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LETTERATURA: “Tamarri” di Remo Bassini, edizioni Historica

24 Dicembre 2009

di Maria Antonietta Pinna

Sette racconti, sette spezzoni di vita nuda e realistica.

Personaggi diversi. Delinquentelli dal linguaggio scurrile, chiusi nell’universo concentrazionario della periferia, un giocatore incallito del tavolo verde, un tipo alto alto, timido e balbuziente, ma capace di strappare un sorriso ad una ragazza incontrata per caso sul treno. Un avvocato di successo che fa i conti con passato e presente. E infine l’ironia amara e beffarda di Augusto Franzoj, forse il personaggio che rimane più impresso col suo rinnegare la vita in modo colto ed ostinato. Mazziniano, collezionista di donne e duelli. In Africa, durante una spedizione verso i laghi equatoriali, conobbe Rimbaud. In Italia, durante un convegno, Salgari. Non a caso due scrittori alla deriva personale verso una fine tragica.

Rimbaud, enfant prodige della letteratura francese, fu poeta maledetto e sovversivo. Osò sfidare la religione, i valori borghesi, la morale. La sua relazione con Verlaine scandalizzò i perbenisti. Scrittura carnale, audace di suoni, colori, demoniache metafore e sregolatezza di tutti i sensi. Morirà il 10 novembre 1871, all’età di soli trentasette anni, dopo sofferenze indicibili e l’amputazione di una gamba, causa una sinovite mal curata al ginocchio.

Salgari, nato a Verona nel 1862, da una famiglia di piccoli commercianti. Non ebbe nessun significativo ritorno economico dalle sue opere (più di 200!) con le quali furono gli editori ad arricchirsi, costringendolo ad un superlavoro scarsamente retribuito. Si suicidò con un rasoio, squarciandosi gola e ventre, proprio come aveva fatto suo padre nel 1889 e come farà dopo la sua morte l’infelice suo figlio Romero.

Augusto Franzoj, fu giornalista repubblicano, nato a San Germano Vercellese il 2 ottobre 1848. Come i due scrittori che ammira, è un ribelle, refrattario alle regole imposte dalla società borghese. Vive una vita difficile, nelle squallide soffitte degli scapigliati torinesi. Conosce l’Africa, l’Amazzonia. Esplorazioni nelle quali può alimentare il suo spirito inquieto. E come Rimbaud tocca le pareti del carcere, a causa delle sue imprese in cinque duelli. Vive tra cospirazioni, collaborazione con giornali di stampo rivoluzionario e antimonarchico, viaggi, carcerazioni. Dichiara di non voler essere schiavo di nessuno, nemmeno della libertà.

Poi nel 1911 il finale. Bassini descrive questo momento. L’Augusto si suicida secondo la disposizione del suo temperamento iperbolico. Preme contemporaneamente il grilletto di due pistole puntate alle tempie.

Franzoj, come si legge sulla sua tomba, piaceva a Carducci, ma non si sa se Carducci piacesse a lui.

Probabilmente no.

Pillole che hanno il sapore del vero, quelle di Bassini. Scorci di vite vissute, fatti ora di incontri casuali, ora di frequentazioni annonarie, ora di personaggi storici come Franzoj troppo spesso dimenticati dalla memoria collettiva, volutamente ignorati da programmi scolastici e ministeriali troppo spesso legati a schemi retrivi e catto-perbenisti.

La scrittura di Bassini ha il merito di rivalutare la cultura della memoria senza dimenticare i problemi del presente. E’ cruda, essenziale, diretta a colpire sentimenti e situazioni senza inutili orpelli stilistici. Ben venga Tamarri, la prima raccolta di racconti di Remo Bassini. Pubblicati a novembre 2008 nella collana Short Cuts di Historica, il Foglio Letterario.

Ben venga tutto ciò che leva la polvere, perché ricordare è l’atto di coraggio di chi non è imbrigliato negli schemi di una cultura ufficiale che, oggi come sempre, ti insegna solo per metà.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart