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LETTERATURA: Viaggi: TITICACA – Fra Per√Ļ e Bolivia, 1979

24 Agosto 2009

di Vincenzo Moneta

La città di Puno, dalla cattedrale di stile platoresco, è situata sulla riva ovest del lago Titicaca a quasi 4000 metri di altezza, nella parte peruviana del lago.  

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Provenendo da ¬† Arequipa ¬†che si trova a circa 1500 metri pi√Ļ in basso, Puno ci da’ il primo impatto con le difficolt√† di respirazione e conseguentemente di movimento che si verificano alle grandi altezze.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† La dura lotta per la sopravvivenza ha forgiato il carattere e la personalit√† di queste popolazioni; ¬† anche il fisico si √® adattato hanno il torace ampio, il cuore e la milza pi√Ļ grossi del consueto, e il midollo spinale capace di produrre pi√Ļ globuli rossi, per catturare le scarse molecole di ossigeno. ¬†

¬†La citt√†, con i suoi 35.000. abitanti √® la pi√Ļ grande che si trova sulle rive del lago ed √® il punto di partenza per le escursioni alle isole ed agli isolotti, circa una quarantina, fra i quali si trovano l’isola del Sole chiamata anche Titicaca e l’isola della Luna detta anche Coati, ma la visita pi√Ļ interessante √® quella alle isole fluttuanti degli Uros per la particolarit√† ¬†del materiale di cui sono costruite queste isole.
                      II porto lacustre della città è anche importante luogo di sbarco degli abitanti delle varie isole che portano ancora, oltre agli antichi costumi, decorativi copricapi dai disegni vecchi di secoli, che indicano esattamente la regione da cui proviene chi li porta.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Il lago pi√Ļ alto del mondo, dalle rive invase di canne, si estende su circa 6900 Km2., ed arriva alla profondit√† massima di 280 mt. al largo dell’isola di Soto. ¬†

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† II suo livello subisce considerevoli variazioni, che possono andare fino a 3 metri secondo se l’anno √® stato pi√Ļ o meno piovoso. ¬†

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬†La totora, nome locale del giunco del Titicaca, ¬† con gli steli che affollano le acque ¬† basse del grande lago, √® la base della vita e dell’economia: dalle isole stesse al paesaggio, dalle capanne alle imbarcazioni. ¬†

  (imbarcazioni Рbalsas)  

Osservando le balsas, cio√® le imbarcazioni di totora che servono agli indigeni per pescare o per spostarsi, vengono alla memoria, per la conformazione a ¬†cordoni longitudinali strettamente legati e intrecciati, le barche del Nilo raffigurate nelle tombe dell’antico Egitto.
¬†Per provare una relazione ¬†con esse, ¬† una grossa zattera di canne ha di recente navigato dall’Africa all’America.
La costruzione di queste barche richiede de tre  a sei giorni  di lavoro.
Le canne sono stese al suolo in tre parti che formeranno i tre fuselli, poi legate con tracce comporranno la balsa.
Il ‚Äúcuore della balsa‚ÄĚ, ¬†cio√® il ‚Äúfuso mediano‚ÄĚ √® pi√Ļ corto e meno voluminoso degli altri due che saranno serrati regolarmente e progressivamente da due uomini, lavorando alternativamente da ogni lato della futura imbarcazione in maniera da darle un peso ed un volume identico ed assicurarle ¬†la stabilit√† sull’acqua. ¬†

                      Per questo lavoro si utilizzano uncini di legno, ed un martello di pietra per pigiare le canne che vengono bagnate di tanto in tanto.  

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Una volta terminata l’opera, ‚Äúil cuore della balsa‚ÄĚ, ¬†che serve da fondo, ¬†√® divenuto invisibile.
La balsa , allora dotata o no di una vela.
La durata di una tale imbarcazione √® da sei a dodici mesi, dopo di che essa si appesantisce nell’interno ed inizia a marcire.

