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LETTERATURA: Varian Fry l’uomo che salvò 2000 intellettuali dal nazismo

13 Giugno 2013

di Stefania Nardini
(dal Corriere Nazionale)

Era la primavera del 1940 quando arrivò alla stazione di Saint Charles. Occhiali tondi, una valigia e una lista che custodiva nella tasca interna del doppiopetto. Veniva dagli Stati Uniti e non aveva né l’aria dell’eroe né la faccia da spione. Era un giornalista: Varian Fry. Incapace di trattenere l’indignazione per ciò che stava facendo precipitare l’Europa nell’orrore, aveva deciso di salvare la vita ad artisti e intellettuali braccati dal nazismo.

Fry aveva visto con i suoi occhi in cosa consisteva la caccia all’ebreo nella Berlino delle leggi razziali e, sconvolto da quanto stava accadendo, chiese aiuto alla signora Roosevelt organizzando un comitato per ottenere dei fondi finalizzati al soccorso di dissidenti ed ebrei.

Quel pomeriggio Fry aveva raggiunto Marsiglia, un porto dei miracoli della zona libera, dove centinaia di migliaia di fuggiaschi scommettevano sul loro destino tentando di procurarsi un visto e poi un biglietto per una nave diretta nelle Americhe. Marsiglia città di transito non aveva mai visto un tale sovraffollamento, un caos dove speculatori, truffatori incoscienti, millantatori e spie avevano trovato il loro habitat.

A Vieux Port si era praticamente trasferita a Saint-Germain-des-Prés, e sotto l’effigie della statua della Bonne Mère, Marc Chagall, Heinrich Mann, Max Ernst, André Breton, Franz Werfel, André Masson, Victor Serge, Giacomo Lipchitz,  Marcel  Duchamp,  Jean Malaquais, Leone Feuchtwanger, Simone Weil, ammazzavano il tempo nell’attesa.

Fry, depositati i suoi bagagli all’hotel Splendid, capì da subito che in una città dove i balordi erano dietro l’angolo, bisognava sapersi destreggiare. Senza perdere tempo iniziò subito il suo lavoro, prima contattando il consolato americano, che quasi lo sdegnò, poi tentando  di  mettere  insieme  una squadra per dare vita al suo comitato di soccorso.

La lista che Fry aveva nella giacca lievitò in un batter d’occhio. E per i suoi protégés occorreva mettere a punto più di un piano, compresa la così detta via dei Pirenei da per- correre a piedi clandestinamente per raggiungere Lisbona. Da Walter Benjamin a Lisa Fitko quel corridoio divenne l’alternativa a una partenza in nave.

E mentre Jean Ballard, direttore della rivista Les Cahiers du Sud, pubblicava gli articoli degli indesiderabili, la città scoppiava e il caos regnava sovrano. Ma Fry tiene duro. Arruola collaboratori, a Villa Bel Air organizza la residenza di alcuni artisti, tra cui Chagall, e mentre la Francia di Petain rispedisce al mittente gli esuli che aveva accolto, tra Vieux Port e la Prefecture si consuma una pagina di storia che diverrà presto la premessa per quella che più tardi si trasformerà nella Resistenza marsigliese.

Il soggiorno di Varyan Fry superò di gran lunga i tre mesi previsti. Dopo un anno con l’arrivo di Petain a Marsiglia il governo mostrerà i muscoli con rastrellamenti, arresti, deportazioni. Il comitato del giornalista americano verrà messo fuori legge e Fry verrà espulso.

In un anno la sua organizzazione aveva salvato la vita a circa duemila persone. Duemila persone destinate ad un’atroce morte in un campo di sterminio.

Una vicenda che Varyan Fry racconta in prima persona in un magnifico libro pubblicato per la prima volta nel 1945 e che arriva finalmente nella traduzione italiana, curata da Valentina Parlato e Roberta Sferzi, grazie alla casa editrice Sellerio: “Consegna su richiesta. Marsiglia 1940-1941. Artisti, dissidenti ed ebrei in fuga dai nazisti”. Un testo che merita davvero di essere letto, non tanto per scoprire la figura di questo eroe dalla faccia pulita, ma per leggerne la cronaca, le impressioni su fatti, vicende, personaggi in una Marsiglia ultimo avamposto per la libertà. Sì, perché quello specchio d’acqua blu che si apriva in fondo alla Canebière era l’unica realtà possibile, l’unico futuro, per quell’umanità in fuga.

Oggi a Marsiglia, a pochi passi dalla Prefecture, c’è una piazza che ricorda Varian Fry. Nella città, quest’anno incoronata capitale della cultura, questa storia è finita nel dimenticatoio.

E dire che nel 1940, sulla banchina del Vieux Port si realizzò qualcosa di straordinario: il salvataggio di uomini e donne che incarnavano il genio della bellezza. Marsiglia già da allora era capitale.


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