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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Uno scherzetto del caso

22 Febbraio 2010

di Dino La Selva

      Ore 15 di un qualsiasi giorno feriale di giugno. La sala d’aspetto del mio ambulatorio oggi è al solito affollata, ma stranamente il mio lavoro è abbastanza scorrevole e gratificante. Brevi controlli clinici, prosecuzioni di cure, diagnosi che imposto con notevole rapidità e chiarezza… Non ci sono neanche i soliti clienti rompiscatole, il che facilita una buona disposizione d’animo fra me e i miei pazienti.

      Ad un tratto uno scoppio di risate arriva dalla sala d’attesa. “Senti come si divertono!” – penso con una punta d’invidia. Ma quella risata è così allegra e contagiosa che fa sorridere anche me, che non ne conosco il motivo. Chiedo il perché di quella ilarità al rappresentante di medicinali che entra in quel momento in ambulatorio: “C’è un gruppetto di miei colleghi, di là, e fra di essi c’è quello della XY, quel piccoletto dalla barba nera che ne ha sempre una nuova; quando c’è lui il buonumore è assicurato. Ora ne ha tirata fuori un’altra delle sue…Se la faccia raccontare quando entra!”

      Dopo un ennesimo paziente entra il rappresentante in questione: un piccoletto tarchiato dal carnato olivastro, dai vivaci occhi verdi, dalla barba nera ben curata che gli incornicia il volto rotondo e comincia a diventare brizzolata. Parlantina facile, fluente, degna della categoria alla quale appartiene. “Ho sentito come mi tiene allegro l’ambiente. Complimenti!- lo apostrofo appena entra- Cosa stava raccontando? Può far ridere anche me?” “Certo! Stia zitto, che qualche giorno fa me n’è capitata una davvero bellina. Gliela voglio proprio far sentire”.

      “Avrò avuto 24- 25 anni, non ero sposato ed ero un ragazzotto spensierato ed esuberante. A quel tempo avevo per le mani una ragazzotta, una bella mora, da poco separata dal marito. Mi piaceva davvero tanto, forse ne ero innamorato. Un giorno mio padre mi dà l’incarico di andare a sistemare per le vacanze estive una casetta di campagna a V., paesetto di collina a pochi chilometri da Lucca. Non me lo faccio dire due volte, mentre all’improvviso mi balena e matura in testa un’idea…. Vado a prendere la ragazza   e sul far della notte in macchina ce ne andiamo a V.   Metto la macchina sotto un piccolo pergolato, ben nascosta dagli sguardi indiscreti dei vicini, e zitti zitti entriamo in casa. Chiudo perbene le imposte, che non filtri luce all’esterno, poi ce ne andiamo in cucina, apparecchiamo la tavola e organizziamo una bella cenetta rustica e corroborante.

      Dopo aver mangiato e ben bevuto saliamo le scale ed entriamo nella camera da letto dei miei genitori, dove campeggia un bel lettone matrimoniale che è tutto un invito. Primi approcci, abbracci, carezze, baci…Tutto fila a meraviglia. Finchè non ci sdraiamo sul letto, emozionati e ansiosi di procedere oltre. Ma a un tratto…”Driinn!…” Il suono di un campanello che proviene dal basso rompe il silenzio della notte. Mi blocco a orecchie tese, ma più nulla, solo silenzio… Sarà stata un’allucinazione. Si ricominciano le grandi manovre; ma improvvisamente di nuovo: “Driinn!…”. Stavolta non è un’allucinazione. Mi smonto definitivamente –mi dice accompagnando le parole con una mimica eloquente- e pieno di agitazione comincio a pensare. Forse filtrava un po’ di luce dalle imposte, qualcuno del paese l’ha vista e ha pensato che fossero entrati i ladri… Ora è andato a chiamare i Carabinieri. Oppure ha visto la luce dalla finestra, l’auto posteggiata sotto il pergolato ed è andato a telefonare ai miei genitori… Oddio! Mio padre e mia madre!… Non c’è altro da fare che scappare il più presto possibile. Mi rivesto in fretta e furia, prendo la ragazza ormai freddina e indispettita, ci ficchiamo in macchina e fuggiamo a rotta di collo come due ladri inseguiti. Porto a casa la bella. E da quel giorno fra di noi finì tutto. Lei non volle più saperne di me.

      Passarono gli anni. Altre esperienze, altre ragazze, mi sposai, ebbi dei figli… Poi, per caso, due giorni fa, dopo 22 anni, la soluzione del mistero.

      Ritorno dopo tanto tempo a V., nella casetta di campagna dei miei genitori. C’è da farci dei lavori all’interno e all’esterno, c’è da pulire, imbiancare, revisionare i mobili…. Ed ecco nella stanza matrimoniale noto un filo elettrico che pende giù dal muro a capo del letto e scompare sotto il materasso. Lo seguo, lo tiro fuori… alla sua estremità c’è un pulsante che, schiacciato, fa suonare un campanello elettrico giù in cucina. Sdraiandoci e movendoci sul letto noi schiacciavamo senza saperlo il pulsante, e il campanello suonava.

      Ecco perché, per una peretta finita per caso sotto il materasso, ventidue anni prima era finita miserevolmente un promettente incontro d’amore, si era bruscamente spezzata una storia d’amore appena iniziata, forse la mia stessa vita aveva preso un’altra direzione. Il mio primo impulso fu quello di cercare quella ragazza, di parlarle e di raccontarle perchè era andata storta quella sera… Ma non so più nulla di lei, non so dove abita, non saprei dove cercarla… E ripensandoci forse è meglio così.


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1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Uno scherzetto del caso — 22 Febbraio 2010 @ 10:04

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