Isole galleggianti

Se ¬† non lo si apprendesse in precedenza, non sarebbe facile capire che le isole galleggianti, che ospitano ciascuna da tre a quattro nuclei famigliari, sono formate da grandi ammassi di giunco sminuzzato, che facendo corpo unico, si sostengano sull’acqua, e consentono ai loro abitanti di costruire capanne e di condurvi une primitiva vita di artigiani e pescatori.

(Capanne)  

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Le capanne ci ¬† danno l’impressione ¬† di una certa provvisoriet√†, poi mitigata dall’osservazione e dal contatto con la sapienza e la tenacia dell’intreccio.
Neppure il vento impetuoso e i temporali preoccupano la resistenza della totora, ¬† ¬† che forma le capanne a tetto spiovente. Ci si entra chinandosi, ma all’interno si pu√≤ stare in piedi, anche se un po’ attenti a non calpestare le suppellettili o i giacigli costituiti da mucchi di totora e dalle classiche coperte di lana.

(popolazione)

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† L’impatto con le popolazioni delle isole fluttuanti √® quanto mai deludente.
Si ¬† riversano sul turista, sbarcato dall’imbarcazione di turno, in modo ossessivo e lamentoso, offrendogli le cianfrusaglie, di dubbio gusto, preparate per l’occasione. ¬† Vendono ¬† tutto: ¬† dalla propria immagine alla fugace visione in una delle loro abitazioni. ¬†

                      Le guide si  ostinano a presentarceli come   degli Uros, a dispetto della loro diversità   dai gruppi etnici che abitano qui da fine del secolo scorso.
Essi ¬† sono in effetti degli Aymara e qualche discendente degli Uros pu√≤ trovarsi solo dopo i matrimoni con gli abitanti ¬† attuali, ma non parlano pi√Ļ la lingua originale. ¬†

¬†All’ epoca coloniale informazioni concernenti gli Uros ¬† sono assai numerose. ¬†
Secondo il cronista Anello Oliva, l’Inca Sinchi Rocca ordin√≤ agli Uros

“che sono persone grossolane e pigre: ¬† ciascuno di loro dia al mese come tassa un ¬† tubo riempito di pidocchi ¬† al fine che nessuno sia ozioso‚ÄĚ

 Durante la dominazione Inca, furono costretti a lasciare le loro isole   di totora ed andare ad abitare nei villaggi vicini.
¬†L’esperienza fu un fallimento e dietro ¬† i lamenti dagli abitanti dei villaggi che li accusavano di rubare e di depredare, gli Uros furono costretti a ritornare sul lago e furono minacciati di morte nel caso ¬†in cui essi se ne fossero allontanati. ¬†

¬†Durante l’epoca coloniale ¬† gli Uros ¬† non furono considerati meglio.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬†Erano cos√¨ ¬† ‚Äúlenti‚ÄĚ, per le esigenze europee, che furono ‚Äúesentati‚ÄĚ, nel 1577, dal lavoro forzato nelle miniere d’argento di Potos√¨, ma furono ¬† obbligati a mettersi al servizio degli spagnoli ¬† di passaggio.
Si rivoltarono nel 1632, ma vinti  da Rodrigo di Castro, essi dovettero lasciare le loro isole di totora e stabilirsi sulla costa. Alcuni ritornarono poi a popolare il lago, altri si mescolarono alla comunità   Aymara. Gli abitanti delle isole fluttuanti sono oggi degli Aymara, e qualche discendente degli Uros può trovarsi solo incrociato con essi.  
Queste furono le cause per cui il gruppo etnico degli Uros si estinse: ¬†per deportazioni forzate, ¬† con l’incrocio ¬† della razza, e l’abbandono dalla lingua. ¬†

Sembra quasi di sprofondare nell’acqua camminando ¬†su queste specie di piattaforme mobili, in cui la totora fresca ¬†viene continuamente aggiunta a quella ormai in putrefazione.

