testa della gente volavano ora gli elicotteri della Protezione Civile. Ma non c’era più niente da salvare. In quei pochi minuti, molto era andato distrutto, e da lassù si poteva soltanto vedere che le acque si erano quietate, e sazie dello scempio coprivano e nascondevano ogni cosa.

3 – Dal mio racconto “Margherita”

Si era giunti alla settimana precedente il Natale, e per la città comparvero per la prima volta quelle che poi furono conosciute come “le croci dei ladroni”. Si trattava di due semplici croci di legno, che furono issate a lato della bianca chiesa di San Michele, vicino alla statua del Burlamacchi. Restarono in quel luogo vuote per alcuni giorni, e la gente le guardava, avida di sapere; e infine si apprese che non si sarebbero più commessi quegli omicidi, ma sarebbe stata comminata pubblicamente una nuova pena, quella appunto della crocifissione, come si era fatto nell’antichità per i ladroni. Si sarebbero appesi alla croce due soli ladroni alla volta, come quelli che avevano accompagnato la crocifissione di Gesù. Soltanto che in mezzo, però, mancava Cristo a salvarne uno.
La vigilia di Natale si sparse la voce che avrebbero condotto in piazza i primi condannati. La gente era radunata dalle prime ore del mattino. Chi aveva trovato posto sui gradini della chiesa, chi in cima alla statua del Burlamacchi, chi sotto gli archi di palazzo Pretorio. Difficile invece sistemarsi per quelli che giungevano troppo tardi dal contado o dalla provincia. La gente arrivò a invadere le altre piazze circostanti, e si udiva un gran brusio.

Il libro qui.


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Bart