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LETTERATURA: Scrittori Lucchesi: Vincenzo Pardini: “Il Postale” – Fandango

23 Gennaio 2013

di Marino Magliani
(dal “Corriere Nazionale”)

«C’erano giorni in cui Porta Giannotti l’affollavano più che mai le diligenze: accadeva quando ai postali di linea s’aggiungevano i privati, provenienti dai paesi per il trasporto di persone o il carico di merce: le levate di sale e tabacchi per gli appalti, la consegna di qualche cassa da morto che veniva sistemata sull’imperiale… ». Porta Giannotti è a Lucca, la città dalle mura ancora intatte e percorribili. Dicono che una città che ha conservato bene le sue pietre, merita un grande narratore.
Lucca – ma lo sa, Lucca o è distratta? – può contare su un narratore di razza del calibro di Vincenzo Pardini. Il rumore che sentirete leggendo Il Postale (Fandango, 2012, euro 15) sarà quello degli zoccoli sulla pietra e sulla terra battuta. Il ritmo quello di un purosangue. Galoppo e trotto, potente, elegante e sicuro, attraverso sterrati che si allontanano dalla città per le vallate che l’autore conosce a occhi stretti, e poi per terre di trincea, il suo cavallo ha negli occhi e nel manto la luce che Frans Hals ha usato per i Reggenti di Haarlem. È luce che accende il buio, poi, nelle stalle e nelle case è il lume di candela dell’attacco di Casa d’altri. È il miracolo della notte viola degli autunni che Silvio D’Arzo ci ha raccontato. È letteratura la loro. Il cavallo si chiama Balio, di pelo nero, muscoli eccezionali, fedele e solitario, attraversa l’ultima epoca dei trasporti romantici. Farà grandi incontri. Autore che come nessun altro sa raccontare animali, mondi scomparsi, epici, senza dimenticare la selvaggia bestialità degli umani. Per Pardini si tratta del terzo libro pubblicato nella raffinata collana Galleria Fandango, e in un certo senso sembra chiudere una trilogia composta da due libri di racconti, Banda randagia e Il viaggio dell’orsa, col primo che aveva per racconti perfetti il viaggio infernale e straniante di un treno, e il percorso periferico di una banda di cani, e il secondo il viaggio appunto di Orsa. Un po’ come se il collante fosse sempre il viaggio, vien da pensare, quello degli asfalti e degli sterrati che ci fanno sentire odori di muschio e corteccia, odori che restano nella notte, come la scrittura di Pardini.


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Bart