(pesce)

Le acque del lago, leggermente salate, sono pescosissime, ma nell’epoca moderna, il taglio delle canne di cui il pesce si ¬† nutriva, ¬†e ora usate per l’esportazione, ha impoverito le acque, e l’immissione ¬†delle trote ha provocato la regressione delle specie autoctone di cui si nutrivano gli indios del lago.
Mentre gli uomini pescano, alle donne è affidata la preparazione del pesce; carpe e pesci gatto che  vengono spaccati   in due, messi a seccare al sole e poi affumicati.  

Si dice che il pesce ¬†del lego Titicaca ¬† venisse cucinato per l’Inca , a ¬†Cuzco, il giorno dopo la cattura. Tre le due localit√† c’erano ben 225 Km.
Il pesce veniva trasportato dagli uomini staffetta, corrieri ben allenati, che riuscivano a percorrere 240 Km. al giorno. Ogni giovane giungeva stremato dopo dieci minuti di corsa, passava il pesce al compagno in attesa e raggiungeva poi la stazione di posta pi√Ļ vicina per rifocillarsi.
Anche gli uccelli, cacciati sul lago, vengono trattati alla stessa maniera dei pesci: tagliati in due parti messi a seccare   al sole.

Isola Taquila
Per√Ļ

 

A diciannove miglia nautiche dal porto di Puno vi √® una delle isole pi√Ļ stupende ed interessanti, sia per il paesaggio che per i costumi dei suoi abitanti anche se qui le difficolt√† di movimento dei quattromila metri di altezza si fa pi√Ļ pressante che altrove a causa della natura collinare del luogo che ci obbliga a salire e scendere. Essa √® abitata da circa ¬† seicentocinquanta persone che vivono d’agricoltura e d’artigianato di cui il lavoro a maglia, soprattutto berretti, √® un’occupazione tipicamente maschile.
Oltre all’atmosfera di pace √® stato interessante per noi vedere i rapporti che regolano la comunit√†: rapporti improntati su una base estremamente comunitaria e paternalistica. ¬†
Nel pomeriggio, nella piazza, avviene la distribuzione delle caramelle fatta dal ‚Äúcapo‚ÄĚ dell’isola, a tutta la popolazione sia maschile che femminile, dopo un preventivo richiamo col fischietto. A coloro che lavorano sar√† il capo stesso a portare le caramelle.
L’isola di Taquila √® un piccolo conservatorio delle tradizioni delle genti del lago dedite, come del resto tutte le altre genti dell’isola e della costa, alle pratiche magiche destinate ad assicurare il dominio dei fenomeni naturali ¬† legati alla vita agricola. ¬†

Uno dei rari incontri con la religione cattolica qui avviene soltanto il 25 luglio, giorno di San Giacomo, quando il curato dell’isola viene a celebrare i matrimoni ed i battesimi dell’anno.
In questo momento sulla cima dell’isola di Taquila ci viene alla mente un’antica preghiera popolare dedicata al Dio Sole:
 

‚ÄúO Creatore! Che i sudditi dell’Inca, i popoli che gli sono sottomessi e i suoi servitori siano in sicurezza e in pace sotto il regno di tuo figlio, l’Inca che ci hai dato per sovrano, finch√© dura il suo regno, che essi si moltiplichino e che ¬† restino salvi, che sia per essi un’epoca di prosperit√†, che tutto cresca, i campi, gli uomini e il bestiame, e conservi sempre in mano tua il monarca al quale hai dato vita, o Creatore‚ÄĚ.

