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LETTERATURA: TEATRO: I MAESTRI: Pirandello √® un’altra cosa

30 Luglio 2016

di Jean Franí§ois Revel
[da ‚ÄúLa fiera letteraria‚ÄĚ, numero 16, gioved√¨ 18 aprile 1968]

Di recente Carpendras con ¬≠statava con tristezza che nes ¬≠sun libro italiano figurava fra i dieci libri pi√Ļ venduti in Italia. ¬ę Insomma abbiamo rinunciato, ed √® abbastanza naturale che sia cos√¨ ¬Ľ, prose ¬≠guiva, ¬ę ad avere una voce in capitolo nel mondo delle idee ¬Ľ.

Il quadro √® troppo pessimi ¬≠sta e un rapido sguardo alla storia della cultura italiana nel secondo dopoguerra pu√≤ bastare a confermarlo. Ma il quadro riflette e perpetua l’ossessione di molti intellet ¬≠tuali italiani, nata da un di ¬≠ciannovesimo secolo che √® stato effettivamente un po’ fiacco: secondo loro la cultu ¬≠ra italiana moderna non sa ¬≠rebbe ancora riuscita a inte ¬≠grarsi nella cultura europea, a diventare veramente inter ¬≠nazionale, a riacquistare l’im ¬≠portanza che essa aveva in Europa al tempo di Goldoni.

Ma Pirandello? Si pu√≤ obiettare a questo punto. Di fronte a questo nome l’inter ¬≠locutore italiano far√† un ge ¬≠sto che significa: ¬ę Questa √® un’altra cosa, non c’entra ¬Ľ. Spiegher√† poi che il pirandellismo √® una invenzione pari ¬≠gina, che Pirandello in qual ¬≠che modo √® riuscito a sfuggi ¬≠re all’Italia. Del resto la sua gloria all’estero riposa soltan ¬≠to sulle sue commedie, men ¬≠tre quello che conta (c’era da aspettarselo) sono i romanzi e le novelle. Entra in gioco uno strano meccanismo, per il quale, non appena uno scrittore italiano raggiunge quella risonanza internazio ¬≠nale tanto desiderata, egli si ¬ę disitalianizza ¬Ľ, per cos√¨ di ¬≠re, agli occhi dei suoi compa ¬≠trioti.

Bisogna riconoscere, per√≤, che nel caso di Pirandello questo atteggiamento non √® del tutto ingiustificato. Se esiste uno scrittore solitario, nella sua vita privata come nella sua opera di creatore, √® proprio lui. Nonostante Pi- randello si richiamasse corte ¬≠semente ai narratori della sua Sicilia, come Verga o Ca ¬≠puana, gli italiani sentono be ¬≠ne che egli non √® un prodotto della evoluzione della lettera ¬≠tura italiana. Pirandello non √® il culmine di niente e non contribuisce a nessuno svi ¬≠luppo successivo. Come Kaf ¬≠ka, comincia e finisce con se stesso e riesce a paralizzare ogni imitatore, a uccidere nell’uovo ogni discepolo.

Nelle sue opere teoriche e critiche pubblicate per la pri ¬≠ma volta in Francia in questi giorni (presso l’editore Deno√ęl) Pirandello distingue nettamente fra i creatori e gli adattatori: i primi creano lo ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ę stile delle cose ¬Ľ, i secon ¬≠di lo ¬ę stile delle parole ¬Ľ. Pirandello oppone dunque Dan ¬≠te a Petrarca, Machiavelli a Guicciardini, l’Ariosto al Tas ¬≠so e (sottinteso) se stesso a D’Annunzio. Soltanto gli au ¬≠tori che hanno lo ¬ę stile delle parole ¬Ľ appartengono alla ¬ę civilt√† letteraria ¬Ľ. E facile parlarne e farli parlare. Al contrario coloro che hanno lo ¬ę stile delle cose ¬Ľ non sono collegati a nessuno e si di ¬≠staccano da tutto: Dante va in esilio, Machiavelli al con ¬≠fino. Quanto a Pirandello, condannato a vivere per anni con una pazza che nel delirio della gelosia finir√† per accu ¬≠sarlo di relazioni incestuose con sua figlia e lo obbligher√† ad allontanare la povera ra ¬≠gazza dalla sua stessa casa, la felicit√† gli √® negata; come a quella societ√† siciliana che divora se stessa, irrigidita nella sua tragicit√†, nella qua ¬≠le egli stesso √® imprigionato e della quale egli non riesce, n√© come uomo n√© come scrit ¬≠tore a scongiurare i malefici. E appunto perch√© questa so ¬≠ciet√† malata √® incurabile Pi- randello si innamora della menzogna che in essa si in ¬≠carna e presenta uno spec ¬≠chio metafisico a questa eter ¬≠nit√† provinciale nella quale gli uomini sono condannati a capirsi tanto meno quanto pi√Ļ si parlano e a distruggersi quanto pi√Ļ cercano di sal ¬≠varsi.