Quando la bufera sferza il lago ¬† e il vento gelido imperversa su tutto l’altopiano, l’acqua diviene grigia e torbida.
Nelle giornate chiare il lago può sembrare mediterraneo, le sue acque azzurre che riflettono il cielo limpido rimangono tuttavia sempre gelate e questa è forse la ragione per cui gli abitanti solo raramente sanno nuotare.
Sopra le ripide terrazze, dell’isola di Titicaca, le pecore pascolano fra le piante di eucalipto importate dall’Europa.
Qui gli abitanti dell’impero Inca credevano che fosse la residenza principale del Dio supremo ¬† Virococha.
Secondo una leggenda, il Dio era uscito dal lago per creare il mondo e gli uomini, e   in seguito per punirli col diluvio universale.
Prima dell’arrivo degli incas gli abitanti adoravano una roccia sacra, chiamata Titicaca o Titicala, presso la quale fu poi costruito un tempio dedicato al Dio Sole. ¬†

Dal Per√Ļ alla Bolivia
Copacabana
Bolivia

Dal punto pi√Ļ alto della penisola di Copacabana, nel logo di pellegrinaggio pi√Ļ importante della ¬† Bolivia, l’antico Dio Sole ed il Dio del cristianesimo s’incontrano e si fondano in quell’amalgama cos√¨ presente nella realt√† religiosa degli indios di oggi.
Fra le croci del Calvario e sotto lo sguardo della Vergine si celebrano riti religiosi, cristiani e pagani, anche se questi ultimi prevalgono su i primi.  

Fra coriandoli, stelle filanti, ed un oggetto che materializza la grazia che desiderano, gli indios chiedono favori alla Vergine ed alla Pacha-mama: la Madre Terra; ad essa versano per prima i contributo di birra , poi alle acque del lago ed infine brindano a se stessi: la Madonna e la madre terra sono una cosa sola.  

Gli indios acquistano gli oggetti che simboleggiano le richieste fatte alla Vergine: automobili, denaro, case e altri beni materiali, dopo di che stipulano un contratto in cui è stabilito per iscritto sia il favore desiderato sia la somma che verrà versata se la grazia sarà elargita. Di questa cifra ne verrà versata subito una metà ed il saldo avverrà fra un anno ma solo se la grazia verrà   esaudita.  

(Inizio commento su indios che lascia una pietra appoggiata sulle pietre del Calvario)  

L’uso di lasciare una pietra sulla sommit√† della Via Crucis, ai piedi delle croci, ha un’antica origine pagana e viene ancora oggi ripetuto in cima ad ogni passo montano per devozione verso gli elementi della natura. ¬†

(Inizio commento con immagini dall’alto della basilica) ¬†

Il centro pi√Ļ importante del pellegrinaggio si trova per√≤ nella basilica dove si conserva la statua in legno della Vergine di Copacabana scolpita nel 1583 ¬† da Francisco Tito Yupanqui, nipote dell’inca Huayna C√†pac.
 La basilica attuale, costruita per volere del Vicerè conte di Lemos, sostituisce una modesta cappella che si era sovrapposta ad un tempio incaico.  

(Inizio commento sulle ultime sequenze delle donne che spazzano)

Anche qui, come alla sommità del Calvario, coriandoli, stelle filanti ed altri oggetti di carta colorata, per noi di uso solo carnevalesco, insieme alle candele e ad ogni sorta di souvenir comune ad ogni santuario europeo, si confondono e si fondono in una girandola di colori.  

Nelle diverse culture gli interrogativi e la ricerca del soprannaturale non hanno poi quei confini netti, ma ci accomunano in una stessa umanità in ogni spazio ed in ogni tempo.  

Vincenzo Moneta
Via G.B. Giorgini, 195/B – San Vito
55100 – Lucca – cell. 3494640184 – 0583999358
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1 commento

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 24 Agosto 2009 @ 16:09

    Con la consueta capacit√† espositiva, ancora una volta ci viene offerta una chiara, precisa, ben documentata panoramica, che accomuna terre e genti di grande interesse. Alla bellezza ed alla particolarit√† dei luoghi, si aggiungono, puntuali, tradizioni, costumi, usi, riti religiosi, attivit√† e storia, in un quadro di sicuro fascino ed indiscusso effetto. L’insieme pare avvolto in un alone senza tempo, ma pur cos√¨ vivo e ben definito.
    E, sinceramente, vien voglia di viaggiare, di vedere, di scoprire, di assaporare√Ę‚ā¨¬¶
    Gian Gabriele Benedetti

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