Si vede dunque chiaramen ¬≠te che l’intenzione iniziale di Pirandello non era affatto quella di ricollocare ¬ę la cul ¬≠tura italiana in seno alla cul ¬≠tura universale ¬Ľ. ¬ę I proble ¬≠mi dell’epoca in cui vive non esistono per colui che crea ¬Ľ, questa √® la convinzione di questo innovatore, assoluta- mente reazionario in politica del resto, e che, al momento buono, esalter√† Mussolini.

Il rifiuto della sua epoca √® dimostrato anche dal fatto che Pirandello non si inte ¬≠ress√≤ mai alla funzione socia ¬≠le del teatro. I problemi cui si interessava sono quelli del rapporto fra l’autore e i suoi personaggi, fra personaggi e attori, fra il regista e il testo della commedia, mai quelli del rapporto fra pubblico e avvenimento teatrale. Brecht ha subordinato tutta la sua riforma del teatro alla tra ¬≠sformazione del rapporto fra pubblico e interpreti; Piran ¬≠dello invece ha scritto dram ¬≠mi che possono essere recita ¬≠ti davanti a ¬ę uno nessuno e centomila ¬Ľ (per riprendere il bel titolo di uno dei suoi romanzi). Se ¬ę il teatro nel teatro ¬Ľ, cui egli ricorre cos√¨ spesso crea una ¬ę estraniazio ¬≠ne ¬Ľ, essa ha lo scopo di libe ¬≠rare l’autore, non lo spettato ¬≠re. A queste originalit√†, Pirandello ne aggiunge un’al ¬≠tra: questo scrittore di teatro, forse il pi√Ļ grande, con Cecov, della prima met√† del no ¬≠stro secolo, ha scritto la sua prima commedia a cinquant’anni. Non solo, ma sfidando tutte le teorie sulla non sepa ¬≠rabilit√† della forma e del con ¬≠tenuto, egli ha tratto la mag ¬≠gioranza delle sue commedie dalle sue novelle o dai suoi romanzi. Travasando i conte ¬≠nuti dagli uni agli altri con una rapidit√† febbrile, egli ha scritto ventotto commedie dal 1916 al 1924. La storia dei ¬ę Sei personaggi ¬Ľ che insisto ¬≠no presso lo scrittore perch√© egli li ¬ę termini ¬Ľ corrispon ¬≠dono a una esperienza vissu ¬≠ta. Nel bel saggio ¬ę Pirandel ¬≠lo ¬Ľ (ed. Georges Deno√ęl), Prau√© dimostra il carattere quasi medianico dell’atto creatore in Pirandello, che si paragona a un ¬ę albergo aper ¬≠to a tutti ¬Ľ. Pieno dei suoi personaggi prima di scrivere, Pirandello viene abbandona ¬≠to subito dopo da essi e dalle loro commedie ¬ę alle quali si sente divenuto estraneo ¬Ľ; cos√¨ come la gloria ne far√†, dir√† pi√Ļ tardi: ¬ę Un estraneo a se stesso ¬Ľ. Fino al punto clic, in una delle sue ultime commedie ¬ę Quando si √® qual ¬≠cuno ¬Ľ, rappresenta il suo ca ¬≠so sotto la veste di un perso ¬≠naggio reso anonimo dalla sua stessa celebrit√†, perso ¬≠naggio le cui frasi vengono rappresentate con un: XXX.

Bel preludio al suo funera ¬≠le, che egli vorr√† come √® noto senza corteo, senza il seguito degli amici, desiderando an ¬≠dare al crematorio ¬ę col coc ¬≠chiere e il cavallo ¬Ľ. Contra ¬≠riamente alle sue ultime vo ¬≠lont√† le sue ceneri non sono state sparse al vento; esse si trovano ad Agrigento, l√† do ¬≠ve, come scrive magnifica ¬≠mente ¬ę in una notte della mia infanzia, caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna di olivi saraceni, sulla cresta di un altopiano di terra azzurra sopra il mare africano… ¬Ľ.


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